19.03.2023 – 08:44- Si è svolta nella mattinata di ieri presso l’ufficio elettorale dell’esponente di Fratelli d’Italia Trieste, Fabio Scoccimarro, sito in Corso Italia 4, l’incontro organizzato da Konsumer Trieste con il presidente di Confindustria Venezia-Giulia, Michelangelo Agrusti, il presidente della Commissione Lavoro della Camera dei deputati, Walter Rizzetto, l’assessore uscente della Giunta Fedriga, Fabio Scoccimarro ed il segretario generale Fvg Cisl, Alberto Monticco. La reindustrializzazione del SIN di Trieste e più in generale il tema del lavoro, ma anche energia e sostenibilità ambientale, sono stati gli argomenti approfonditi al tavolo. “Se vogliamo parlare di reindustrializzazione non possiamo pensare di farlo senza parlare di energia – ha introdotto l’avvocato Augusto Truzzi, referente locale dell’associazione di consumatori -. Bene ha fatto la Regione in questo senso con i bandi per le imprese (55 milioni), come sarà necessario favorire tramite le proprie finanziarie l’industrializzazione e quindi creare nuovi posti di lavoro”.
SIN: “Non si può parlare del futuro di Trieste senza una parte fondamentale come quella dell’industria” ha sottolineato il moderatore Giraldi passando la parola a Scoccimarro: “Stiamo andando avanti con la riperimetrazione del SIN di Trieste e faciliteremo nuovi insediamenti produttivi: rendendo le aree sito di interesse regionale abbiamo sburocratizzato gli iter e agevolato nuovi posti di lavoro – ha sottolineato l’assessore della Giunta Fedriga e candidato alle prossime regionali per Fratelli d’Italia -. Il nostro fiore all’occhiello è senz’altro la riconversione della Ferriera (citata come buona pratica anche dal ministro Urso), in cui abbiamo preso un ecomostro trasformandolo in industria verde e parallelamente sviluppando la logistica, senza perdere un solo posto di lavoro. Investiremo ancora sul settore energetico per garantire competitività alle nostre imprese rispetto a chi oggi produce a costi inferiori, senza però che vi siano tagli sulla forza lavoro o sullo sfruttamento dello stesso, perché è da sempre stato questo il nostro obiettivo: creare terreno fertile per nuovi insediamenti e creare nuovi posti di lavoro per i nostri cittadini”.
INDUSTRIA: “Non si può vivere di solo turismo” è stata la ‘provocazione’ di Giraldi per il presidente di Confindustria Alto Adriatico Michelangelo Agrusti che ha spiegato di “essere venuto volentieri da Scoccimarro perché lui ha saputo coniugare la sostenibilità ambientale con quelle dell’industria e dell’occupazione, perché esiste una sorta di religione ambientalista che si era sovrapposta a tutte le altre fedi”. “Trieste è diventata il traino di questa Regione – ha confermato Agrusti -, non è più solo la capitale dei palazzi del potere, ma anche il motore economico. Dobbiamo conservare gli insediamenti industriali a Trieste e immaginare la new economy. Il Porto è industria, ma è solo un tubo dove si passa. Per far diventare il porto di Trieste uno dei due porti d’Europa, vanno costruite le infrastrutture e creare le connessioni, far insediare nuove imprese, ma capire quali in particolare, sfruttando evidentemente anche l’extradoganalità del Porto”.
WARTSILA: “Oggi difendiamo la Wartsila, l’industria, non l’industriale. La prossima settimana molto probabilmente chiuderemo positivamente crisi, senza perdere lavoratori, che in parte sono già stati assorbiti”. Lo ha dichiarato il presidente Agrusti, seguito poi dal presidente della Commissione Lavoro pubblico e privato Walter Rizzetto che ha ribadito il concetto “noi difendiamo l’industria, non l’industriale, perché dobbiamo capire che certi asset sono strategici per il nostro Paese e si tutelano 300 lavoratori e le loro famiglie, con tutto il tessuto sociale interno”. Entrambi hanno poi confermato il “cauto ottimismo per quanto avverrà prossima settimana”, senza rivelare nomi e strategie. Alberto Monticco, segretario generale Cisl FVG , da parte sua ha ripreso le parole di Agrusti “è vero che non perderemo i lavoratori della Wartsila, abbiamo però sbagliato una cosa, dovevamo ancorarla al territorio e al nostro Paese. Ancora oggi quel motore è il migliore, ma il marchio ormai è andato via, per creare un nuovo prototipo servono 6/7 anni che poi dovrà essere appena commercializzato. Attenzione, perché gli stressi problemi potremmo averli con Fincantieri”.
IL SINDACATO: “Vanno fatte scelte strategiche, demografiche, energetiche – ha quindi ribadito Monticco -. Non abbiamo perso posti di lavoro in Wartsila né in Ferriera, ma dobbiamo capire dove sono andati. Oggi inoltre, non c’è problema del salario minimo né della settimana corta, ma un problema di flessibilità”. “Se Trieste sarà un hub europeo, dobbiamo capire le necessità infrastrutturali, gli sviluppi dell’aeroporto, perché non prevederlo come scalo merci?”, ha chiesto il segretario Cisli: “Qual è il disegno complessivo? Il porto si è industria, soprattutto per Trieste, ma stiamo attenti alla perché se faccio solo un ‘passaggio’ per gli sgravi fiscali senza creare occupazione di alto profilo né produzione, c’è il rischio che poi l’azienda di turno trovi terreno fertile altrove”.
DELOCALIZZAZIONI E FORMAZIONE: Sul rischio di delocalizzazione è quindi intervenuto l’onorevole Rizzetto: “Nel nostro paese serve una legge antidelocalizzazioni, perché non vanno più dall’altra parte del mondo, vanno in paesi vicino a noi, dove trovano meno burocrazia e costo del lavoro minore, dove forse la formazione inizia a essere quasi equivalente o superiore rispetto alla nostra. È stato demonizzato il contratto a tempo determinato (decreto dignità) che ha indotto a cambi di interi bracci d’azienda allo scadere dei contratti, magari passando al lavoro somministrato, anche sottopagato. Dobbiamo mostrare i muscoli”. “Sull’industria serve riqualificare oggi, in maniera imponente, il mercato del lavoro formando le persone che oggi non lavorano in assistenza, deve essere obbligata a formarsi – ha ribadito Rizzetto -. Il mercato danese investe il 2% stabilmente nella formazione e il lavoratore danese cambia lavoro ogni 7 anni. Pensiamo che oggi non esiste lo smartworking, esiste una sorta di telelavoro, ma tra 20 anni i nostri figli entrando in un mondo del lavoro totalmente differente, non basato sulle ore ma sugli obiettivi. Per questo anche ritengo la settimana corta, in particolare in alcune aree con alti tassi di disoccupazione, la soluzione sbagliata”.
[c.s.]


