Economia, i limiti del PIL e il Genuine Progress Indicator

06.02.2023 – 08.00 – Il Prodotto Interno Lordo (PIL) di un Paese è una conosciuta grandezza macro-economica aggregata la cui espressione indica il valore di mercato complessivo dei beni e servizi prodotti all’interno del Paese in un determinato arco temporale che, normalmente, coincide con l’anno solare. La locuzione “Interno” significa che esso viene calcolato su tutti i beni e i servizi prodotti all’interno di un Paese, prescindendo dalla cittadinanza dei produttori ma facendo unicamente riferimento alla loro ubicazione sul territorio di uno Stato. Esso conteggia solamente i beni e i servizi destinati ai consumatori finali e nel computo vengono pertanto esclusi i cosiddetti consumi intermedi, vale a dire il valore dei beni e servizi consumati e trasformati entro i processi produttivi. Il PIL, analizzato nei suoi continui incrementi e decrementi, viene costantemente utilizzato come indicatore della ricchezza di un Paese.

Tuttavia esso presenta degli evidenti limiti, noti agli addetti ai lavori, da non trascurare assolutamente. Non ci stiamo qui riferendo, esclusivamente, ai limiti evidenziati oltre cinquanta anni fa da Robert Kennedy in un celebre discorso tenuto presso l’Università del Kansas, nel marzo del 1968. Come è noto, in tale discorso il senatore democratico sosteneva che non è possibile misurare i successi e i progressi di un Paese sulla base del Prodotto Interno Lordo in quanto esso comprende anche, tra le altre cose, l’inquinamento dell’aria, la pubblicità delle sigarette, le serrature speciali per le porte delle case e le prigioni per coloro che cercano di violarle; esso cresce con la produzione di napalm, missili e testate nucleari e non tiene invece conto della salute delle famiglie, della qualità della loro educazione, della gioia dei loro momenti di svago; non comprende la bellezza della poesia, la solidità dei valori familiari, l’onestà dei pubblici dipendenti, la giustizia nei tribunali.

Il limite maggiore del PIL va ricercato, dunque, nel fatto che tale indicatore considera tutte le transazioni come positive, impedendo in tal modo una scissione in grado di distinguere le componenti di spesa derivanti da azioni criminose, inquinamento, catastrofi naturali. Il PIL così calcolato risulta gonfiato, può perdere una parte consistente della sua significatività e può generare falsi ottimismi tali da indurre a una visione alterata della situazione reale. Ecco perché diversi studiosi hanno elaborato un altro indicatore in grado di fornire un’interpretazione più veritiera e concreta dell’evoluzione della ricchezza di un Paese. Si tratta del cosiddetto GPI (Genuine Progress Indicator) che distingue le spese in due categorie: quelle con valenza positiva, riferite a un effettivo incremento del benessere, e quelle con valenza negativa, generate da fenomeni quali criminalità, catastrofi naturali, inquinamento. Oggi il GPI viene calcolato da molti Paesi, i quali affiancano tale valore al PIL al fine di elaborare una concezione completa e sincera della propria realtà economica e sociale.

(Federico BarcheriniConsulente di management, temporary manager)

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