Sciopero benzinai, dopo la tregua si rianima la protesta a causa del “prezzo medio”

16.01.2023 – 10:20 – Con il primo gennaio 2023 i prezzi dei carburanti calmierati (con sconti di 30 e 18 centesimi) dal precedente Governo Draghi sono tornati a salire riportando i costi di benzina e diesel ai valori di primavera ed estate 2022 ovvero “gonfiati” dalle speculazioni sorte in seguito all’inasprirsi del conflitto russo-ucraino. Terminato lo sconto nazionale, il quale è rimasto in vigore fino al 31 dicembre 2022, il nuovo Governo Meloni ha preferito tagliare di un punto le tasse sul lavoro piuttosto che le accise per altri quattro mesi. “Se il prezzo sale oltre una determinata soglia, quello che lo Stato incassa in più di Iva verrà utilizzato per abbassare il prezzo dei carburanti” – ha spiegato la Premier Meloni cercando di placare la tensione salita alle stelle dopo le misure decise dall’esecutivo contro i rincari. Ad ogni modo, la suddetta azione di Governo non è stata gradita da tutti i gestori delle stazioni di servizio del nostro Paese. Per far sentire la propria voce in merito alla situazione venuta a crearsi in queste prime due settimane del nuovo anno, i benzinai hanno infatti indetto uno sciopero di 48 ore per le giornate del 25 e del 26 gennaio, con tanto presidio sotto Palazzo Montecitorio, sede della Camera dei Deputati e del Parlamento. “L’obiettivo – hanno spiegato in una nota – è quello di porre fine a questa ondata di fango contro una categoria di onesti lavoratori e cercare di ristabilire la verità”, – hanno spiegato in maniera congiunta le sigle Faib-Confesercenti, Fegica, Figisc-Confcommercio, le quali accusano il Governo di aumentare il prezzo dei carburanti, scaricando “la responsabilità sui gestori”. Secondo Meloni, “la gran parte dei gestori si sta comportando con grande responsabilità e forse proprio a loro tutela occorre individuare chi non dovesse avere la stessa responsabilità. Però voglio dire che occorre anche mettere la categoria al riparo da certe mistificazioni, perché quando si parla per settimana del prezzo della benzina a 2,50 €, mentre il prezzo medio della benzina è 1,80 €, diciamo che non aiuta”.

Le misure adottate sono contro i fenomeni speculativi e “quindi a tutela dei distributori” – ha spiegato il Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Giovanbattista Fazzolari. “Non c’è nessuna ondata di fango nei confronti dei titolari delle pompe di benzina e del settore”, – ha dichiarato il Sottosegretario Alfredo Mantovano, il quale aveva annunciato la decisione di convocare un incontro con i sindacati del settore. “Per ascoltare le loro ragioni e confrontarle con le misure che il Governo intende adottare e ha adottato”, – ha spiegato Mantovano che sarebbe stato al tavolo insieme ai ministri Giorgetti e Urso.

Dopo il vertice svoltosi a Palazzo Chigi nella mattinata dello scorso 13 Gennaio, il Governo era riuscito ad ottenere il congelamento dello sciopero dei benzinai i quali, ad ogni modo, erano rimasti in attesa di vedere ripubblicato in Gazzetta Ufficiale il testo con la riformulazione del decreto sulla trasparenza dei prezzi dei carburanti prima della nuova riunione con il Governo calendarizzata per domani, Martedì 17 Gennaio. A quel punto, se ciò sarà soddisfacente per la categoria, dovrebbe arrivare la revoca ufficiale dello sciopero. La tregua, tuttavia, sarebbe terminata antetempo poichè, secondo quanto emerso sulle colonne del Corriere della Sera, i gestori delle stazioni di servizio non sarebbero d’accordo con l’imposizione governativa di esporre accanto ai listini del servito un cartello con i prezzi medi regionali, pena fino a 6.000 euro di multa e, in caso di recidiva, la sospensione dell’attività fino a 90 giorni.

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