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domenica, 25 Settembre 2022

La storia della prima infermiera di Trieste: Teresa Petronio

17.09.2022 – 07.01 – Scendendo dall’autobus 9, alla fermata presso via Domenico Rossetti, non distanti dal Giardino Pubblico, il visitatore s’imbatte ad uno primo sguardo in una sala slot machine, scintillante di giochi d’azzardo; ma aguzzando la vista è possibile scorgere all’ingresso una targa di pietra dove si commemora Albert de Brosenbach. Scrittore triestino di metà novecento in ambito favolistico, Brosenbach scriveva un tempo nello storico caffè Milano, dove oggigiorno invece c’è la sala giochi. Oggidì Brosenbach è dimenticato, il caffè pure, ma la targa rimane. Ma se è normale che i letterati e il caffè che trangugiavano sopravvivano nel marmo, meno consueta è un’altra targa di pietra, collocata all’interno dello storico ospedale Maggiore. Salendo al secondo piano – ma vi suggeriamo di farlo solo per motivi medici e non per turismo… ospedaliero – è possibile leggere una targa commemorativa che recita: “A memoria perenne di Teresa Petronio – dal 1886 al 1921 – infermiera del VII Reparto – benedetta dagli infermi – amata dai superiori – Il Municipio della città pose“.
Chi era Teresa Petronio? Sappiamo che fu la prima infermiera di Trieste a svolgere un lavoro tanto esemplare, tanto lodevole da ricevere l’imprimatur nella pietra. Il 1886 segnala la data di inizio servizio, mentre il 1921 probabilmente la morte; le targhe commemorative sono sempre post mortem, a meno di scadere nell’autocelebrazione.
Petronio dunque lavorò quale infermiera a cavallo del secolo, quando il sistema ospedaliero triestino entrava in una fase di modernizzazione guidata dai progressi in Germania, a propria volta mediati dall’Austria. Tra il 1989-90, con quei curiosi fenomeni di mass mediatici dell’età moderna, i triestini s’interessarono grandemente a chi fosse Teresa Petronio, affascinati dall’anonimato di questa misteriosa infermiera. Le ricerche d’archivio hanno però trovato solo sparute tracce di Teresa Petronio.
In sintesi sappiamo che l’infermiera nacque nel 1852, ma non a Trieste, altrimenti ne avremmo trovato menzione all’Ufficio Anagrafico. È poi noto che contrasse matrimonio ed ebbe un figlio. Aveva 34 anni quando prese servizio presso il VII reparto (1886) sezione uomini, reparto dermosifilopatico. In altre voci è menzionato il reparto chirurgico, ma è probabile che si tratti di una vecchia attribuzione. La Petronio pertanto lavorava a contatto con pazienti con malattie cutanee o veneree; in particolare la sifilide, marcescente morbo che flagellava i corpi d’allora. Il primario era il dott. Nicolich, dell’omonima famiglia serba triestina; grande figura di medico triestino ottocentesco. Nicolich la difese per un caso di controversia, sottolineandone il buon operato alla direzione sanitaria; ma non sappiamo di quale caso si trattasse. Infine la morte, all’età di 69 anni, nel 1921.

L’ospedale Maggiore, presumo tra fine ‘800 e inizio ‘900, foto dal volume “L’assistenza infermieristica a Trieste fra passato e presente”

Si tratta del primo nome di infermiere triestino? Se consideriamo il genere femminile, sembra di sì; se consideriamo quello maschile il primo fu Elio Treves. Personaggio allegro, profondo conoscitore del corpo umano, ma alquanto istrionico, Treves ci ha lasciato un’opera autobiografica, dove egli stesso descrive il perché della professione infermieristica:

“Come  il poeta, così anche l’infermiere deve essere nato tale, ed a me par proprio d’esser nato col bernoccolo dell’infermeria, per cui a questa giurai di consacrarmi anima e corpo. Fu così che un giorno del 1885 ebbi l’idea di istituire un’infermeria che avesse come scopo di prestare i primi soccorsi alle persone che venissero colpite d’improvviso di qualche malore, e nel medesimo tempo fornisce persone idonee a prestare ufficio d’infermieri nelle cose in cui quelle venissero chiamate”

Treves inizialmente era un infermiere che si recava dai malati in casa quando il medico non era disponibile e/o non aveva il tempo per occuparsi del paziente; il ruolo era anche sociale, perchè Treves veniva spesso chiamato per calmare persone con disturbi psichiatrici. Deriva da questo personaggio l’espressione dialettale “Ocio, ciamo treves“, oggigiorno scomparsa. Treves svolgeva questo lavoro in solitaria, ma dal 1886 iniziò a formare le prime infermiere che lo affiancassero. Viene considerato in tal senso il fondatore della prima cooperativa infermieristica a Trieste. Non era un servizio professionale, né lo possiamo comparare con la scuola per infermiere di Giulio Ascoli. Tuttavia, considerando come i medici all’epoca privilegiassero la classe borghese, era un servizio importante.
Treves era amato dal popolino e riceveva spesso le visite di pazienti guariti dall’alcolismo o dai propri disturbi psichici (i pazzerelli). Le infermiere di Treves, a propria volta, pagarono il prezzo più alto della propria professione durante l’ultima epidemia di colera del 1886, curando pazienti che i medici rifiutavano di visitare appartenendo alle classi umili.

Fonti: Annate sparse de Il Lanternino: bimestrale di storia della medicina e medicina sociale
Natalia Rosignoli Jerman, L’assistenza infermieristica a Trieste fra passato e presente, Walter grandis Editore, 1990

[z.s.]

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Zeno Saracinohttps://www.triesteallnews.it
Giornalista pubblicista. Blog personale: https://zenosaracino.blogspot.com/

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