31.08.2022 – 09.38 – La storia della Grotta Gigante non è solo la storia di una delle sale naturali più grandi al mondo (Guinness dei Primati del 1995), ma indirettamente è anche la storia della trasformazione turistica delle grotte, della loro metamorfosi dall’essere destinazione di specialisti ed eruditi a luogo di visita dei cittadini. Briška jama non a caso era la seconda grotta più importante del Carso triestino, prima che con la Seconda Guerra Mondiale le Grotte di Postumia divenissero appannaggio della Jugoslavia e successivamente della Slovenia, alimentando pertanto una competizione “grottista”. La Grotta Gigante venne così promossa quale prima cavità più importante del Carso italiano.
La Grotta Gigante era però già conosciuta nel Neolitico, quando intorno all’VIII millennio a.C. tribù umane utilizzavano l’ingresso Alto, allo stadio attuale l’uscita turistica.
Verso il 1840 Anton Frederick Lindner iniziò la prima discesa nella Grotta Gigante, calandosi con una corda fino al fondo della Grande Caverna alla ricerca del fiume sotterraneo Timavo. L’esigenza era di carattere pratico, Trieste era (e rimarrà fino al ‘900) una città che soffriva la carenza idrica. Non a caso alcune, avventurose, esplorazioni continuarono grazie agli ingegneri della ferrovia Trieste-Vienna, responsabili dell’acquedotto Aurisina.
Il Club Touristi Triestini, nel 1890, continuò l’esplorazione scoprendo un secondo ingresso e completando, ad opera di Giovanni Andrea Perko, una prima rilevazione completa della grotta (1897). Fu proprio il Club Touristi Triestini ad escogitare la prima fruizione turistica della Grotta, con la realizzazione di un percorso imperniato sul terzo ingresso, tutt’oggi utilizzato dai visitatori. Venne creata, nell’arco di un triennio, una monumentale scalinata a rampe, dissanguando le esigue risorse dell’associazione triestina. Il 5 luglio 1908 migliaia di candele, fanali e fiaccole illuminarono la sala naturale della Grotta, con la discesa al suono del Sigfrido di Wagner d’un monumentale lampadario a 100 fiamme.
Il Club Touristi Triestini, essendo tradizionalmente filoasburgico, ebbe vita difficile nel primo dopoguerra: la sua eredità venne infatti raccolta – anche se sarebbe maggiormente corretto scrivere appropriata con la forza – dalla rivale irredentista La Società Alpina delle Giulie (1922).
Nel 1949, a seguito dei capovolgimenti novecenteschi, la Commissione Grotte Eugenio Boegan iniziò un lento lavoro di ri-valorizzazione della Grotta Gigante, recuperando l’eredità del Club Touristi; nel ’57 venne inserito il primo impianto elettrico per illuminare la volta e nel ’70 si ideò il sentiero di risalita opposto alla discesa turistica che venne realizzato nell’arco di vent’anni, con la conclusione appena nel ’91-’96. Oggigiorno la Grotta Gigante è un importante luogo non solo naturalistico, quanto storico: una storia di stalattiti, stalagmiti, ma anche e soprattutto degli uomini che le scoprirono al bagliore di candele e fanali nell’arco di due secoli di avventurose esplorazioni.
[z.s.]


