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sabato, 26 Novembre 2022

Wärtsilä, oggi la partita si sposta a Roma

27.07.2022 – 13.18 – “Noi iniziamo la trattativa con Wärtsilä a una condizione: che venga immediatamente ritirata la procedura di fermo della produzione”. Queste le premesse nel giorno dell’appuntamento con il mise per discutere del particolare caso di delocalizzazione decisa dal gruppo finlandese Wärtsilä. Preoccupano gli esuberi, preoccupa la deindustrializzazione dell’intero capoluogo giuliano (già orfano di Colombin ed ex Principe) e, ora, preoccupa anche la concomitanza con la crisi di Governo, che limita il lavoro dei ministri al disbrigo degli affari correnti. Istituzioni e sindacati procedono però compatti, forti della convinzione d’essere nel giusto. È lo stesso presidente della regione, Massimiliano Fedriga, a denunciare a gran voce quelle che vengono definite “menzogne”, propinate dall’azienda a lavoratori e istituzioni senza discriminazione. Una scelta che non ci si riesce a spiegare per tanti motivi: l’utilizzo di fondi pubblici, la richiesta di poter accedere ai finanziamenti nell’ambito del Pnrr e, poi, l’abbandono del più grande cliente di Wärtsilä: Fincantieri. E risuona forte il disappunto del primo complesso cantieristico al mondo. Il nuovo ad, Gianroberto Folgiero, aveva avvertito: in questo modo potrebbero interrompersi le collaborazioni strategiche per l’innovazione di prodotto su motori green con la Wärtsilä; non sarebbe proprio possibile continuare la partnership con il gruppo. Gli fa eco MSC: la chiusura della linea produttiva del colosso Wärtsilä a Trieste ha infatti generato preoccupazioni anche nel settore delle crociere. Pierfrancesco Vago, Executive Chairman della divisione crociere, ha condiviso le perplessità dell’ad di Fincantieri circa le possibili conseguenze per la cantieristica italiana.

Sindacati, lavoratori e anche ex dirigenti sono però concordi: non la si può chiamare una doccia fredda. E chi non l’aveva capito non ha voluto vedere. Chi Wärtsilä la conosce bene sa non solo dell’andamento altalenante del polo di San Dorligo, ma conosce anche l’inizio del declino. “Noi della CISL predicavamo nel deserto” fanno sapere. La sigla aveva intuito che dietro gli alti e bassi dell’azienda si potesse nascondere qualcosa, anche questa volta i vertici del gruppo avevano negato fino all’ultimo. Se non altro, commentano ancora da FIM-CISL, la politica si è schierata dal giusto lato e non ci si aspetta altro se non un atteggiamento aderente alle forti prese di posizione di questi giorni.
Una battaglia comune, condivisa da ogni sigla sindacale: Cgil, Cisl e Uil, Confsal, Filcams, Fisascat e Uiltucs, UGL e anche USB. Durissima quest’ultima, aveva chiesto un intervento di legge sanzionatorio nei confronti delle aziende che “tradiscono il mandato istituzionale e il patto sociale col territorio”. E tira fuori il tema della nazionalizzazione: “Serve ragionare nuovamente sulla nazionalizzazione di un asset strategico per la cantieristica e bisogna difendere non solo l’occupazione ma anche la nostra industria nazionale”.

La partita oggi si sposta a Roma. Con Fedriga e i sindacati ci sarà anche l’assessore Rosolen. Ma cosa aspettarsi dal tavolo di oggi? La risposta sta nella tutela dei lavoratori e delle loro famiglie “data da uno Stato che difende la propria dignità e non si riduce a un ruolo di vassallo”, ha detto Rosolen. “Oggi quello che ci aspettiamo più di tutto è un iniziativa forte del Governo per preservare i posti di lavoro e lo stabilimento”, ha fatto sapere l’Unione sindacale di base. “Chiediamo a tutti (i soggetti politici ndr) di essere conseguenti”, ha aggiunto FIM-CISL. E, nella peggiore delle ipotesi (ossia il mancato ritiro della procedura da parte del colosso motoristico), una reindustrializzazione del sito di San Dorligo.

mb.r

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