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mercoledì, 10 Agosto 2022

Perché così tante morti improvvise tra i giovani? La scienza medica s’interroga a Trieste

25.06.2022 – 08.30 – Il progressivo aumento delle morti cardiache in età giovanile, la cui attenzione sanitaria sul tema ha iniziato a muoversi nell’ultimo decennio, ancor prima del biennio Covid, e sul quale ancora non è stata trovata una reale soluzione, trova proprio a Trieste uno dei suoi luoghi di ricerca, personificata dal convegno in corso di svolgimento presso il Molo IV. Dal contenuto scientifico e accademico e pertanto rivolto agli esperti del settore, il convegno nondimeno vuole arrivare a conseguenze pratiche, attraverso quel sottotitolo “Convertire un’esperienza dolorosa in progetto di vita” che si distacca dall’elemento scientifico per abbracciare il campo umanistico.
Proprio un anno addietro infatti è stato inaugurato il Registro Regionale delle Morti Cardiache Improvvise in età giovanile del Friuli Venezia Giulia“, approvato con LR n. 26/2020, volto a promuovere lo studio di tutti quei decessi intervenuti in maniera improvvisa ed inattesa, in persone di età inferiore ai cinquant’anni, per i quali è possibile risalire con certezza alla causa di morte. Persiste infatti tutt’oggi “un atteggiamento di rassegnazione che, spesso, rifiuta il bisogno e il dovere di investigare le cause della morte”. Gianfranco Sinagra, Direttore DAI Cardiotoracovascolare ASUGI, ha osservato durante il preambolo che la tematica è trasversale, coinvolgendo infatti l’etica degli atti clinici, l’argomento della rianimazione cardiopolmonare in comunità e la tematica giudiziaria. Il registro non è certamente nuovo nella sua concezione generale, infatti era già presente nel Veneto, in Emilia-Romagna e in Toscana; tuttavia nel caso del Friuli Venezia Giulia è stato approvato durante una fase emergenziale quale il biennio Covid e si è caratterizzato sin dall’inizio da un’organizzazione stringente e accurata, con una collaborazione intensa tra i diversi settori ed ex province del FVG.
Sinagra ha ricordato particolarmente l’impegno a questo proposito di “un alto funzionario del FVG” recentemente scomparso, ovvero Alessia Clocchiatti che si era lungamente impegnata per l’istituzione del Registro. Si tratta infatti di uno strumento finanziato direttamente dalla Regione, con una legge ad hoc.
Se infatti nei paesi del nord Europa, ha osservato Sinagra, la soglia di sopravvivenza di chi soccombe a un arresto cardiaco in pubblico si aggira intorno al 20-40%, nel caso italiano si arresta a un 10-15%, nonostante oltre la metà (il 60%) dei casi di arresto cardiaco avvenga in presenza di un pubblico il quale tuttavia si limita a “testimoniare” il fatto e ad allertare il 118. Non è colpa del singolo cittadino, ma conseguenza reale di una mancata educazione nelle scuole; nei paesi nordici infatti già dalle scuole medie il giovane sa come e quando intervenire in caso d’infarto, onde limitare i danni. La presenza dei defibrillatori semiautomatici è inoltre diffusa e di facile utilizzo.

Il Magnifico Rettore dell’Università degli studi di Trieste (UNITS) Roberto Di Lenarda ha infatti ricordato che sono stati installati un gran numero di defibrillatori nell’intero Ateneo, lodando un sistema di ricerca che “sta crescendo, abbiamo reclutato eccellenti ricercatori e professori, significa che la collaborazione interdisciplinare e multidisciplinare è la strada da perseguire”. Il convegno coinvolge “un tema di nicchia, ma di straordinaria rilevanza politica, sociale e dalle grandi potenzialità di ricerca”.

Antonio Poggiana, Direttore Generale ASUGI, ha osservato come il congresso “metterà a confronto i professionisti della salute di fronte a un evento drammatico”, allineandosi con altre regioni italiane. L’istituzione del registro è stata una “grande dimostrazione di responsabilità del Friuli Venezia Giulia”, riunendo specialisti che vanno dai cardiologi, agli anatomopatologi, ai radiologi, agli anestesisti accomunati dalla volontà di avere “una massa di dati capace di aiutare la ricerca per una diagnosi precoce”. Un grande sforzo del mondo professionale, dove è emerso particolarmente il ruolo di ASUGI.

Il Procuratore della Repubblica di Trieste Antonio De Nicolo ha sottolineato con forza che “la giustizia ha un disperato bisogno di aiuto dalla scienza medica”, in quanto occorre una risposta alle tante famiglie, la cui naturale reazione “a fronte di un simile sconvolgimento” è di avere giustizia, “di trovare un colpevole per quella morte”. Serve pertanto “una risposta giudiziaria corretta“, nella consapevolezza che non sempre vi è una causa umana, anzi. In questo senso la scienza medica può offrire una risposta super partes, capace di spiegare quantomeno il perché scientifico.

Francesco Panteca, quale rappresentante del sindaco di Trieste Roberto Dipiazza e Presidente del Consiglio Comunale, ha infine recato i saluti del capoluogo, rilevando che “tanti cittadini nell’ultimo periodo si sono allontanati dalla parte sanitaria” mossi da sfiducia; mentre “questi convegni ci permettono di entrare nel merito, di credere maggiormente nella scienza e nelle sue possibilità”.
In tal senso Panteca ha calorosamente ingraziato l’organizzatore “per aver scelto Trieste quale sede del congresso. La città ne ha bisogno, anche per farsi conoscere: più ci facciamo conoscere, meglio è”.

[z.s.]

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Zeno Saracinohttps://www.triesteallnews.it
Giornalista pubblicista. Blog personale: https://zenosaracino.blogspot.com/

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