Il “lutto” dell’adolescenza: la seconda nascita. Telemaco risponde

01.06.2022 – 09.00 – Tutti abbiamo delle domande difficili, scomode da articolare, questioni che non sappiamo a chi porre, che non riusciamo a dire.
Telemaco risponde” è uno spazio in cui poterle mettere in parola, anonimamente, ricevendo una risposta cucita su misura.
È possibile contattare Telemaco Trieste, associazione formata da psicologhe e psicoterapeute che si occupa della clinica dell’infanzia e dell’adolescenza, all’indirizzo: [email protected]

Domanda: Buongiorno, sono Daniele, il papà di Matilde, una bellissima ragazza di 15 anni. Matilde è sempre stata una bambina felice, sorridente, brava a scuola, con molte amicizie e sempre piena di voglia di vivere. Il periodo del lockdown non è stato sicuramente un momento facile, ma non si è persa d’animo, ha continuato a giocare a pallavolo, perché faceva sport a livello agonistico e, quindi, c’è stata un po’ di normalità.
Quest’anno ha iniziato le superiori col suo solito entusiasmo, eppure qualcosa è successo e l’ha cambiata. È stato un anno molto difficile, le sono venuti degli attacchi d’ansia molto forti, soprattutto a scuola, ha iniziato ad uscire sempre meno con gli amici, ad isolarsi, a saltare la scuola. Ha lasciato la pallavolo. Quando le chiedo cosa c’è lei mi risponde a monosillabi e l’unica cosa che mi dice è “niente”. È cambiata, non è più sorridente e sembra sempre appesantita dalla vita. Ora la scuola sta finendo e, anche se a fatica, penso riuscirà a passare l’anno. Le sta tornando la voglia di uscire con le amiche e di vivere. Spesso mi chiedo cosa sia successo e cosa le stia succedendo e penso che dipenda tutto dalla scuola, ma è così difficile affrontarla? Grazie, un papà preoccupato.

Risponde Chiara Manzato per Telemaco Trieste: Buongiorno Daniele, la ringrazio molto per questa domanda che permette di approfondire un argomento molto delicato e molto attuale in questo momento. Lei vede in sua figlia Matilde un cambiamento che sancisce un prima, dove era una bambina felice, solare e piena di attività e di voglia di vivere e un dopo, caratterizzato da momenti di chiusura, isolamento sociale, ritiro scolastico ed episodi di ansia. Cosa sta succedendo a Matilde?
Partendo dal presupposto che ogni persona è diversa dalle altre e ciò che la spinge a comportarsi in un certo modo è sempre soggettivo, vorrei provare a tracciare delle linee comuni che ritrovo nella clinica.
L’adolescenza, momento che sta vivendo ora Matilde, viene definita come la seconda nascita ed è sempre attraversata da un lutto, narcisistico, come definisce Pietropolli Charmet, psichiatra e psicoterapeuta. È un lutto del bambino che l’adolescente è stato e non sarà più. Ciò che c’è all’orizzonte è un futuro oscuro, enigmatico, sconosciuto e a volte minaccioso, che può portare con sé insicurezza ed angoscia.
I ragazzi di adesso vivono in funzione dello sguardo dell’altro, ricercano uno sguardo che approvi ciò che fanno, ricercano un riconoscimento nell’altro necessario per sentire di avere un valore, di potercela fare. L’epoca in cui viviamo è definita come la società della prestazione dove tutto deve funzionare al massimo e bene.

I due volti di questa deriva prestazionale sono l’ansia e la depressione, caratterizzate da rifiuto e chiusura, dove si può osservare il ritiro, la regressione e l’isolamento. Lei mi descrive sua figlia come “appesantita dalla vita”, descrivendo uno dei tratti ricorrenti che si vedono ora in questi ragazzi: un “corpo spento”, ovvero ragazzi che camminano come se avessero perennemente un peso sulle spalle.
I sintomi di cui lei parla possono essere considerati dei “blocchi evolutivi”, in quanto mettono a confronto ciò che era conosciuto e sicuro e che si trovava nel paradiso infantile, e ciò che non si conosce, un futuro nuovo, misterioso e incerto. Come sarà questo futuro? Chi sono io? Come sarò nel mondo? Cosa posso mostrare di me agli altri? Queste sono solo alcune delle domande che si fa un adolescente in questo periodo. E capisce bene che è difficilissimo trovare delle risposte, dare un senso, in un periodo storico come quello in cui siamo immersi tutti noi.

Questi malesseri, questi dubbi ai quali non è facile dare un senso, come dice Matilde quando lei cerca di capire cosa ci sia che non va e le risponde “niente”, vengono evidenziati attraverso la scuola, le assenze continue e ripetute e la difficoltà nell’affrontare la quotidianità. Tuttavia questo è ciò che Matilde ha deciso di mostrare, ma dietro c’è un mondo sommerso. Come fare a sostenerla in questo momento di passaggio? Come sostenerla sapendo che si trova alle prese con tutto ciò, con il dolore, con la sensazione di inadeguatezza, col sentirsi fallibile? È importante accorgersi di questa fatica e non minimizzarla o ridurla solo a ciò che si vede, e poi è importante essere testimoni del fallimento come qualcosa di inevitabile e sostenibile. Prendo a prestito le parole della collega Anna Cicogna che parlava di “educazione alla delusione, al fallimento e alla sconfitta, perché l’adolescente non ha l’esperienza di vita necessaria a realizzare che la caduta può essere attraversata e vinta”.

La famiglia è molto importante in questo momento. È importante parlare con i ragazzi, ascoltarli senza cercare di dare risposte e soluzioni a tutto, lasciare a loro il compito di commettere degli errori e sostenerli in tutto questo. Stare attenti a questi cambiamenti e cercare di capire se possa essere successo qualcosa di particolare e in quel caso intervenire, potendo anche chiedere aiuto per un sostegno psicologico. È importante testimoniare l’inevitabilità del fallimento come un momento di crescita. Essere amati perché fallibili. A tal proposito concludo riportando delle parole di Pier Paolo Pasolini: “penso sia necessario educare le nuove generazioni al valore della sconfitta. Alla sua gestione, all’umanità che ne scaturisce”.

 

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