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martedì, 5 Luglio 2022

Dall’Oriente a Trieste: i primi contatti “marziali” con Cina e Giappone

18.06.2022 – 07.01 – Il passaggio delle arti marziali orientali dall’Inghilterra all’Europa continentale – e alla stessa Trieste all’epoca sotto il governo austro ungarico – avvenne nel 1900, a seguito della “Rivolta dei Boxer”. L’impero cinese, dopo alcuni (falliti) tentativi di riforma sul modello giapponese, venne scosso dalle agitazioni interne dei cosiddetti “Boxer”. Si trattava di organizzazioni popolari cinesi che predicavano la distruzione del “diavolo occidentale” attraverso la rivolta armata contro le enclavi territoriali straniere. Il nome “Boxer” è un’errata traduzione del nome “Pugili della Giustizia e della Concordia”. Molte di queste associazioni praticavano arti marziali cinesi o il più noto Kung-Fu. L’imperatrice Cixi, assistendo alla progressiva presa di potere dei Boxer, scelse di far intervenire l’esercito cinese al loro fianco: iniziò così l’assedio del Quartiere delle Legazioni a Pechino. La reazione militare europea consistette in una spedizione di soccorso che riunì le principali forze militari europee, tutte accomunate dall’avere i propri cittadini in ostaggio nel quartiere della capitale cinese. Gli italiani combatterono pertanto a fianco degli austro-ungarici; i tedeschi a fianco dei francesi; gli inglesi a fianco dei russi. E non mancarono gli stessi giapponesi, ansiosi di dimostrare la propria diversità rispetto a una Cina che da un secolo era preda di guerre civili e umiliazioni coloniali.

In quest’occasione i contatti tra i marinai delle diverse nazioni e i giapponesi favorì l’insegnamento delle arti marziali orientali; ed è dunque al 1900 che si può far risalire la diffusione del Jiu-jitsu tra i soldati italiani e austriaci.
Nel caso del Regno d’Italia la concessione di Tientsin, nel 1906, permise di organizzare un corso sperimentale di quattro mesi del Ministero della Marina dove un maestro giapponese insegnava a un nucleo di allievi italiani.
Successivamente nel 1908 ebbe luogo a Roma la prima dimostrazione di Jiu-jitsu eseguita da italiani.
Nel 1921 Carlo Oletti che era stato precedentemente impegnato nelle missioni in Estremo Oriente della Marina italiana e aveva la cintura nera graduata direttamente dal Kodokan di Tokyo, accettò di dirigere i corsi di Jiu-jitsu alla Scuola Centrale Militare di Educazione Fisica a Roma.
Nel 1924 i rappresentanti di 28 gruppi sportivi italiani costituirono la Federazione Ju-jitsuista italiana e si disputò il primo campionato italiano.
Dopo tre successive edizioni, nel 1927 la nascente FJJI divenne la Federazione Italiana Lotta Giapponese. Nel 1928 questo nascente movimento di Jiu-jitsu italiano trovò il suo coronamento con una grande manifestazione a Roma, alla quale parteciparono il judoka Matakatsu Mori e il maestro Jigoro Kano. Lo scioglimento della FILG nel 1931 a causa delle politiche centraliste del regime neutralizzò un promettente movimento di rinascita sportiva.

L’impero austriaco giocò un ruolo minore, a confronto con l’Inghilterra o la Germania, nella spedizione militare del 1900 in Cina. La delegazione austro-ungarica era sì sotto assedio, ma era una minoranza a confronto con le centinaia di famiglie inglesi o francesi.
In una prima fase del conflitto il comando dei contingenti europei raccolti in fretta e furia venne assunto proprio dal capitano di fregata austriaco Eduard Thomann, poi ucciso da una granata durante l’assedio a Pechino. Il nerbo del corpo di spedizione austriaco
che ruotava intorno all’incrociatore SM Zenta era costituito da soldati e marinai della Krieggsmarine; e in quest’ambito la maggior parte erano istriani, friulani austriaci, triestini, fiumani e dalmati. I popoli del mar Adriatico si ritrovarono così, loro malgrado, in Cina, coinvolti in un conflitto nel quale l’Austria-Ungheria giocava un ruolo minore, non avendo mai costruito un reale impero coloniale. È possibile immaginare in quest’occasione l’interscambio di conoscenze, tra cui le stesse arti marziali, coi vicini nipponici.
La stessa nave Zenta rimase a lungo stazionata a Yokohama durante gli anni del conflitto.
Ritornando nel proprio paese, come avvenuto in Italia, quest’iniziale nucleo di marinai e soldati versato nelle arti marziali funzionò da apripista per l’apprendimento delle tecniche di lotta giapponese. In particolar modo ciò venne facilitato dall’infatuazione per tutto ciò che era nipponico che coinvolse l’Europa tra fine ottocento e inizio novecento; coinvolgendo, accanto alla pittura e alle arti applicate, anche la ginnastica.
La Società Operaia Triestina, consorella della Società Ginnastica Triestina, organizzò a inizio novecento un ballo nello stile “giapponese”; e oggetti, come gli spartiti dell’epoca, che denotano un gusto orientaleggiante filtrato nella cultura pop ancora sopravvivono nella stessa SGT.

Una raccolta di canzoni e operette ambientate in Giappone, tra cui la famosissima “Geisha” di Sidney Jones. Reperto d’inizio 900 dell’Archivio Società Ginnastica Triestina, utilizzato a inizio secolo per balli e feste

Mentre l’affermazione del Judo prima e del Karate e del Kendo poi in Ginnastica avverranno appena nel secondo dopoguerra, i primi esperimenti avvennero nella SGT della Belle Époque. E come testimonia lo stesso storico Mario Presel, con felicissima partecipazione dei soci:

A queste attività alcune di nuove s’aggiunsero: il tiro a segno, che si poté attivare nel febbraio del 1911, dopo ultimati i lavori di ristauro e di ampliamento dell’edificio sociale; […] un corso di boxe e lotta giapponese che si tentò di aprire sulla fine del 1912, benchè ben frequentato, non ebbe invece che breve durata, ritenendosi, dopo l’esperimento fatto, l’esercizio poco adatto ad essere accolto nel programma sociale.

Dopo questi promettenti esordi, la lotta giapponese sarebbe rimasta nella SGT del primo dopoguerra un elemento sottotono, ma presente: un’arte marziale spesso rispolverata in combinazione con la lotta greco-romana, nella quale tradizionalmente la Ginnastica
ebbe sempre importanti atleti, da Giovanni Raicevich a Giorgio Calza.

Fonti: estratto di un lavoro svolto per la mostra tenutasi dal 18 dicembre 2021 al 1 maggio 2022 alla Società Ginnastica Triestina, “Dal leone al drago: la nascita delle arti marziali a Trieste“.

[z.s.]

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Zeno Saracinohttps://www.triesteallnews.it
Giornalista pubblicista. Blog personale: https://zenosaracino.blogspot.com/

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