31.05.2022 – 14:35 – Negli scorsi giorni, all’interno di una campagna privata triestina, la quale per ragionevoli motivi di privacy non è stata resa nota l’ubicazione, un cucciolo di capriolo è rimasto vittima della procedura di sfalcio dell’erba rimanendo seriamente ferito sotto le lame del macchinario. Nonostante l’immediato intervento del medico veterinario e delle successive cure dategli dai volontari dell’ENPA di Trieste, – i quali hanno reso nota la notizia attraverso i loro canali social ufficiali – il cucciolo non ce l’ha fatta a causa dei numerosi traumi subiti su tutto il corpo come la frattura esposta della zampa posteriore, l’amputazione dello zoccolo, la frattura del dito di un’altra zampa e il forte stress. “Purtroppo, – hanno spiegato i tecnici dell’Ente Nazionale Protezione Animali – ogni anno lo sfalcio dell’erba mette in pericolo i cuccioli della fauna selvatica i quali nascono proprio in questo periodo; tra maggio e giugno”. A pagarne maggiormente le spese sono i cuccioli di lepre e di capriolo i quali, a causa delle loro scarse dimensioni, spesso risultano per l’uomo di difficile visibilità tra l’erba alta, loro luogo prediletto dove nascondersi nel caso si sentano minacciati da qualche predatore o fattore esterno. “Per limitare le vittime delle attività di tosatura dell’erba nei prati o nei giardini delle nostre case – hanno ricordato i volontari dell’ENPA – si possono attuare dei semplici accorgimenti operativi che facilitano l’allontamento dal pericolo ed aumentano la possibilità di fuga degli animali selvatici. Nelle operazioni di sfalcio, ad esempio, è preferibile iniziare i lavori al centro del prato continuando poi verso la periferia, in modo da offrire più vie di scampo agli animali che, altrimenti, piuttosto che dirigersi verso zone scoperte dove non possono mimetizzarsi, rimangono immobili e vittime dei mezzi meccanici. Un ulteriore accorgimento possibile è la riduzione della velocità di lavoro, in tal caso il rumore della macchina utilizzata e la lentezza dell’avvicinamento danno maggiore possibilità di fuga alla fauna selvatica”. Fatti analoghi a questo, ed altri episodi nei quali quotidianamente rimangono vittime gli animali selvatici del nostro territorio, come ad esempio gli investimenti stradali, – hanno reso noto dalla sede ENPA di Trieste – potrebbero essere tranquillamente evitati prestando maggiore attenzione alla fauna che ci circonda e al loro comportamento, a partire dai più semplici e comuni uccelli urbani fino ai grandi mammiferi del Carso. Purtroppo, come spesso accade, l’uomo dimentica di non essere il solo a condividere gli spazi in cui abita e, in certi casi, peccando di superbia, sconvolge gli habitat naturali degli altri esseri viventi a lui vicini, tagliando prati, asfaltando aree verdi ed abbattendo alberi, talvolta, proprio nei delicati mesi della nidificazione. Ritornando al caso dei piccoli animali uccisi nel corso delle procedure di sfalcio dell’erba, oggigiorno esistono diversi modi per evitare di travolgerli con i propri mezzi meccanici, come ad esempio la perlustrazione preventiva del campo da tagliare con un drone o con l’utilizzo dei visori termici.

Nel nostro Paese, chi a bordo di un veicolo, automobile o mezzo agricolo quale esso sia, uccida erroneamente un animale selvatico, in base all’articolo 189 comma 9 bis del Codice della Strada, è obbligato a fermarsi e prestare soccorso all’animale nel caso esso abbia subito un danno. Inosservare tale comportamento per la legge rappresenta un illecito amministrativo e, pertanto, punibile con una sanzione amministrativa da 413 a 1658 euro (NB: la multa, seppur in maniera minore, è prevista anche per eventuali passeggeri presenti in macchina). In altri paesi del Nord Europa, invece, come ad esempio il Regno Unito, dove i suddetti accorgimenti tecnologici per la sfalciatura dei campi vengono utilizzati da almeno un decennio, secondo quanto sancito dall’Animal Welfare Act (principale legge sul trattamento degli animali domestici e selvatici) del 2006 condanna l’uccisione di animali vertebrati senza una ragione sufficiente e, farlo, può comportare una multa significativa o in alcuni casi estremi una pena detentiva fino a tre anni. Per gli agricoltori, la necessità di controllare i loro appezzamenti alla ricerca di cerbiatti, caprioli, lepri e uccelli prima della falciatura non è semplicemente un aspetto morale ma c’è anche un impatto sul sostentamento dell’attività produttiva stessa inquanto i resti di qualsiasi animale ucciso inavvertitamente potrebbero inquinare l’erba e il fieno. Quando un cadavere si decompone, infatti, può contaminare ciò che sarebbe stato usato come mangime per vari animali da fattoria, oltre a diffondere potenzialmente una tossina botulinica altamente pericolosa per loro la quale è in grado di paralizzare animali come mucche e cavalli prima di farli perire con una spiacevole e agonizzante morte per soffocamento. Questo fatto pone un ulteriore onere finanziario sugli agricoltori che poi saranno chiamati a trovare nuovi e costosi metodi per bonificare il campo e allo stesso tempo nutrire il loro bestiame.