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sabato, 28 Maggio 2022

Da Teheran a Trieste: la storia del Consolato di Persia

14.05.2022 – 07.01 – La storia della Persia nell’età moderna, dal XVIII secolo in poi, è l’estenuante racconto di un paese alla ricerca dell’indipendenza dalle tante influenze straniere: dall’Inghilterra, alla Russia, agli (instabili) stati vicini. Il primo legame tra Trieste e l’odierno Iran può essere rinvenuto nelle vicende della famiglia armena degli Hermet: in origine ugonotti francesi, gli Hermet si trasferirono in cerca di tolleranza religiosa nella Persia del ‘600 a seguito della revoca dell’editto di Nantes (1685). Trieste rappresentò in questo contesto il ritorno all’occidente: una città-porto aperta, tollerante, in forte crescita. Qui la dinastia Hermet rappresentò uno dei rari esempi di famiglie armene radicate nel territorio, fonte di benessere economico (con la fondazione del primo bagno pubblico di Trieste “ad uso de’ levantini”) e culturale, col lascito proto-irredentista di Francesco Hermet.
Il primo console di Persia di cui si abbia memoria era, nel 1864, Carlo Lewy. Il diplomatico aveva l’abitazione in via Belvedere n.13 e la cancelleria in via Lazzaretto Vecchio n. 26. Il carattere diplomatico si mescolava a quello economico, l’uno alimentava l’altro: Lewy era infatti il proprietario del “Premiato stabilimento spremitura e macinazione con seghe a vapore Braun, Piazza & C“. La fabbrica utilizzava non a caso una corteccia dell’albero del “Liquidambar orientalis”, rinvenibile solo nell’Asia Minore e in particolar modo in Persia. La corteccia veniva utilizzata per produrre la “storace calamita“, un balsamo da farmacia utilizzato per liberare le vie respiratorie.

Successivamente il consolato passò al commendatore Ugo Visintin (1912-20) e al console Giulio Ucelli (1923-35). Merita citare la descrizione proposta dal Prefetto al Questore di Trieste per la nomina di Ucelli, riportata dallo studioso Aldo Colleoni: “Nato a Piacenza il 5 giugno 1878 di Giovanni e Savina Ratti, domiciliato in Scorcola Coroneo n.753, ha molto viaggiato, conosce qualche lingua e alla rigida forma derivante dall’esperienza, sa accoppiare signorilità di modi e urbanità di tatto si che in pubblico è di compagnia piacevole e dignitosa”.
A seguito del passaggio di potere e del ritorno all’antico nome col quale oggi lo conosciamo, “Iran”, anche il consolato venne chiuso: correva l’anno 1935.
“In seguito ad analoga comunicazione della Legazione Imperiale di Persia presso la Real Corte, si ha il pregio di informare V.E. che gli uffici consolari onorari di Persia in Bari, Genova, Napoli, Roma e Trieste hanno cessato di funzionare con decorrenza dal 1 gennaio 1935 – XIII”.
Il 5 dicembre 1939 venne inaugurato a Trieste il primo consolato imperiale onorario iraniano, con giurisdizione da Belluno a Zara. Non sopravvisse molto a lungo, perchè già nel settembre 1941 veniva chiuso per la guerra in corso e la sospensione delle relazioni diplomatiche. Durante il triennio di attività la sede era nell’odierno Hotel Savoia.

Scritte di propaganda anti-khomeinista nel 1986, davanti alla Casa dello Studente

Nel secondo dopoguerra anche questa sede diplomatica è stata spostata a Milano; sebbene la città abbia conservato legami forti con l’Iran attraverso l’Università degli studi di Trieste e gli enti scientifici internazionali. Persino durante gli anni Ottanta, quando l’Iran dell’ayatollah era impegnato nella guerra di trincea contro il nemico iracheno, gli studenti universitari iraniani erano una presenza costante nel capoluogo. Un’intervista de Il Meridiano al picco della tensione, quando Khomeini era nel fulcro della repressione, rivela come gli studenti si trovassero bene nell’ateneo, nonostante la fredda accoglienza triestina: “Se vengono a sapere che sei iraniano non ti vogliono più – spiega Bezhad; è a Trieste da sei anni e studia medicina – mi è accaduto proprio pochi giorni fa: sembrava tutto concluso, e poi invece “non affittiamo a stranieri”.
Eppure, secondo Bezhad, “Trieste è senza dubbio una bella città, ma non è così facile legare con la gente. Credo comunque che sia un problema comune a tutti coloro che arrivano da fuori e forse, dopotutto, anche noi ci troviamo più a nostro agio fra noi”.

Fonti: Aldo Colleoni, Il ruolo geopolitico dei consoli a Trieste dal 1732 al 2006, Trieste, Italo Svevo, Università di Trieste, 2006
Paola Lucchesi, Khomeini? Non c’è niente da ridere!, in Il Meridiano, 4 dicembre 1986

[z.s.]

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Zeno Saracinohttps://www.triesteallnews.it
Giornalista pubblicista. Blog personale: https://zenosaracino.blogspot.com/

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