25.7 C
Trieste
lunedì, 27 Giugno 2022

Da Santos a Trieste: la storia delle relazioni diplomatiche con il Brasile

21.05.2022 – 07.01 – Un chicco di caffè connette il Brasile sudamericano con la Trieste mitteleuropea: la nera bevanda rappresenta, dall’ottocento ad oggi, il collegamento tra i due paesi. Economico, innanzitutto: l’Italia è il terzo importatore di caffè dal Brasile ed è Trieste uno dei principali porti dove i sacchi ancora transitano, diretti verso le grandi aziende del settore. Ma senza trascurare il legame politico e culturale, con radici che innervavano quell’impero austroungarico che guardava con interesse al Sud America ottocentesco.
Il Brasile infatti scelse di separarsi dal Portogallo nel 1821, eleggendo dapprima una monarchia costituzionale gestita dal principe portoghese Pietro fino al 1889 e successivamente scegliendo la forma repubblicana (i cosiddetti “Stati Uniti del Brasile“; ufficializzati il 24 febbraio 1891). Il monarca detronizzato Pietro II scelse proprio Trieste quale approdo in Europa; e sempre nella città-porto sorgeva negli stessi anni un deposito permanente dell’Istituto Brasileiro do Cafè.
Il primo console generale fu, già nel 1821, Joachino Pereira Vianna de Lima che aveva il suo ufficio in Corsia Stadion 1702, oggi via Cesare Battisti. A seguito dei trattati del 1826 con gli stati sudamericani, il primo triestino a inviare una nave nel Brasile fu Aron Parente; ce ne fornisce una pittoresca testimonianza Giulio Caprin:

Allorché le ciurme dei navigli, che si trovavano nella California, scamparono per darsi alla cerca dell’oro, l’equipaggio del suo bark (cioè una nave goletta n.d.t.) Aron fu il solo che restasse al posto, offrendo rarissimo esempio di quella disciplina che egli come armatore conseguiva trattando generosamente i propri capitani e marinai“.

Verso la seconda metà dell’ottocento, in concomitanza con il crescere dei rapporti commerciali con Trieste, il nuovo console José Sully de Souza spostò l’ufficio in Piazza Giuseppina, oggigiorno Piazza Venezia.
Il 20 marzo 1868 la carica passò al noto Barone Marco Morpurgo, a quei tempi presidente del Lloyd austriaco (1878-1896). Il console ospitò, in gran segreto, l’imperatore e l’imperatrice del Brasile, sotto il falso nome di conte e contessa d’Alcantara (1891). La notizia venne però scoperta e trasmessa al Ministro degli esteri italiano dall’omonimo Consolato, dalle orecchie molto sveglie su ogni cosa insolita che succedesse a Trieste.
La proclamazione della repubblica segnò un’intensificarsi dei rapporti; tanto più che Trieste, superando Fiume, giunse a rappresentare la giurisdizione dell’intero impero austroungarico. La maggior parte dell’attività del consolato era di natura pratica, connessa al traffico delle merci e alle pratiche doganali.

Largo Santos. Da archeologiaindustriale.net

Gli anni tra le due guerre mondiali videro una sostanziale continuità nell’operato del Consolato del Brasile, con la novità di un’immigrazione italiana rivolta verso il Brasile; un contraltare al flusso di merci in entrata. Lo storico Aldo Colleoni cita a propria volta un bel passaggio di Giorgio Tamaro:

Sulle due navi passeggeri “Neptunia” ed “Oceania” e su altri bastimenti da carico si svolse a Trieste infatti un notevole movimento di merci in entrata, quali cellulosa, carta e malto destinate ai mercati austriaco, cecoslovacco, svizzero ed ungherese, pareggiato in uscita da un rilevante flusso migratorio“.

Tra i consoli spicca la figura di Ivan Galvao; un brasiliano che amava curiosare tra le rigatterie triestine, alla ricerca di pezzi d’arte. Fu l’ultimo console; nel 1942 l’ufficio venne infatti chiuso per la rottura delle relazioni diplomatiche dell’Italia coi paesi sudamericani.

Sachci di caffè a Molo V. Foto dal volume “Trieste e il porto. Una storia per immagini”

La riapertura del Consolato di Venezia nel secondo dopoguerra si accompagnò, il 2 gennaio 1960, a quello di Trieste, in via Campo Marzio n.4. Sono gli anni d’oro del traffico del caffè giuliano, dove si afferma quel gigante triestino che è stato Primo Rovis. Nell’occasione Trieste avviò un gemellaggio con la città brasiliana di Santos; a cui è intitolato lo spiazzo antistante il Porto Franco Vecchio, vicino alla stazione delle corriere (1982). In quegli anni Trieste tornò a interessarsi del Brasile anche a livello culturale, specie nella lirica; un interesse sopravvissuto tutt’oggi, a differenza del Consolato che venne invece chiuso vent’anni dopo, il 30 giugno 1986.

Fonti: Aldo Colleoni, Il ruolo geopolitico dei consoli a Trieste dal 1732 al 2006, Trieste, Italo Svevo, Università di Trieste, 2006
Trieste e il porto. Una storia per immagini, volume 2, 1938-2007, La biblioteca del Piccolo, Trieste, 2007

[z.s.]

spot_img
Avatar
Zeno Saracinohttps://www.triesteallnews.it
Giornalista pubblicista. Blog personale: https://zenosaracino.blogspot.com/

Ultime notizie

Dello stesso autore