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mercoledì, 5 Ottobre 2022

FVG, continua il calo delle nascite. Ma Trieste va in controtendenza

23.03.2022 – 15.10 – Il decremento della popolazione triestina, già annunciato negli anni Ottanta e proseguito negli anni Novanta del novecento, era stato temporaneamente bloccato, a inizio duemila, dall’afflusso migratorio conseguenza delle guerre balcaniche: se Trieste non aveva assistito a un reale incremento, aveva però mantenuto il livello della popolazione al di sopra della soglia psicologica delle 200mila persone. Ci si potrebbe interrogare se, coi dovuti distinguo, qualcosa del genere avverrà anche nel caso del conflitto Ucraina-Russia; sebbene la lontananza e la tradizione di appartenenza sia fondamentalmente diversa (una tra le maggiori comunità di ucraini in Europa, è vero, è in Italia; ma è a Napoli). Intanto la discesa demografica, già annunciata tra il 2020-21, continua in Friuli Venezia Giulia: il saldo naturale tra nati e morti si conferma negativo, la popolazione decresce. Lo confermano i nuovi dati del Censimento permanente della popolazione diffuso dall’Istat. L’eccesso di decessi, direttamente o indirettamente riferibile alla pandemia, ha comportato in FVG l’incremento del tasso di mortalità da 11,8 per mille del 2019 a 13,6 per mille del 2020, con il picco di 15,9 per mille della provincia di Trieste. In regione tra il 2019 e il 2020 il tasso di natalità è rimasto invariato al 6,2 per mille, con un calo nella provincia di Pordenone (da 7,1 a 6,7 per mille) e valori stabili o in crescita nelle altre province.

E i movimenti migratori? Fino allo scoppio del conflitto russo-ucraino erano pressoché ininfluenti: appena +7.598 unità al 31 dicembre 2020 rispetto al 2019, equivalenti a un passaggio del tasso migratorio esterno da 1,5 per mille nel 2019 a 1,8 per mille nel 2020. Il tasso diminuisce nelle province di Gorizia (da 3,7 a 2,6 per mille) e di Pordenone (da 2,2 a 1,2) mentre aumenta a Udine (da 0,6 a 1,0) e in modo consistente a Trieste, dove si triplica (da 1,4 a 4,0). Il capoluogo pertanto si conferma luogo di transito per la Rotta Balcanica e non solo; ma la novità è che, dal tasso di migrazione, è ora divenuto luogo per molti di arrivo; qui i movimenti migratori sembrano coagularsi e trovare spesso casa. Un segnale incoraggiante della rinnovata vitalità del capoluogo, capace di “attirare” e forse superare la sua funzione di stazione intermedia prima di recarsi in Austria o in Lombardia. Merita inoltre ricordare come il tasso migratorio esterno annoveri anche i lavoratori specializzati, quali i ricercatori dell’area scientifica o gli specialisti nelle diverse discipline (es. logistica, industria, ecc ecc).

[z.s.]

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Zeno Saracinohttps://www.triesteallnews.it
Giornalista pubblicista. Blog personale: https://zenosaracino.blogspot.com/

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