La storia perduta di Silvio Spagnul, socio SGT deportato a Dachau

27.01.2022 – 07.01 – La vita di Silvio Spagnul testimonia l’estremo prezzo pagato dall’ala dell’irredentismo mazziniano e repubblicano italiano che, a seguito dell’ascesa del fascismo, scelse di porsi in maniera antitetica, preferendo mantenere una fedeltà agli ideali di un Risorgimento che rifiutava di indossare la “camicia nera”. Una posizione minoritaria nell’ambito dell’irredentismo triestino, il quale invece confluì precocemente tra i ranghi del Regime.
Nato a Trieste il 31 marzo 1894, Spagnul frequentò fin dalla giovinezza la Società Ginnastica Triestina, la quale svolse il ruolo di palestraculturale”, dove maturare l’ideale di appartenenza all’Italia. Un processo di italianizzazione attraverso lo sport particolarmente evidente nelle testimonianze della Ginnastica Triestina dei primi del ‘900, nel contesto delle lotte per l’Università italiana in Austria e di un irredentismo ben radicato sul territorio.
Silvio Spagnul, nell’ambito della SGT, andava dalle montagne al mare; lo ritroviamo infatti citato sui giornali quale “alpinista”, ma era anche straordinariamente attivo nella sezione Nautica, della quale in età matura divenne dirigente per un breve periodo.
Di convinzioni repubblicane, Spagnul s’inserì presto nell’attività delle Brigate Giustizia e Libertà (GL) coordinate dal Comitato di Liberazione Nazionale (CLN). Un delatore lo segnalò alle autorità naziste nel gennaio 1944; e venne pertanto arrestato a Trieste e deportato assieme al prof. Cosettini.
L’accusa non era solo per le attività di antifascista, ma per aver aiutato diversi colleghi perseguitati per la religione ebraica: deportato quale “nemico del Reich” Spagnul venne così internato nel campo di concentramento di Dachau.
L’amico Giacomo Lombardo, sopravvissuto all’esperienza nel campo, rievocò le ultime settimane di vita di Spagnul in un’opera indirizzata al figlio: “Egregio signor Spagnul, tutto quello che ora le scrivo…” La lettera tratteggia le condizioni di vita nel “blocco 25” dove Spagnul era stato internato, il trasferimento ad Allach e Markirch, il ricovero finale nell’infermeria.
Dopo soli due mesi infatti Spagnul morì di stenti a Dachau.

Nel decennale della Liberazione (1955), l’Unione delle Comunità Israelitiche Italiane onorò Silvio Spagnul con un diploma di benemerenza alla memoria, “per il generoso aiuto dato agli amici ebrei, a prezzo della vita”. Il Comando Generale del Corpo Volontari della Libertà – Divisioni Giustizia e Libertà rilasciò invece a propria volta il brevetto di “patriota morto per l’Italia”.
E, nel suo piccolo, non mancò neanche la stessa Società Ginnastica Triestina, la quale il 1 giugno 1947 battezzò a Silvio Spagnul una doppia canoa.

[z.s.]

Zeno Saracino
Zeno Saracinohttps://www.triesteallnews.it
Giornalista pubblicista. Blog personale: https://zenosaracino.blogspot.com/

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