20.12.2021 – 07.01 – Il caffè e Trieste. Un legame forte, tanto a livello culturale, quanto economico: e se il primo elemento si va rafforzando, il secondo invece è rallentato dalla corsa dell’inflazione e dal rincaro del prezzo delle materie prime. I due elementi sono stati discussi durante l’incontro al Caffè San Marco per i 130 anni dell’Associazione Caffè Trieste, alla quale era presente il ministro dell’Agricoltura Stefano Patuanelli. Nell’occasione è stato proposto di candidare l’espresso italiano – senza differenze campanilistiche – a patrimonio Unesco, congiuntamente a Napoli.
Eppure sotto il profilo produttivo e logistico, il caffè comincia ad avvertire a propria volta i rallentamenti della supply chain: i rincari per il gas, l’acciaio, l’energia elettrica, i carboni attivi e l’azoto liquido incidono pesantemente sull’attività delle imprese. E a farne la spesa, è stato anticipato, saranno i consumatori, con un aumento del prezzo del caffè mattutino o, a Trieste, del “nero” o del “capo in B”.
Un giudizio per il quale ha espresso preoccupazione anche lo stesso Patuanelli secondo cui “È necessario sostenere la filiera del caffè, nella quale Trieste anche con il suo porto gioca un ruolo cardine, anche in vista dei rincari delle materie prime e dell’energia, con un aumento dei costi del 40% nell’ultimo trimestre“.
“Il caffè per il nostro paese ha un giro d’affari di cinque miliardi di euro – ha osservato il ministro – Trieste è il primo porto commerciale del caffè da sempre, ha una storia legata al caffè, ospita molti importatori e torrefazioni e c’è la cultura del ’capo in B’, ormai è famosa in tutto il mondo”.
[i.v.]


