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sabato, 10 Dicembre 2022

Porto franco internazionale a Trieste: “Sciogliere nodo produzione industriale”

18.09.2021 – 12.40 – “Fulcro e patrimonio più importante della città. Trieste non è un porto che serve solo il proprio piccolo entroterra, ma può servire l’est e la Mitteleuropa”. La senatrice Tatjana Rojc ha illustrato alla presenza del senatore e economista Tommaso Nannicini l’iter e contenuti della risoluzione approvata dal Senato nei giorni scorsi per l’attuazione del regime di Porto franco internazionale a Trieste. Con il contributo tecnico del presidente di Confetra Friuli Venezia Giulia, Stefano Visintin. “Il regime di punto franco è sancito da accordi internazionali – ha esordito la senatrice dem – è un porto ferroviario, dove le merci possono viaggiare su rotaia, oltre ad avere fondali che consentono di non ricorrere a dragaggi. Questa è una necessaria attenzione alla qualità della vita dei cittadini”.

“Tommaso Nannicini, fine economista e sottosegretario Consiglio dei Ministri, ha approfondito questi aspetti nei confronti con Confetra” ha proseguito Rojc, definendo l’azione politica messa in atto “importante e sostenuta dal presidente della commissione Dario Stefano e dal sottosegretario Enzo Amendola”, ma soprattutto un atto risolutivo approvato “all’unanimità – ha spiegato – e che conferma al porto di Trieste lo status di punto franco. La Commissione Europea avvierà una discussione che porteremo avanti con convinzione”.

La proposta di Rojc, è stata accolta con entusiasmo da Nannicini nonostante si tratti di una “risoluzione un po’ diversa, che usa la Commissione affari europei per costruire un dialogo diretto con Commissione europea”. Il senatore ha annunciato l’apertura di un dossier che permetta di rivedere “lo status dei punti franchi di Trieste. Fonti di diritto internazionale già lo riconoscono, ma non sono recepite in maniera puntuale. La strozzatura più evidente riguarda il nodo delle lavorazioni industriali, per costruire un tessuto solido” ha spiegato. “Questa azione a livello europeo può rilanciare la vocazione naturale dello scalo giuliano e gli strumenti di sviluppo” ha continuato Nannicini, ma si tratta solamente del primo passo: il campionato si giocherà a Bruxelles e la palla passa ora alla Commissione Europea.

Presente alla conferenza anche Stefano Visintin, di Confetra, la Confederazione generale italiana dei trasporti e della logistica, che ha spiegato come il porto debba “generare logistica distribuiva e integrata con le filiere produttive, aumentando la produzione industriale”. In che modo? Tramite il regime doganale del porto franco internazionale. “Non si parla di riduzioni di imposte – ha precisato – ma differenze su i dazi, può essere un asset fondamentale per la rilocalizzazione delle imprese senza agire sulle imposte. È una tappa fondamentale. Da qui tutto cambia”.

mb.r

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