Amministrative, Edoardo Fabiani. Un imprenditore per gli imprenditori, al fianco di lavoratori e disoccupati

30.08.2021 – 10:12 – Edoardo Fabiani, candidato al Consiglio comunale con Fratelli d’Italia, è un imprenditore, un datore di lavoro, un uomo che da quasi trent’anni fa questo mestiere ed è conscio delle grandissime difficoltà che un dirigente d’azienda oggi come oggi è costretto ad affrontare quotidianamente lavorando in un Paese dalle mille contraddizioni come l’Italia. Una Nazione, secondo Fabiani, con una burocrazia che a detta degli stessi imprenditori è devastante e che non permette più loro di seguire di persona tutte le vicissitudini amministrative della propria impresa le quali devono invece essere delegate, per motivi di forza maggiore, a terze persone, quali collaboratori e commercialisti; consuetudine, quest’ultima, che sta portando gli imprenditori a dover sostenere importanti ed ulteriori spese; talvolta riducendoli al lastrico. Ed è proprio il voler dare voce a questa categoria, e alle relative maestranze, che ha spinto Fabiani a mettersi in gioco per assumere il ruolo di Consigliere comunale.

Perché ha deciso di presentare la propria candidatura?

“In questo momento, in questa particolare situazione in cui versa la città di Trieste, sempre più apprezzata dalle imprese austriache e tedesche, trovarsi davanti ad un sistema burocratico come il nostro per noi è deleterio. Ecco perché ho deciso di scendere in campo, per portare le idee degli imprenditori in ambito politico e semplificare il sistema burocratico almeno a livello locale”.

Che cosa succede a Trieste?

“Nel nostro territorio, per non parlare di quanto accade a livello nazionale, nel primo trimestre del 2021 hanno abbassato le serrande oltre 70 tra piccole e medie imprese, e non stiamo parlando di mera crisi da Covid-19; è stata solo la goccia che ha fatto traboccare un vaso che aveva cominciato a riempirsi con la crisi economica nei primi dieci anni del 2000. Dal 2019 al 2021, secondo la CGIA di Mestre (l’Associazione degli Artigiani e delle Piccole Imprese), hanno chiuso in Italia 300.000 attività, facendo schizzare il debito pubblico da 2000 miliardi a 2500 miliardi. Sono 500 miliardi di buco in un biennio; un debito che con una situazione economica come quella dell’Italia di adesso è impensabile risanare. L’unico modo per farlo sarebbe quello di favorire le imprese abbassando le tasse, ma i Governi succedutisi fino ad oggi hanno fatto l’esatto contrario. In una situazione come questa, a Trieste, i candidati sindaci dei partiti rivali alla destra non hanno mai pronunciato una parola in merito al discorso imprese”.

Cosa ne pensa del fatto che molti imprenditori cerchino persone da assumere, ma queste spesso risultano introvabili?

“Come si evince dai canali ufficiali della Regione Friuli Venezia Giulia in merito al mercato del lavoro, le imprese del nostro territorio fanno una fatica enorme a reperire il personale. Un problema che è inspiegabile: l’offerta di lavoro è piuttosto alta e le retribuzioni adeguate ma i lavoratori non arrivano alle aziende. Tutto ciò è dovuto certamente alla forza lavoro italiana emigrata all’estero, ma anche alla mancanza di istruzione e formazione professionale. Soffriamo la mancanza di un modus operandi collaudato per la ricerca e l’assunzione di personale competente; la situazione è estremamente negativa. Il problema va ritrovato alla fonte, ossia presso i centri per l’impiego, istituzioni attualmente inutili e completamente disorganizzate. Forniscono solo mere informazioni e non coinvolgono le aziende: in 30 anni di attività, non ho mai ricevuto una mail da parte di un centro dell’impiego nella quale mi sia stato chiesto se avessi bisogno di assumere personale. Se continuiamo così, domanda e offerta non verranno mai a contatto tra loro. Dobbiamo coinvolgere Regione e Comune, non solo di Trieste ma anche Gorizia, Udine e Pordenone e cambiare le cose. E non essendoci un filo conduttore con le imprese per il collocamento, non c’è nemmeno per la formazione professionale la quale. Oggi i corsi di formazione sono spesso generalisti e insufficienti a formare i futuri lavoratori, con poche eccezioni”.

Con l’avvento del Reddito di Cittadinanza sembrerebbe esseri formato un nuovo fenomeno, ossia quello degli inoccupati che rifiutano proposte di lavoro per non perdere il cospicuo sussidio statale. Cosa ne pensa?

“Credo che il Reddito di Cittadinanza sia un ausilio statale doveroso in una società civile e che debba esserci per far vivere chi ne ha bisogno in modo dignitoso. Ad ogni modo, viene gestito in maniera sbagliata. Se uno si trova al punto da richiederlo, ciò è colpa dello Stato che non è stato in grado di far trovare ad ogni cittadino un posto di lavoro, ed è quindi giusto che lo Stato stesso dia un reddito per permettere il sostentamento della persona fino a quando essa non trova un impiego. Ad ogni modo, se lo Stato non crea un collegamento tra impresa e cittadino, non troverà mai lavoro a nessuno: secondo i dati del Friuli Venezia Giulia, i beneficiari del Reddito di Cittadinanza sono oltre 12 mila; di questi, 9884 sono trattati dal centro per l’impiego, 4867 hanno stipulato il patto per il lavoro, 4283 sono stati seguiti, 1355 sono stati infine inviati ad un incontro domanda-offerta e non per forza assunti. Se solo 1355 sono stati avviati al lavoro, gli altri 11 mila che fine hanno fatto? Come è possibile che servano decine di migliaia di figure professionali e vengano assunte poche centinaia di persone?”

Lei crede quindi che il problema si stia radicando?

“Prima del Reddito di Cittadinanza, ricevevo curriculum vitae e richieste di lavoro da decine di persone a settimana. Da quando è entrato in vigore, al massimo uno a settimana. Questa non è una caratteristica della mia azienda ma della maggior parte delle imprese italiane in questo preciso periodo storico. Chi percepisce il Reddito di Cittadinanza ottiene fino a 700 euro al mese, numerose altre tutele, assegni familiari per ogni figlio a carico e sgravi fiscali in diversi settori; con un ISEE basso – l’indicatore della situazione economica equivalente – non è conveniente trovare un lavoro in quanto con uno stipendio regolare si andrebbe a perdere ogni vantaggio. Chi decide di arrotondare il Reddito di cittadinanza lavorando, si adatta prestando la propria forza lavoro in nero, fenomeno cresciuto esponenzialmente”.

Riportare in auge il negozio di prossimità nei rioni con il fine di rinvigorire la socialità e la piccola imprenditoria di quartiere; un obiettivo promosso non solo dal suo partito ma anche da quelli d’opposizione. Che progetti avete a riguardo?

“Sorprendentemente, questo è un punto che unisce le mie idee con quelle degli altri candidati del centrosinistra; ho letto nei loro programmi che vogliono puntare a rinvigorire la vita nei rioni. Sono felice che l’abbiano capito anche loro. Oggi i nostri quartieri sono diventati poco più che dei dormitori. Credo sia importante e necessario farli ritornare dei centri di aggregazione vivi, frequentati da molte persone. Voglio ricordare che un quartiere vivo è anche un quartiere più sicuro. Intendo chiedere maggiori tutele per i piccoli negozianti suggerendo al Comune di fare una fideiussione ai neo imprenditori, così da far dormire sogni sereni coloro che hanno appena aperto un negozio o una piccola impresa commerciale di quartiere. Ci sono negozi sfitti ovunque, nei rioni e non solo: chi vuole andare ad aprire in un rione va incentivato e tutelato, almeno nei primi anni di attività. Con questo piccolo supporto non si risolveranno di certo tutti i problemi dei nostri rioni, ma credo sia un buon incentivo per favorire l’imprenditoria locale”.

Trasformare i terreni non edificabili in orti urbani da dare in concessione a cittadini indigenti. Ci spiegherebbe come è nata questa originale idea?

“Attualmente in Italia ci sono 8 milioni di poveri, e Trieste non è esente da questo triste fenomeno. Aiutare il prossimo è uno degli emblemi della destra sociale ed io sono orgoglioso di farne parte. Presso la sede di Fratelli d’Italia abbiamo da tempo istituito il cosiddetto ‘Sportello del Cittadino’, un luogo dove cittadini italiani in difficoltà economiche possono venire anche per chiedere derrate alimentari di sostegno. Mi creda, non sto parlando di casi sporadici, ma di decine di persone. Il fatto di vedere quotidianamente triestini che non hanno da mangiare, nel 2021, mi ha letteralmente sconvolto; non è normale e non è accettabile. Credo che l’istituzione dell’orto urbano, iniziativa già avviata in grandi città italiane come Milano, Roma e Torino, possa essere un piccolo ma importante aiuto per queste persone, le quali saranno libere di coltivare un orto. In alcuni casi, si sono create delle vere e proprie filiere che hanno permesso ai cittadini di poter vendere i loro prodotti della terra ad altri concittadini. Ritengo che socialmente sia una cosa importantissima: questo, e non i progetti faraonici della sinistra, astratti e irrealizzabili, come ‘Trieste Città Metropolitana’. Noi ci impegniamo a realizzare progetti piccoli ma essenziali. Sono convinto anche che l’apertura di nuovi asili comunali, o perlomeno l’estensione degli orari di apertura di quelli già esistenti, sia una buona idea per migliorare la vita di molti genitori e degli stessi bambini”.

Creare pagine social per segnalazioni gestite dai Presidenti di Circoscrizione: un progetto ideato dalla destra locale ma che in diversi quartieri esiste già da tempo per iniziativa di privati cittadini. Pensa che questo accorgimento possa migliorare la vita e la sicurezza all’interno dei rioni triestini?

“Dobbiamo fare in modo che ci sia maggiore comunicazione tra istituzione Comune e cittadinanza. Non ho fatto altro che mutuare quella che negli ultimi mesi sembrerebbe essere diventata un’idea di Francesco Russo, ma che in realtà era già stata pensata questo inverno da alcuni esponenti della destra locale, inizialmente fortemente criticati dall’opposizione. Credo che Russo non sappia nulla di ciò succede nelle circoscrizioni: le sta frequentando assiduamente per la prima volta solo in questo periodo di campagna elettorale”.

Tra le sue idee per migliorare la vivibilità urbana c’è quella di reintrodurre la raccolta dei rifiuti porta a porta. È possibile, nella Trieste del 2021?

“Si. Credo sia praticabile. Una città turistica come Trieste, capoluogo del Friuli Venezia Giulia, non può permettersi di avere i cassonetti dell’indifferenziata sulle strade del centro cittadino. Spero che un colosso come Hera sia in grado di progettare qualcosa di diverso. Io suggerisco il porta a porta sulla falsariga di quanto accadeva un tempo, introducendo i bottini all’interno degli atri condominiali. I bottini e i cassonetti esterni possono andar bene nei rioni o nelle periferie, in spazi adeguati, ma nel ‘salotto buono’ di Trieste preferirei che i cassonetti sparissero lasciando spazio a soluzioni più moderne e meno impattanti, soprattutto per quanto riguarda l’aspetto estetico e l’urbanistica”.

Cosa chiederebbe ai vostri avversari principali, a Punto Franco di Francesco Russo?

“Chiederei a Francesco Russo come mai si vergona di far parte del Partito Democratico. Fino ad oggi non l’ho mai sentito dire di far parte del PD. E se si sente davvero sicuro che il Partito Democratico lo sostenga poi nel voto. Credo che i legami fra Russo e PD si siano incrinati irrimediabilmente già nel 2016, ai tempi delle primarie, quando il suo partito decise di sostenere Roberto Cosolini. A dare man forte alla decisione di partito, l’allora Governatrice del Friuli Venezia Giulia, Debora Serrachiani, la quale dichiarò apertamente sulla stampa locale che Russo non rappresentava il nuovo ma bensì una sorta di minestra riscaldata in quanto la prima candidatura del senatore risaliva al lontano 1996. ‘Punto e basta’, per Russo: altro che punto e a capo. Per Russo è giunto il momento di fare altro. Ha molti progetti e alcuni, come quelli per il Porto Vecchio, li condivido, ma come può pensare che le sue idee, una volta giunte in Parlamento, possano essere approvate dal Partito Democratico dopo che le stesse sono già state demolite in tempi non sospetti dall’ex governatrice Serracchiani, oggi attuale vice presidente del PD? Come potrà il PD votarle?”

[g.t.]