A Trieste c’è una piazza speciale

12.08.2021 – 16:10 – A Trieste c’è una piazza speciale, una omerica AGORA’ in cui uomini, donne e bambini che inseguono la libertà si guardano negli occhi ritrovandosi nelle ferite, nelle parole, negli sguardi degli altri. Così inizia il suo racconto Luisa Anchisi, una delle volontarie di Linea d’Ombra, l’associazione di volontariato nata per dare forma giuridica ad un impegno lungo la rotta balcanica.
Arrivano da Afghanistan, Siria, Nepal, Bangladesh; sono in viaggio da mesi, anni. Hanno fatto migliaia di chilometri, attraversato confini, affrontato fame, sete, freddo e violenze fisiche e psicologiche.

Tutti i giorni alle 17.00 Lorena Fornasir, Gian Andrea Franchi e i volontari di Linea D’ombra ODV  ridisegnano i confini di Piazza Libertà fornendo cure, cibo, e beni di prima necessità a chi ha superato il GAME, a chi è sopravvissuto alla Rotta Balcanica vincendo un posto in Europa.

Luisa Anchisi ci racconta di aver visto scarpe bucate dai tanti passi fatti, gambe e braccia segnate dalla violenza della polizia croata, piedi piagati, occhi attenti e allo stesso tempo spenti. Ha visto persone esattamente come lei, come noi essere al limite, eppure non fermarsi: “ho superato il game, sono in Europa, ORA POSSO VIVERE.”

In questa piazza l’odore della disperazione è odore di piedi costretti in scarpe per giorni, settimane, mesi che diventa odore di gratitudine e speranza, profumo di sapone e betadine. Un Help diventa grazie, grazie per una cura prestata, per una dose di cibo, per uno zaino contenente un cambio e un nuovo paio di scarpe. Se la si osserva con attenzione il volto della piazza si modifica col termine del lavoro dei volontari, gli occhi attenti e impauriti di corpi stanchi e sporchi riprendono espressione, i lineamenti dei volti si addolciscono, le spalle provano a rilassarsi e nascono sorrisi di riconoscenza.

Così continua il racconto di Luisa: “Giovedì pomeriggio sono in magazzino e arrivano le richieste dalla piazza, prepariamo gli zaini carichiamo tutto in macchina e nel giro di mezz’ora siamo pronti a distribuire tutto ai nuovi arrivati. La

Piazza della Libertà, Triestee
Piazza della Libertà, Trieste

mia attenzione si ferma su un ragazzino. Lorena, la colonna portante dell’associazione, esamina le ferite che ha su piedi e gambe; con estrema dolcezza si offre di medicarle e mi passa un campioncino di sapone e due calzari chiedendomi di accompagnare il ragazzo alla fontana per lavarlo e poi disinfettare le ferite. Ha tredici anni, viaggia da solo e mi dice, quasi con orgoglio, che aveva solo dieci anni quando si è messo in viaggio. Ora le gambe sono fasciate, i cerotti coprono le bolle dei piedi e le mani non sono più strette a pugno ma tengono il panino che gli offriamo, poi un secondo e un terzo. Intanto apre lo zainetto con la stessa foga con la quale i suoi pari età scarterebbero il pacco del dono desiderato. Sorride quando vede che le scarpe a lui destinate sono un modello adatto alla sua età; poi da non so dove escono un paio di occhiali da sole che indossa e sulla bicicletta di un volontario fa tre giri di piazza impennando e sgommando. Per un attimo riesce a vivere i suoi tredici anni.

Quando torna da noi ci dice che ha provato 60 volte il game, non vuole rimanere in Italia e le nostre proposte di accompagnarlo in un centro di accoglienza cadono nel vuoto, nessuno lo può fermare e forse è giusto così.

La settimana a Trieste di Luisa è giunta al termine e le chiediamo che cosa si porta a casa da questa esperienza. Non ha alcuna esitazione: sono felice perché sono stata in una piazza speciale dove le persone sono umane, dove è ancora normale tendere la mano a chi ha bisogno e con un sorriso ringraziare la persona che ti sta accanto.