6 agosto 1945, la prima bomba. Hiroshima 76 anni dopo

06.08.2021 – 12.30 – 6 agosto 1945, pochi minuti dopo le 8 del mattino, 44 secondi dopo lo sgancio dal bombardiere B29 solitario “Enola Gay”, che vola senza protezione oltre i novemila metri d’altezza: esplode, per decisione del presidente degli Stati Uniti Harry Truman, la prima delle due bombe atomiche destinate a cambiare per sempre la politica mondiale. Il 6 agosto 1945, Hiroshima, città portuale del Giappone, veniva devastata dall’attacco nucleare: “Little Boy”, il “bambino”, esplode a un’altezza predeterminata di 580 metri con una potenza pari a circa 15 chilotoni, direttamente sopra l’ospedale cittadino a causa di un lieve errore di puntamento rispetto al bersaglio, il ponte Aioi. È una bomba molto inefficiente: meno del 2 per cento della sua potenza si trasforma in energia (la drammatica esplosione di Beirut ha riproposto la potenza che gli esplosivi trattengono in sé), ma non è quello che allora conta. Il “bambino” distrugge totalmente tutto ciò che sta in un raggio di un chilometro e mezzo di città dall’esplosione e ne incendia 11 chilometri quadrati. Muoiono, immediatamente, più di 60mila persone: nei mesi successivi, a causa del fallout radioattivo, fenomeno mai verificatosi in precedenza su una popolazione umana e che i medici giapponesi inizieranno tragicamente a conoscere bene, il numero salirà rapidamente a 100mila. Il Giappone è in ginocchio, ma la macchina da guerra messa in moto dalla decisione di Truman non si ferma: il 9 agosto, tocca a Nagasaki, dove cade, nel secondo esperimento da laboratorio bellico, il “grassone”, “Fat Man”.

Dall’agosto 1945 a oggi, il cinema, con “Il dottor Stranamore” di Kubrick e molto altro, e la letteratura, pro o contro la decisione statunitense di sviluppare realmente la bomba atomica (quella tedesca, motivazione originaria, non arriverà mai; oggi si sa per certo che non sarebbe mai arrivata), si sono già espressi esplorando ogni aspetto dell’animo umano, della guerra, e della reale necessità, o meno, delle due bombe sul Giappone. Il mondo si è diviso, come su altre cose, in decisamente favorevoli, o totalmente contrari, sullo sfondo di una larga maggioranza di cittadini, in tutte le nazioni, che dell’esistenza della bomba stessa, con il nuovo millennio, si sono scordati. Oggi a distanza di 76 anni da quella data, a quella stessa ora, con il ritocco della campana che scandisce l’inizio del minuto di silenzio e in un mondo ancora scosso dalla pandemia che ha fatto riscoprire all’uomo la propria fragilità, il Giappone commemora l’anniversario all’interno del Parco del Memoriale della Pace. 100 mila morirono il 6 e il 9 agosto 1945, in uno spazio di tempo fra pochi secondi e mezza giornata; oggi, gli arsenali nucleari a disposizione custodiscono circa 14mila ordigni pronti all’uso in pochi minuti, estremamente più potenti delle due bombe di allora e a disposizione di nove paesi: Stati Uniti, Regno Unito, Russia, Francia, Cina, India, Pakistan, Istraele e Nord Corea. La miniaturizzazione delle bombe, perseguita soprattutto da Stati Uniti e Russia, e quindi la possibilità di uso localizzato (pochi chilometri di raggio) sostituitasi alla logica della “mutua distruzione assicurata”, anziché allontanare il rischio di un conflitto nucleare l’hanno via via avvicinato a noi, anche se non ne siamo consapevoli. Il sogno italiano di entrare nel novero delle potenze nucleari, frutto degli anni Sessanta, non si è mai invece realizzato; oggi, come ha ricordato il capo dello Stato, Sergio Mattarella, “l’Italia sostiene con forza l’obiettivo di un mondo libero da armi nucleari, attraverso un approccio progressivo al disarmo che preveda il responsabile coinvolgimento di ogni Stato. L’agenda internazionale non può prescindere da questo traguardo”.

[r.s.][n.p.]

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