Un inedito Miramare “razionalista”: riaprono le sale del Duca d’Aosta

04.07.2021 – 08.55 – Il castello di Miramare richiama tradizionalmente l’avventura di Massimiliano d’Asburgo, con il suo caratteristico stile ottocentesco e barocco; eppure vi è un’altra visione di Miramare che ne è l’esatto contrario: minimale, ultra razionalista, improntata a una modernità oggigiorno retrò, essendo legata agli anni Venti e Trenta. Sono le sale del Castello che un tempo ospitavano Amedeo di Savoia-Aosta e la sua famiglia che proprio questo venerdì hanno ufficialmente riaperto, esponendo al pubblico parte della collezione di mobilio, opere e oggetti d’arte risalente al periodo. Si tratta di un momento non solo artistico, quanto storico fondamentale: quando Miramare, per l’ultima volta, tornò a essere una dimora privata.
Con la riapertura di questa parte del castello, ha sottolineato la direttrice del Museo storico e del Parco del Castello di Miramare Andreina Contessa, “si inaugura la sezione Novecento e si riapre di fatto la testimonianza novecentesca nel castello, che ha attraversato il secolo mantenendo il suo ruolo di dimora nobiliare e aristocratica, ma portando in sé i segni dei cambiamenti nel tempo, che sono non solo storico-politici, ma anche di stile e concezione di vita”.

“Con l’arrivo del Duca d’Aosta a Trieste – ha rimarcato Contessa – uomo dei viaggi aerei, si segna il cambiamento di passo, intervenendo sulle strutture e i servizi, ma anche segnando il cambio di stile e di design all’insegna della modernità inserendo un nuovo concetto di comfort improntato all’eleganza lineare e senza orpelli”.

La sistemazione dell’appartamento, osserva l’architetto Giovanni Tortelli, progettista dell’allestimento, è stata “ideata sulla scorta della documentazione descrittiva e fotografica originale ed evoca il fermento culturale razionalista a cui i duchi d’Aosta aderirono. Funzionalità, semplicità, essenzialità, in chiara contrapposizione anche formale con lo stile sovraccarico degli ambienti ottocentesche di Massimiliano, sono quindi espressione di un nuovo gusto e soprattutto di marcata modernità”.

[i.v.]

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