Banca europea per lo sviluppo sostenibile a Trieste? Giuseppe Razza: “Ce la possiamo giocare”

06.2021 – Una rivoluzione sostenibile per l’apparato finanziario europeo: questa l’ambiziosa base da cui parte l’idea di una Banca europea per lo sviluppo sostenibile. Un organismo innovativo, flessibile e reattivo alle nuove sfide sia dell’Unione Europea sia dei suoi confini esterni, che mira ad essere un tassello fondamentale nell’importante ambito dell’innovazione e dello sviluppo.
Un grande progetto europeo al quale Trieste, insieme all’intero Friuli Venezia Giulia, vuole ambire, con la sua candidatura quale sede della nuova Banca europea per lo sviluppo sostenibile. Una realtà portuale virtuosa, con il rilevante status di porto franco, un hub scientifico d’eccellenza e un crocevia culturale essenziale per i rapporti esterni: questi i punti di forza che potrebbero rendere il Capoluogo giuliano una valida scelta per l’insediamento di una struttura finanziaria internazionale di questo genere.
La proposta, che sarà preliminarmente analizzata dalle istituzioni locali, passando poi all’esame del Ministero dell’Economia e Finanze, giungerà in seguito come candidatura ufficiale in Unione europea.
Degli obiettivi di questa nuova realtà, dei possibili benefici per l’Italia nel contesto europeo e delle eventuali novità per Trieste, ne parliamo con Giuseppe Razza, presidente dell’associazione Sustainable financing.

Trieste si candida ad essere la sede della nuova Banca europea per lo sviluppo sostenibile: cosa significherebbe avere nella città giuliana la sede di questo organismo, non solo per il Friuli Venezia Giulia, ma per l’Italia intera, nel contesto europeo?

La nuova Banca europea per lo sviluppo sostenibile è un’iniziativa franco-tedesca che nasce nel 2019 attraverso il Consiglio Europeo: è stato infatti incaricato un gruppo di alto livello per ridefinire l’architettura finanziaria europea, superata rispetto a quelle che sono le nuove sfide lanciate dall’ultima Commissione.
Le priorità ad oggi non è aiutare i paesi a trasformarsi in economie di mercato, anzi: l’obiettivo è sostenere lo sviluppo climatico sostenibile per la transizione ecologica, per l’innovazione e via dicendo.
La revisione dell’architettura finanziaria è una esigenza: proprio per questo, il gruppo ha espresso un rapporto ufficiale in cui rimarcava quanto, per le nuove sfide, sia necessario creare un organismo innovativo, che è appunto la Banca europea per lo sviluppo sostenibile.

Quali sono i vantaggi a cui si potrebbe ambire?

Questa nuova realtà porta due tipologie di benefici: uno di tipo pratico e diretto; avere una sede di una realtà così prestigiosa significa avere infatti grandi numeri di affluenza di visitatori e altrettanti di dipendenti, con le loro famiglie che si insedierebbero di conseguenza.
Si parla quindi di sviluppare nel suo complesso la città, che in questo momento vive un decremento demografico, e rafforzare il traffico nella nostra Regione, grazie ad un nuovo afflusso di visitatori.
Inoltre si tratta di un organismo che non sarebbe impattante: sarebbe un intervento che continuerebbe nel cosiddetto trend della bellezza.
Parlando invece del beneficio indiretto, si tratta della struttura principale per finanziare le politiche di sviluppo sui confini esterni all’Unione: quindi tutte le imprese che vedono i bacini dell’area balcanica, del Mediterraneo e del Medio Oriente, anche in progressione verso la Via della Seta, hanno in casa il principale finanziario che può sostenere i progetti di sviluppo sulle frontiere esterne.
E Trieste, insieme al Friuli Venezia Giulia, sono centrali rispetto a quest’area di sviluppo.

Come si strutturerebbe la Banca europea per la sostenibilità e cosa rende innovativo questo modello rispetto ad organi già esistenti; facendo diventare la struttura finanziaria europea più reattiva alla sostenibilità ambientale?

Le nuove politiche volte a combattere gli effetti tragici dei cambiamenti climatici portano molte novità significative: ad esempio, se realizzi un intervento di carattere industriale, la sostenibilità è l’elemento prioritario per poter avere le risorse finanziare per il progetto.
Ciò significa cambiare radicalmente le politiche di sviluppo economico, soprattutto sui paesi terzi.
Oggi i finanziamenti si muovono nel caso in cui venga garantita la sostenibilità degli interventi; dunque se c’è innovazione e, quindi, futuro: questa è l’essenza della finanza sostenibile.

Quali strategie verrebbero messe in campo in relazione soprattutto al programma Next EU Generation e il Green New Deal?

Non bisogna far confusione tra quelli che sono gli strumenti che la Commissione europea ha realizzato per sviluppare gli interventi all’interno dell’Unione, rispetto a quelle che sono le politiche dell’Unione Europea rispetto alle frontiere esterne.
Dar vita alla Banca europea per lo sviluppo sostenibile significa sviluppare le politiche dell’Unione Europea al di fuori dei suoi confini.
Bisogna ricordare che il concetto di sostenibilità è un concetto molto politico: non è altro che la definizione dei limiti “sostenibili” nei quali vivere.

Quali sono alcuni di questi limiti?

Si parla ad esempio della riduzione dei grandi gap, limitando la concentrazione delle ricchezze nelle mani di pochi e ridurre la povertà nel mondo, definendo i limiti finanziari superiori e inferiori di una società, all’interno dei quali la vita sia sostenibile in termini di dignità, ma anche in termini di ricchezza.
La finanza sostenibile è un concetto sia politico sia etico, quindi finanziare progetti che garantiscano questo è molto importante per il futuro delle prossime generazioni.
Per migliorare il mondo bisogna innanzitutto dare l’esempio: quindi l’Europa deve avere degli strumenti sulle frontiere esterne per poter offrire un modello virtuoso concreto.

Cosa significherebbe avere un organo bancario del genere in una “città crocevia” come Trieste? 

Si tratta di una città piena di comunità diverse che si sono integrate e vivono a pieno il Capoluogo.
Questo significa che attraverso questa ricchezza si è sviluppata una capacità di relazionarsi in termini di trasporti e connessione, con il mondo esterno, che è enorme: Trieste ha una situazione peculiare, soprattutto per alcune aree di riferimento sulle politiche di sviluppo dell’Unione Europea che sono l’area balcanica, mediterranea e del Medio Oriente.
C’è inoltre un elemento di carattere tecnico: per affrontare queste nuove sfide l’Europa ha bisogno di avere un supporto dal punto vista scientifico, di ricerca, che sarà molto importante, e Trieste ha un centro di eccellenza scientifico che è unico al mondo; ha inoltre la componente portuale, con porto franco annesso, che, per le transizioni finanziarie, è importantissimo.

Trieste ha dunque tutte le carte in regola per la candidatura…

Questi tre elementi sono quelli che giustificano a pieno titolo la candidatura di Trieste; ovvio che ci sono anche altre città italiane altrettanto ambiziose e che saranno potenziali competitor nel caso, ma sono ottimista sul fatto che ce la possiamo giocare.
L’elemento determinante dal punto di vista negoziale è che i 4 organismi europei per ora esistenti sono la BCE (Banca centrale europea), con sede in Germania e Presidente francese; poi la BEI (Banca europea per gli Investimenti), con sede in Lussemburgo e presidenza tedesca; la BERS (Banca europea per la Ricostruzione e lo Sviluppo), con sede a Londra e presidenza francese e l’ABE (Autorità Bancaria europea), con sede in Francia e presidenza spagnola.
L’Italia quindi è il primo contributore di questi organismi, insieme a Francia e Germania, e non ha né una sede né una presidenza.

Si è già pensato ad una ipotetica sede fisica? Quante persone potrebbero venir coinvolte in un progetto di questa portata?

Per quanto riguarda il coinvolgimento non abbiamo ancora idea, perché quest’organismo deve essere ancora strutturato: se sarà nuovo o partecipato, quindi se si lasceranno le attuali risorse, convertendo e trasferendo, oppure ne saranno impiegate di nuove.
Quello che posso dire è cosa sono gli organismi attuali simili: ad esempio, la Banca Europea per la ricostruzione e lo sviluppo, con sede a Londra, ha più di duemila dipendenti e più di un milione di visitatori l’anno. Questo significa avere un afflusso importante, sia in termini di visitatori sia di dipendenti, ma ovviamente non si sa ancora come verrà strutturata.
Per quanto riguarda il luogo, l’idea principale è una sede in Porto Vecchio: questo progetto sicuramente accelererebbe anche le altre iniziative che si vogliono collocare nella zona.

[c.d]