Giorgio Almirante, maggio 1988. Una Destra dopo la sua morte

22.05.2021 – 16.25 – “Senza dubbio un processo politico, il più grande del dopoguerra. Non sono accusato di aver fatto qualcosa, ma solo di aver pensato o detto certe cose. Se mi alzo e dico: ‘Viva il Duce!’ posso andare in prigione per dodici anni. Se lo fa un socialista, non succede niente”. Così Giorgio Almirante nel 1973, su “Time”, intervistato da Jordan Bonfante dopo la perdita dell’immunità parlamentare e il voto della Camera dei Deputati di fronte alla violenze attribuite alla destra italiana. Uno degli anni più difficili del paese, nel mezzo di quelli che passeranno poi alla storia come “anni di piombo”.

Di Giorgio Almirante ricorre oggi l’anniversario della morte; politico di spicco della Prima Repubblica (e anche di prima), protagonista indubbio – a volte fortemente contrastato e difficilmente controverso – del rientro della destra nell’arco costituzionale italiano dopo la Seconda Guerra Mondiale, Almirante moriva il 22 maggio 1988 a Roma. Uomo dalla figura e dalla dialettica eleganti e precise, dall’esposizione ricca di documenti e riferimenti e scevra di aggettivi inutili propria di un modo di fare politica via via scomparso assieme a lui e agli altri protagonisti dell’epoca (quell’Enrico Berlinguer nel ricordo del quale Almirante rimase in silenzio accanto alla bara, accompagnando l’omaggio solo con un segno della croce; quel Marco Pannella con il quale duellò sul significato stesso del fascismo. Quell’Aldo Moro vittima di una situazione che sia Almirante che Berlinguer conoscevano molto bene e che non potevano accettare, accerchiata da cose che nessuno dei due poteva più ignorare), Giorgio Almirante, giornalista e capo di gabinetto nel regime di Benito Mussolini, nello svolgere quel ruolo istituzionale di guida di un partito rinnovato nell’Italia repubblicana del Dopoguerra teso alla ricerca di libertà – per la destra stessa, anche quella meno vicina al centro democristiano – di espressione e di pensiero al di fuori dai totalitarismi, si era trovato costantemente in difficoltà.

Negli anni Settanta, Almirante non aveva minimizzato la gravità delle violenze in atto e i grandi rischi che esse portavano all’Italia, né negato l’esistenza di un vero e proprio neofascismo, attribuendo però le provocazioni più forti e le colpe dell’esser giunti allo scontro armato alla sinistra e a quella parte di politica italiana che le aveva ignorate, e giungendo ad accusare una “parte diversa della destra” – forze avverse, secondo Almirante, allo stesso Movimento Sociale Italiano – di aver complottato assieme al Ministero dell’interno e aver organizzato conflitti a fuoco e attentati: “Noi, dopo questo, diventeremo più forti”. E la destra cambiò; del resto, erano cambiati i tempi, e pensare che possano esistere cose immutabili è fare un passo ai confini della realtà. Dopo la fine del terrorismo e della Strategia della tensione – fatti più di politica estera e grandi potenze che d’Italia, e sconfitti molto più grazie alla forza dell’opinione pubblica e al mutamento del sentire popolare che a seguito di azioni repressive del governo – Gianfranco Fini prese il suo posto, fino al governo con Berlusconi e a un sipario caduto. E ora la destra italiana, che era, nel suo tempo e nel suo modo, di Almirante, è Giorgia Meloni, che vola nei sondaggi verso il PD e forse lo supera, a fianco e a volte di spalle rispetto alla Lega di Matteo Salvini: un risultato in termini di consenso che Almirante non avrebbe, probabilmente, mai immaginato. Almirante e il fascismo? “Non intendo distanziarmi dalla storia e dal suo divenire”, rispondeva a “Time”. “Non traggo ispirazione né dal fascismo né dall’antifascismo. Se Mussolini fosse vivo e dicesse le cose che era solito dire, farebbe ridere gli italiani. Se fosse vivo oggi, sarebbe un post-fascista, come me, e direbbe cose diverse. Tutto è cambiato. Volete che io esca sul balcone a esortare l’Italia a scendere in guerra? Fa ridere. Ma non sputo sul passato. Non mi vergogno di aver perso la guerra. Ho fatto il mio dovere, come molti altri”.

[f.f.]