Prosegue a Trieste il restauro “del più grande triceratopo al mondo”

11.03.2021 – 08.18 – Significa letteralmente “faccia con tre corna” il nome di uno dei più iconici e noti dinosauri di sempre, il triceratopo: e proprio un enorme esemplare di questi giganti della preistoria – che in fase di montaggio si è rivelato essere il più grande mai rinvenuto prima al mondo – è in fase di lavorazione in queste settimane nei laboratori della ditta triestina Zoic, eccellenza mondiale nell’ambito della paleontologia, specializzata nell’estrazione e lavorazione dei resti fossili, anche di notevoli proporzioni.
“Per poter stabilire che si tratta effettivamente dell’esemplare più grande mai rinvenuto prima – spiega il responsabile della ditta Zoic Flavio Bacchia – si è interpellato l’Istituto di paleontologia dell’Università di Bologna che ha eseguito uno studio comparato su tutto quello che è noto in letteratura e scientificamente attestato ad oggi sulle dimensioni dei crani di questa specie erbivora. Si è rilevato che il reperto più grande finora esistente misura 2,50 metri ed è custodito in un museo canadese: questo ci permette di asserire che i 2,67 metri del cranio di Big John risultino le misure in assoluto più grandi mai rilevate al momento“.

Al momento è stata montata l’intelaiatura nella quale andrà collocato l’intero dinosauro, si è posizionato il cranio con la sua dima e si è scelta la postura definitiva dell’animale: una volta montato Big John avrà una posizione che ricorda il toro di Wall Street. Si sta proseguendo con l’estrazione dei singoli reperti dalle camicie di gesso, che contengono ancora al loro interno zolle di terra e radici: le ossa sono tutte impastate e rovinate sia dagli agenti atmosferici sia dagli agenti biologici e la loro ripulitura è delicatissima. Sono stati estratti e lavorati entrambi i femori, è stata individuata la scapola, una bellissima vertebra dorsale e un altro osso particolarmente interessante, un coracoide, ovvero una delle due ossa che fanno un po’ da scudo al posto dello sterno degli animali. Si può quindi già capire che su Big John avremo sicuramente in connessione scapola, coracoide, omero e poi qualcosa delle zampe anteriori, quindi una connessione molto interessante che aumenta la completezza del grande scheletro. A breve sarà anche preparata la sezione di una costola, uno degli ossi più lunghi dell’animale per procedere ad un’analisi che permetta di risalire all’età di Big John da parte di uno studioso italiano all’Università di Yale: questo aiuterà ancora meglio a capire se la natura, le dimensioni, la morfologia generale dell’animale sono sue peculiarità o magari queste caratteristiche sono dovute al fatto che era un esemplare molto vecchio, come alcuni elementi farebbero supporre, a partire dal corno sopra il muso che risulta particolarmente corto.

Per procedere correttamente nel lavoro di posizionamento dei reperti è stata stampato un ingrandimento dell’immagine della colonna vertebrale su cui sono state posizionate le singole vertebre già lavorate: un espediente utile anche a misurarne le dimensioni via via che vengono collocate le vertebre e avere così una prima ipotesi non solo sul cranio, ma anche sulla lunghezza totale.
“Stiamo posizionando le vertebre – ha ancora spiegato Bacchia – quelle in lavorazione e quelle parzialmente già lavorate: la prima cosa che abbiamo subito evidenziato è che il primo ingrandimento della colonna che avevamo ipotizzato non era ancora sufficiente: l’esemplare si è dimostrato più grande delle nostre stesse aspettative”.
Appena possibile saranno comunicate le date per le prossime aperture al pubblico in presenza.

[i.v.]