13.03.2021 – 08.00 – Il Friuli Venezia Giulia è l’unica regione in Italia ad avere registrato, dal punto di vista del numero degli occupati, una variazione positiva nel 2020. Lo scorso anno, infatti, il dato è stato pari in media a 513.600 occupati, un aumento di 2.100 unità rispetto al 2019, segnando in termini di punti percentuale un +0,4. Un quadro positivo se si considerano i dati registrati nel restante Nordest, con un -2,4 per cento in Veneto, un -2,1 per cento in Emilia Romagna ed un -2 per cento in Trentino Alto Adige. A rilevarlo è l’indagine di Alessandro Russo ricercatore dell’Ires Fvg, su rielaborazione dei dati Istat.
Il periodo tra marzo e maggio è stato quello in cui sono stati registrati i contraccolpi più pesanti in termini occupazionali, a cui però ha fatto seguito una fase di recupero; tuttavia, con l’introduzione nel quarto trimestre di nuove misure restrittive che coinvolgono l’attività economica si è assistito ad un rallentamento della ripresa.
A tamponare in parte la situazione sono stati gli interventi messi in campo dal Governo, come la cassa integrazione e il blocco dei licenziamenti. Basti pensare che nel solo Friuli Venezia Giulia l’anno scorso ad essere autorizzate sono state 69,3 milioni di ore di cassa integrazione guadagni, a cui vanno sommati 24,8 milioni di ore dei fondi di integrazione salariale – esclusi quelli gestiti dagli enti bilaterali. (Tuttavia, su questo punto l’Istat precisa il carattere provvisorio delle stime, che potrebbero subire “revisioni sulla base di ulteriori analisi e della progressiva estensione e completamento delle informazioni disponibili”).
La crescita riguarda però solamente l’occupazione dipendente a tempo indeterminato, mentre sul fronte del lavoro a tempo determinato e indipendente è proseguita la contrazione già in atto da tempo. Inoltre, l’incremento registratosi nel settore del manifatturiero ha compensato i cali riguardanti il comparto dei servizi più duramente colpito dalla pandemia.
Infine, se da un lato i dati sul tasso di disoccupazione rilevano un quadro positivo, con un 5,6 per cento nel 2020 contro un 6,1 per cento nel 2019, va considerato però che le limitazioni legate ai mesi di lockdown hanno reso praticamente impossibile la ricerca del lavoro. Calano infine nel 2020 anche le domande di prestazione NASpI, che passano da 39.545 a 38.221.
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