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lunedì, 8 Agosto 2022

Rom e Sinti, nasce il partito “Mistipè”: voce di una comunità, al fianco delle donne

29.01.2021- 13.00 – “Indovini”, “ladri”, “miserabili”. Sono solo alcuni degli stereotipi che purtroppo attraversano spesso la mente di molti italiani quando si parla di comunità Rom. Per molte persone, infatti, questa è ancora “Una comunità da conoscere”, come suggerisce il titolo dell’ultimo libro di Santino Spinelli, (titolare alcuni anni fa della cattedra di Lingua e Cultura Romaní presso l’Ateneo di Trieste).
Quello dei Rom è, ad oggi, uno dei gruppi etnici purtroppo ancora poco tollerati in Europa e attorno al quale è andato a costruirsi un muro di pregiudizi e stereotipi, alimentati nel corso del tempo dai più fantasiosi racconti metropolitani.

Spinto proprio dall’intenzione di abbattere questo muro, nasce il 4 dicembre 2020, “Mistipè” (che significa amore, bene e rispetto reciproco) il primo partito nazionale che rappresenta Rom e Sinti, fondato da Giulia Di Rocco, Virginia Morello e Concetta Sarachella; nato dall’Unione dei rom molisani e abruzzesi, ha la sua sede in Abruzzo.
«Abbiamo bisogno di una rappresentanza valida per colmare la lacuna della politica che si propone di risolvere la questione Rom senza interpellare i Rom. Però si ricordano di noi solo sotto elezioni: la sinistra promette case, lavoro e servizi e la destra ci usa come capro espiatorio. Siamo lo 0.026%, 180 mila italiani e 26 mila di nuova integrazione, ma quale minaccia potremmo mai essere? È sempre colpa del Rom che non vuole integrarsi, non vuole lavorare, ma vuole delinquere senza fare alcuna distinzione». Così, la vicepresidente Giulia Di Rocco, racconta la sua candidatura, a lungo meditata e pianificata.

Ma l’intento non è solo quello di dare rappresentanza a questa comunità purtroppo ancora in molti casi denigrata, ma anche di ribaltare gli opprimenti stereotipi che impediscono l’integrazione e la sensibilizzazione delle donne Rom, mostrando loro un’alternativa al matrimonio. “Mistipè” è infatti sì un partito, ma anche un movimento femminista: il rapporto tra una comunità marginalizzata e le donne, infatti, è particolarmente complesso. Si parla di “doppia discriminazione”, una all’interno della comunità e una all’esterno; una in quanto donne e l’altra in quanto Rom.
“Mistipè”, quindi, si pone anche come obiettivo quello di rilanciare il valore delle donne nel sociale e nel lavoro. «Non c’è mai stata una donna rom preparata che sensibilizzasse le altre donne e mostrasse loro un’alternativa al matrimonio», specifica la vicepresidente. Cosa significa, infatti, crescere (donna) in bilico su quell’invisibile, ma più che percepibile, muro che separa la comunità Rom dalla società italiana? Significa crescere come cittadine italiane ma essere considerate straniere a casa propria. Un sentimento straziante, che le attiviste e fondatrici del partito sperano di sopprimere.
La nascita di questo nuovo partito, oltre che suggerire un primo passo verso il riconoscimento dei Rom e la loro inclusione sociale, sembra quindi voler favorire e incentivare una riflessione più ampia, che non riguarda solamente la sfera politica e culturale, spingendosi oltre ed entrando anche in quella privata e personale.

J.A

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