18.01.2021 – 08.00 – In area tedesca, nel corso del XIX secolo, venne a crearsi una nuova tipologia di pensiero, incentrata maggiormente sullo studio della scienza storica in sé e non sulla medievistica in generale.
Una visione critica e analitica che desidera porre al centro del dibattito non solo Imperatori, Re, o comunque figure di spicco, ma anche coloro i quali, rappresentanti la maggioranza, vivono storicamente nell’ombra, ovvero il popolo.
Questa seconda ‘faccia della medaglia’ doveva venir considerata non quale massa indifferenziata, bensì esseri umani oggetto di diverse forme di asservimento.
Esponenti estremamente rappresentativi di questa nuova forma di osservazione della storia sono i filosofi Friedrich Engel e Karl Marx, che portarono all’introduzione di vari principi del materialismo storico.
Questa loro visione della storia dava adito non solo ad un’analisi approfondita delle dinamiche economiche e sociali di un gruppo definito, ma anche a una rivalutazione totale della storia dell’uomo fin dai suoi albori. Marx ed Engels con il loro materialismo storico desiderano in prima istanza criticare gli ‘ideologi’ che per loro erano rappresentati dalla Sinistra Hegeliana e che, con le loro tesi, offrivano una visione distorta della realtà.
I due filosofi offrono una svolta pragmatica alla visione appunto più ‘ideologica’ dei filosofi a loro contemporanei e passati, esprimendosi anche a riguardo dello studio, e apprendimento, della storia.
Marx ed Engels nello sviluppo delle loro ricerche non espressero mai una visione ‘stravolta’ del Medioevo e, anzi, mantennero la tripartizione storica di Antichità, Medioevo, Età Moderna tanto cara agli storici del tempo.
Per Marx questa concezione canonica diviene però una divisione tra tre modi di produzione distinti: schiavistico, feudale e capitalistico. Nonostante questa impassibilità nei confronti della tripartizione classica, Marx ed Engels non si scostarono dal dare un giudizio sul Medioevo, riconoscendo il sistema feudale medievale quale un sistema che garantiva ai lavoratori delle campagne una determinata proprietà. Affidandosi nuovamente alla “Guida allo studio della storia medievale” si legge quanto segue: “Nell’economia urbana, i lavoratori erano stati soggetti nel medioevo a un dominio delle corporazioni di mestiere e dei maestri artigiani. Lo sviluppo che avrebbe generato il capitalismo, e con esso la polarizzazione fra capitalisti e lavoratori salariati, aveva avuto come presupposto l’espropriazione dei produttori contadini e artigiani”.
Emerge quindi che le prime mosse di quello che sarebbe diventato il Capitalismo si possono riscontrare nel XIV e XV secolo. Postuma alla morte di Marx, un’opera firmata dal suo compagno Friedrich Engels pone invece l’accento sulla figura della donna nella storia: si parla dell’opera antropologica Origine della famiglia, della proprietà privata e dello Stato (1884).
In questo testo viene approfondita l’evoluzione che dalla cultura del matriarcato arriva fino alla subordinazione della donna all’uomo, passando poi per la promiscuità sessuale, il matrimonio monogamo e l’assenza nei rapporti di coppia dell’amore sessuale individuale. Prendendo in esame l’ultima tappa dello studio di Engels, questo tipo di amore si individua per la prima volta, sancendo un vero e proprio progresso morale, nel Medioevo, con la celebrazione di esso nella letteratura trobadorica e cavalleresca. Questa serie di considerazioni sull’Età di Mezzo fatte da Engels e Marx funge da strumento per comprendere come durante l’Ottocento si sarebbe potuto vivere una rivoluzione della visione storica in auge fino a quel momento e, di conseguenza, una visione differente del Medioevo.
Si nota inoltre un nuovo punto focale dedicato al mondo economico, percorrendo le tappe che portarono al capitalismo. Infatti, questo grande interesse per la storia economica inizia ad affermarsi e a crescere proprio alla fine dell’Ottocento e all’inizio del Novecento, senza però distogliere l’attenzione dall’approfondita analisi della storia politica
[La rubrica “La leggenda nera del Medioevo” è frutto dell’adattamento della tesi di laurea “La leggenda nera del Medioevo. Un viaggio tra retrograde falsificazioni e verità sorprendenti” di Chiara D’Incà e, in veste di relatore, la prof. Miriam Davide, nell’ambito del corso triennale in ‘Discipline Storiche e Filosofiche’ dell’Università degli Studi di Trieste]


