18.01.2021 – 19.24 – Quando costruisci un robot, è opportuno che gli insegni a rispettare alcune regole. Ad esempio, la prima Legge della Robotica scritta da Azimov inizia così: “Un robot non può recar danno a un essere umano”. Questa legge è già stata violata in passato. Uno dei casi più eclatanti è accaduto nel 2016 a Dallas: un robot si è avvicinato a un criminale ed è esploso. Il criminale è morto e la prima legge della robotica è stata infranta. A dirla tutta, avevano imbottito il robot di esplosivo “a sua insaputa” e lo avevano fatto detonare con un telecomando. Pertanto, probabilmente non era consapevole, ma lo scenario che si è aperto è tanto drammatico quanto imprevedibile. E, da allora, i robot e, soprattutto, le intelligenze artificiali che li governano e che permeano il nostro mondo, si sono sempre dimostrati sempre più “ribelli”.
Recentemente, è accaduto che una società di consegne a domicilio (la cui App è probabilmente sul tuo telefonino, pronta a consegnarti la pizza calda o il poke) è stata convocata davanti al Giudice del Lavoro di Bologna perché la sua intelligenza artificiale avrebbe tenuto una “condotta antisindacale”. In sintesi, alcune associazioni sindacali si sono lamentate di come l’algoritmo, che si chiama Frank, gestiva l’accesso alle sessioni di lavoro, cioè, di come i riders potevano prenotare i loro turni di lavoro. Cosa accadeva?
Innanzitutto, va detto che non tutti i turni dei riders sono altrettanto comodi e remunerativi. E Frank prevedeva che i riders “migliori”, quelli con il punteggio più alto, potessero prenotare i turni per primi, accaparrandosi quelli migliori. Ma il punteggio dipende anche dall’assiduità al lavoro e, se svolgi un’attività sindacale, capita che tu ti debba legittimamente astenere dal lavoro. Ecco l’inghippo: sembra che Frank non tenesse conto e, pertanto, penalizzasse tutte le forme lecite di astensione dal lavoro, tra cui l’attività sindacale. Pertanto, secondo i riders, l’algoritmo realizzava una chiara condotta antisindacale.
Ora, potremmo discutere a lungo se sia colpa dell’algoritmo, del programmatore, dell’intelligenza artificiale o del datore di lavoro. Certo, è difficile immaginare che un’intelligenza artificiale voglia danneggiare gli umani, almeno consapevolmente. In ogni caso, la società di consegne ha difeso a spada tratta Frank, sostenendo che “era totalmente estraneo al sistema di prenotazione” e che “nulla aveva a che fare con le statistiche”. Insomma, un buon lavoratore, irreprensibile nell’operato e, mansionario alla mano, estraneo ai fatti.
A diverse conclusioni è giunto il Giudice del Tribunale del Lavoro, che invece ha accertato la discriminatorietà di quanto era stato lamentato, condannando la società a fare una lavata di capo a Frank ed a redarguirlo affinché smettesse immediatamente di danneggiare i lavoratori parasubordinati con la sua condotta antisindacale (Tribunale di Bologna, sez. Lavoro, ordinanza 31 dicembre 2020).
[g.c.a.]


