28.12.2020 – 13.46 – Gli ultimi giorni di dicembre preludono tradizionalmente a un bilancio dell’anno passato e ad una previsione per quello futuro; il Porto di Trieste in tal senso non fa eccezione, al termine di un 2020 difficile, tra la sentenza del Tar a giugno e la crisi economica connessa all’emergenza Coronavirus. L’Ansa FVG a questo proposito ha intervistato il Presidente dell’Authority dello scalo giuliano, Zeno D’Agostino, che ha sintetizzato le sfide dell’anno venturo in due gruppi principali: da un lato le minacce continue di monopolio da parte delle grandi compagnie marittime le quali passano dal mare alla terra con un raggio d’azione sempre maggiore; e dall’altro il “Green Deal“, la sfida di decarbonizzare i porti italiani. Complessivamente il Porto ha retto assai bene all’urto di questo (pandemico) 2020, specialmente sul fronte dell’occupazione
“Si riscontra – osserva D’Agostino – una progressiva ‘discesa a terra’ delle compagnie marittime. Ed è un po’ questa la sfida dei porti, ossia riuscire a non farsi cannibalizzare dalla presenza delle compagnie armatoriali, perché queste, oltre a stringere alleanze a livello marittimo, cominciano a essere soggetti fondamentali della logistica terrestre. Cosa che non ritengo dannosa ma un naturale processo di evoluzione della logistica”.
Per raggiungere quest’obiettivo, secondo D’Agostino, occorre che “il ruolo delle autorità portuali” vada a “contrastare l’effetto monopolio, o meglio oligopolio. Siamo in presenza di oligopoli del mare che stanno lentamente scendendo a terra”.
Già da tempo discusso, ma altrettanto urgente è il tema “della decarbonizzazione e della transizione energetica dei porti, che stiamo affrontando con il Recovery Fund“. Due i focus da considerare, ovvero “la decarbonizzazione di quanto già facciamo o che faremo, e pensare di considerare il porto come un hub energetico e non solo trasportistico”.
[i.v.]


