26.12.2020 – 11.30 – Il 22 dicembre, la giornalista triestina Giovanna Botteri, in una breve conferenza intitolata: “Dalla Città proibita alla forBiden City: la Cina e la nuova Casa Bianca“, ha parlato del rapporto tra Cina e occidente, focalizzandosi in particolare sulla relazione con gli Stati Uniti. L’intervento faceva parte del ciclo di conferenze R-evolution, organizzate dal Teatro Verdi di Pordenone, quest’anno incentrato sul cambio di presidenza USA e le possibili conseguenze nei diversi scenari globali.
Botteri ha iniziato il suo intervento analizzando come sono state percepite le elezioni americane nel paese del dragone, a cominciare dal fatto che il governo cinese non ha riconosciuto immediatamente la vittoria di Biden, ma, alla pari del governo russo, ha aspettato diversi giorni prima di porgere le proprie congratulazioni. Inoltre la stampa cinese ha coperto le elezioni americane sottolineando come indipendentemente da chi avrebbe vinto le relazioni tra i due paesi non sarebbero cambiate, su questo punto la giornalista ha concordato sottolineando come, per gli Usa, la Cina sia un partner commerciale importante e molto aggressivo nell’export, specialmente perchè utilizza pratiche percepite come scorrette (ad esempio la svalutazione artificiale dello yuan).
Se le difficoltà nelle relazioni sono le stesse, l’approccio cambia solo apparentemente, al di là della retorica aggressiva di Trump la sua amministrazione aveva faticosamente raggiunto un primo accordo col governo cinese poco prima dello scoppio della pandemia. E ancora precedentemente, c’era stato un tentativo di accordo da parte dell’amministrazione Obama, in cui Biden era vicepresidente. Ma, le posizioni erano e sono molto distanti in quanto gli USA, che importano tantissimi prodotti cinesi e la cui industria ha sofferto molto la concorrenza del paese asiatico, necessitano di un accordo molto di più della Cina, che importa pochi prodotti dall’america, da tempo cerca di ottenere il know how necessario per non dover più importare tecnologie estere e possiede una fetta considerevole del debito statunitense.
La giornalista ha deciso poi di soffermarsi proprio sull’aspetto tecnologico, sottolineando come il paese asiatico ormai svetti nel campo, prendendo d’esempio il 5g cinese che è di gran lunga più avanzato e conveniente rispetto ai modelli di altri paesi. Inoltre, ha invitato ad osservare come non solo la Cina, ma anche la Corea del Sud e Taiwan abbiano evitato la seconda ondata attuando un tracciamento molto forte, che Botteri ha elogiato senza tuttavia menzionare come le stesse tecnologie possano essere usate in maniera decisamente autoritaria, come il social score cinese, il punteggio che il governo cinese assegna alla reputazione di ogni cittadino. Averlo troppo basso, anche a causa di piccole infrazioni, può portare a conseguenze come l’impossibilità di comprare biglietti dei treni o essere sottoposti ad aumentati controlli di sicurezza.
Un altro punto molto importante, di cui si è discusso alla conferenza, è la riconversione verde. Su questo punto Botteri ha sottolineato come per la Cina sia assolutamente necessaria visto il prezzo altissimo pagato dal paese per la sua rapida industrializzazione che è avvenuta utilizzando il carbone. Come esempio di questo cambio di passo, si è parlato delle difficoltà di acquistare un auto nel paese asiatico, visto che il governo cerca di diminuirne il numero, e di come ci sia una spinta fortissima verso l’elettrico. Secondo la giornalista, proprio sotto quest’ultimo aspetto ci sarebbe la possibilità di una collaborazione fra le due superpotenze, in quanto Biden ha fatto parte dell’amministrazione Obama che aveva aderito al Trattato di Parigi sul clima; quest’ultimo punto tuttavia appare quantomeno dubbio vista sia la mancata adesione USA a trattati precedenti come il Protocollo di Kyoto, sia il rischio che i democratici perdano i seggi in bilico per il senato in Georgia fattore che consegnerebbe la camera alta ai repubblicani.
Infine si è parlato dell’annosa difesa dei diritti umani in Cina da parte dell’Occidente, che secondo la Botteri sarà una mera facciata che verrà usata come leva nelle trattative da parte dell’occidente, ma non avrà conseguenze concrete né nello Xinjiang, né ad Hong Kong. Un punto interessante, su quest’ultima città, è stata la sottolineatura di come con la legge sulla sicurezza interna la Cina ha di fatto chiuso le proteste degli studenti, ponendo fine alla fragile democrazia della regione amministrativa speciale, e l’occidente tutto ciò che ha potuto fare è stato rendere più facile ai cittadini di Hong Kong emigrare verso Regno Unito e Australia.
Un intervento che, specie nella sua parte iniziale, sulle difficili relazioni fra i due paesi, ha evidenziato ancora una volta come la Cina sia di fatto la potenza ascendente che mira ad espandersi, mentre ormai l’evidente declino statunitense spinge i suoi governi più che a politiche espansive ad una difesa delle posizioni già acquisite. (Per chi desiderasse vedere la conferenza, è disponibile sul canale youtube del Teatro Verdi di Pordenone).
a.z


