Covid-19, Novavax: un nuovo vaccino di cui si sentirà molto parlare

30.12.2020 – 12.27 – Il 28 dicembre l’azienda di biotecnologie Novavax ha comunicato che, negli Stati Uniti, inizieranno i tanto attesi trial di fase 3 di un nuovo vaccino contro il Covid-19. Nei mesi scorsi, circa 15 mila volontari nel Regno Unito si sono sottoposti alla somministrazione per testarne l’efficacia contro il virus e presto saranno presentati all’EMA per ottenere un’autorizzazione. C’è da aspettarsi che, nel 2021, si nominerà molto spesso anche questo vaccino che, finora, è finito troppo poco spesso sotto i riflettori. Ma cerchiamo di fare un po’ di chiarezza su quale tipo di tecnologia dovrebbe sfruttare: su Focus, nota rivista che si occupa anche di scienza, si legge che, in termini tecnici, quello di Novavax è un vaccino a subunità proteica; consiste in piccole particelle lipidiche che fanno da “puntaspillo” a copie ottenute in laboratorio della proteina spike, la chiave che il coronavirus SARS-CoV-2 usa per accedere ai recettori ACE2 delle nostre cellule. Alla molecola lipidica con i suoi cloni di spike è aggiunto un composto di origine vegetale, la saponina, che ha una funziona immunostimolante: incoraggia cioè la risposta immunitaria dell’organismo, che inizia a produrre anticorpi contro la proteina più riconoscibile del SARS-CoV-2. In pratica si costruisce, in un contesto protetto e non infettivo, un esercito di anticorpi specializzati, nell’eventualità di un successivo incontro con il virus vero e proprio.

Lo stesso articolo, inoltre, fa riferimento al fatto che altri vaccini con questo tipo di tecnologia vengano già usati contro altre sgradite infezioni: funzionano così quello contro l’Epatite B somministrato ai neonati, uno contro l’influenza approvato nel 2013 e quelli contro il Papillomavirus umano che hanno quasi azzerato il rischio di tumore al collo dell’utero nelle nuove generazioni. Allo stesso tempo, rispetto ad altri vaccini anti-covid, che sfruttano le istruzioni genetiche che dirigono la produzione di spike anziché direttamente la spike stessa, questo tipo di approccio richiede tempi più lunghi. Gli sviluppatori hanno dovuto produrre infatti la loro versione della proteina spike, il più simile possibile all’originale e sufficientemente stabile da mantenere la sua capacità di stimolare il sistema immunitario durante il processo di produzione e distribuzione. Ecco perché il 24 settembre, quando l’azienda ha iniziato il trial di fase 3 nel Regno Unito, Moderna, Pfizer-BioNTech e AstraZeneca erano già in fase avanzata dei test di efficacia.

Ad agosto sono usciti i risultati dei primi trial sull’uomo e viene messa in evidenza la forte risposta nella produzione di anticorpi e nessun effetto collaterale degno di nota. Anche i dati ottenuti dalla ricerca su una dozzina di scimmie che ha ricevuto diversi dosaggi del vaccino e poi esposte al Coronavirus sono interessanti: il SARS-CoV-2 non è riuscito a moltiplicarsi nel naso degli animali vaccinati, un’assenza di replicazione virale che, se valesse anche sull’uomo, farebbe sperare in un’efficacia sterilizzante del vaccino. Se questo effetto fosse confermato nei test su decine di migliaia di persone significherebbe la possibilità di arrestare anche il contagio asintomatico nelle persone che diffondono inconsapevolmente la malattia. Ma avere cautela è obbligatorio: i modelli animali non sono l’uomo e Novavax non ha mai ottenuto finora l’approvazione di uno dei suoi vaccini candidati.
L’azienda punta a somministrare il vaccino a due terzi dei 30 mila soggetti che spera di raccogliere tra USA e Messico. L’arruolamento dei volontari potrebbe incontrare diversi problemi perché è già iniziata la distribuzione degli altri vaccini e sempre meno persone potrebbero accettare di farsi coinvolgere in uno studio clinico in cui rischiano di ricevere un placebo.

[a.b]