2020, Natale con chi vuoi. Un augurio ai nostri lettori

25.12.2020 – 11.25 – In una notte di dicembre di vent’anni fa, due ragazzi più o meno appena fidanzati guardavano abbracciati la BBC in un salotto piccolo e molto inglese, dalla moquette blu decorata a stelline, e le pareti giallo intenso. Dalla televisione quadrata e piuttosto ingombrante uscivano musiche natalizie molto Low-Fi; nel pomeriggio, poco prima, era stata l’ora di Riverdance. Fuori, Dublino. Lo scatolone a forma di televisore predatava di qualche anno gli schermi led da sessanta pollici con audio Ambient già integrato e dodici canali Netflix preprogrammati, e i due ragazzi a tutto pensavano, tranne che a Netflix, agli altri e a uscire di casa. O a quello che sarebbe successo dopo. Bastavano a sé stessi, e quel Natale bastava a loro. Ascolto ancora Riverdance da quello stesso cidì acquistato da Carrolls; Carrolls c’è ancora, manca tutto il resto, ma il centro del racconto non sono io e la vita è nota, già da tempo, per essere qualcosa che cambia senza chiederti permesso: porta cose brutte che non vorresti mai, come il desiderio di riascoltare Riverdance con chi non c’è, cose belle che non avresti creduto mai come una nottata passata a ballare sui tavoli di Kazimierz a quasi cinquant’anni e altre che non ti saresti mai aspettato. Come il Coronavirus e il mondo piombato in un sospeso.

Questo è un Natale diverso: per averlo scritto, oggi 25 dicembre, non dubito di una menzione al Pulitzer 2021. Lo scrivo perché è la nota che contrassegna un anno, questo 2020, da dimenticare, che però il Natale non è riuscito a distruggerlo. Ciascuno ci ha messo un po’ del suo, per cercare di rovinarlo: le zone arcobaleno, con regole che hanno scavato un fossato fra chi oggi può bastare a sé stesso (come i due fidanzati di vent’anni fa) e chi è solo e guarda il mondo dalla finestra; il terrore portato ogni giorno da ogni pagina di giornale (tranne qualcuna) fatta da grafici di contagiati morti e ricontagiati e rappresentata egregiamente da una quantità di videogiornalismo ormai specializzatasi nel riprendere bare e terapie intensive a ogni sacrosanta edizione; i medici un tempo eroi, ora spesso impegnati a far gara di visibilità mentre rispondono in diretta: “Io sono dottore; lei chi è per parlare?” (il suo paziente, caro dottore; ma lasciamo stare). Gli anziani triestini caduti in casa, portati via (dopo tre quarti d’ora d’attesa, trascorsi distesi a terra) da un’ambulanza in stile corriere espresso sotto lo sguardo dei propri cari, e isolati in un reparto non-Covid avendo come solo contatto con l’esterno una finestra di un’ora in cui telefonare, dalle 14.30 alle 15.30 (domanda: perché)? Abbiamo infine trascorso gran parte del 2020 cercando di avere ragione, chi di una cosa chi dell’altra, e facendo tutto il possibile per cercare di dimostrare all’altro di aver ragione, chi su una cosa chi sull’altra, dando vita a un pensiero non scientifico Social (fatto anche di consulenti scientifici autori di libri, capi di governo e ministri) che ci ha portati in marzo a dire che “pochi giorni di sacrificio” avrebbero permesso di far tornare tutto a posto in tre settimane. Mentre la scienza, quella vera, ci diceva ben altro, soprattutto che i medici non hanno tutte le risposte, come l’influenza di ogni stagione ci ricorda, e a volte non ci sono neppure le domande. Siamo arrivati, alla fine, ai bambini che chiedono in regalo un pupazzo da metter sotto l’albero e lo chiamano Covid.

Tutto questo non è riuscito, però, a rovinare lo spirito del natale, quello vero. Sono mancati i mercatini, le fiere e le strade piene di gente: saranno anche un simbolo del consumismo, ma portano del bello e fanno compagnia. È mancato il piacere di guardare una vetrina addobbata per il Natale; al loro posto, troppo spesso c’è un vuoto o un cartello ‘affittasi’. Non è mancato lo stress dei regali, nel senso che non c’è stato: colpo duro per i negozianti, durissimo (le conseguenze saranno tutte da affrontare in primavera), però è stato bello ricevere quello che si è ricevuto, quando è stato possibile, e scambiarsi gli auguri. Auguri, quest’anno, quasi sempre non di circostanza (quelli di circostanza li abbiamo cancellati; in quest’anno non semplice, un augurio vale più di un Whatsapp). Dicendosi la verità, che spesso non si vuol dire, chi sentiva come importante vedere l’amico, il compagno, il familiare ha trovato il modo di farlo, passando dal vicolo più stretto o inforcando una bicicletta: il Natale l’ha trascorso con chi voleva, e ha fatto bene. Natale breve, ma forse più intenso. E qualche buona notizia, fra le righe dei grafici dei contagi, c’è stata, come una Brexit meno disastrosa di quella che avrebbe potuto essere (che salva gli accordi del Venerdì Santo) e un’Europa che mostra settimana dopo settimana di aver cambiato passo e di voler affrontare la più grande crisi degli ultimi cent’anni in modo più unito: questo, nella voglia di ripresa, può fare la differenza anche per noi. Natale prossimo è lontano non essendo ancora conclusosi questo, e i nuovi titoli, che vogliamo leggere nel modo giusto, dicono qualcosa che già sappiamo bene, ovvero che non ci saranno rivoluzioni copernicane nella maniera in cui il Covid-19 andrà affrontato: è un virus nato per rimanere, per diventar parte di quella natura dalla quale è stato creato, e il vaccino non lo spazzerà via. Il vaccino ci aiuterà solo a convivere con esso fin quando per il nostro corpo esso non sarà nient’altro che uno dei mille grattacapi fastidiosi che ci portiamo dietro da quando ci siamo eretti e abbiamo iniziato a usare le mani. Uscire presto da questa foto grigia della Trieste immersa nel silenzio dipenderà da noi, dalla nostra capacità o meno di cambiare il nostro modo di affrontare la sfida. A tutti i nostri lettori, un augurio di buon Natale, e un ringraziamento per averci seguiti e per seguirci. A chi è solo, un abbraccio ancora più forte e un augurio ancora più grande, con una promessa: neppure nel 2021, come quest’anno, lo dimenticheremo.

[r.s.]

Roberto Srelz
Roberto Srelzhttps://trieste.news
Giornalista iscritto all'Ordine del Friuli Venezia Giulia

Ultime notizie

Dello stesso autore