Vaccino Covid, “Riprenderemo la nostra vita normale”. I giovani però gli ultimi per priorità

15.11.2020 – 12.57 – “Riprenderemo la nostra vita normale il prossimo inverno”. L’impatto del nuovo vaccino per la lotta alla pandemia di Covid-19 mostrerà i suoi effetti in maniera significativa nell’estate del 2021, e tutto dovrebbe tornare a posto a fine dell’anno prossimo. È quello che pensa Ugur Sahin, 55enne medico e immunologo tedesco nato in Turchia, co-nfondatore di BioNTech. Anche se le prime somministrazioni dovrebbero iniziare alla fine di questo mese, sarà infatti troppo presto per vedere effetti significativi, e occorrerà avere pazienza. Sahin, oncologo e professore all’università di Mainz, da parte sua assieme alla moglie una delle persone più influenti (e ricche) della Germania nel campo della ricerca. In un’intervista rilasciata alla britannica BBC, Sahin si è mostrato certo del successo del vaccino, senza però nascondere le molte difficoltà, soprattutto nella produzione e nella distribuzione, alle quali si sta andando incontro.

BioNTech è la società che, assieme a Pfizer, notissima multinazionale del farmaco, ha presentato i risultati preliminari del vaccino da essa sviluppato, che, dopo una sperimentazione fatta su 43mila volontari in più nazioni, mostrano una copertura efficace fino al 90 per cento dopo una somministrazione in due fasi, la seconda a tre settimane di distanza dalla prima. L’ipotesi, non ancora commentata dal Ministero della salute italiana, è che la disponibilità delle dosi (già prima dell’anno nuovo quelle prodotte saranno decine di milioni; molte, ma comunque insufficienti per una prima vaccinazione globale) sia riservata a fasce ben determinate identificate nei medici e sanitari prima degli altri, e poi negli anziani di oltre ottant’anni; e via via a scendere, senza che, in una prima fase, per le persone al di sotto dei cinquant’anni la vaccinazione sia prevista. Sahin ritiene che il vaccino ridurrà sensibilmente la trasmissione del virus SarS-CoV-2, allo stesso tempo impedendo lo svilupparsi dei sintomi nelle persone alle quali è stato somministrato; questo fino a dimezzare, possibilmente, la trasmissibilità del Covid-19. Assieme alle altre misure di prevenzione e al caldo dell’estate, ciò potrebbe arrestare la pandemia.

Il vaccino di Pfizer-BioNTech è il primo nel suo genere: nessun vaccino RNA è mai stato prima approvato per l’uso sull’uomo. Il concetto di ricerca che ha portato al suo sviluppo non è però nuovo, e altri esperimenti, per altre malattie, sono stati già condotti su volontari. Saranno quindi le agenzie del farmaco di ciascuna nazione a doverne legalmente autorizzare l’uso. E siccome il vaccino è nuovo, si temono (e si sono già viste) le reazioni degli ambienti No-Vax: le piattaforme Social si sono già attivate nella rimozione di contenuti e post ritenuti fasulli o pericolosi. DNA modificato, chip elettronici miniaturizzati e iniettati assieme al vaccino, preparati chimici destinati a favorire il controllo della popolazione, di nuovo il 5G (pure ormai superato nel campo delle telecomunicazioni dal 6G, eppure i suoi detrattori non l’hanno ancora notato), pseudoscienza, teorie della cospirazione fino ad arrivare al genocidio: sui siti No-Vax si trova un po’ di tutto. E la fiducia nel nuovo vaccino risulta già erosa prima ancora che la distribuzione sia iniziata; una situazione così pericolosa da aver già fatto discutere, ad esempio in Francia e nel Regno Unito, sull’opportunità di varare leggi che obblighino i Social network ad azioni ancora più forti nei confronti degli utenti e puniscano severamente chi diffonde informazioni fasulle.

Quando avremo il vaccino? Pfizer ritiene di poter fornire 50 milioni di dosi entro la fine del 2020, e circa 1.3 miliardi entro la fine del 2021; come si diceva, però, sono poche. Al vaccino Pfizer-BioNtech potrebbe affiancarsi l’altro vaccino in dirittura d’arrivo, quello di AstraZeneca e dell’Università di Oxford, se le sperimentazioni finali avranno successo; AstraZeneca ha parlato di circa 500 milioni di dosi per l’Europa entro l’anno prossimo e forse 2 miliardi globalmente, ma ancora non ci siamo: ne mancano un bel po’. C’è poi il russo Sputnik V, anch’esso rilasciato per l’uso nella cosiddetta terza fase, quella della sperimentazione più ampia, e i risultati sembrano molto incoraggianti: i ricercatori russi parlano di un 92 per cento di efficienza. Numerosi altri vaccini sono alla fase finale di sperimentazione, fra i quali quello statunitense di Moderna, quello di Sinopharm in Cina: ci sono stati, però, anche seri incidenti, uno dei quali, in Brasile, sembra esser culminato nella morte di un volontario. Non ci sono ancora dati su che effetto il vaccino avrà proprio sulle categoria più esposta, alla quale, dopo i sanitari e medici, verrà somministrato per prima, quella degli anziani ultra-ottantenni; e si potrà sapere quale effetto ha sugli asintomatici solo dopo una prima vaccinazione estesa, che però, essendo gli asintomatici in maggioranza proprio i più giovani, avverrà solo successivamente. E non si sa quanto l’immunità potrà durare, anche se questo punto non è ritenuto eccessivamente critico: una seconda somministrazione per rafforzare l’immunità, eventualmente con una dose ridotta, ad esempio dopo un anno, dovrebbe essere semplice da fare. Gli effetti secondari, più o meno quelli di una vaccinazione antinfluenzale: in alcuni casi un po’ di dolore nella zona dell’iniezione per qualche giorno, e un po’ di febbre, sempre per qualche giorno.

[r.s.]

Roberto Srelz
Roberto Srelzhttps://trieste.news
Giornalista iscritto all'Ordine del Friuli Venezia Giulia

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