Nuovo Dpcm, Fedriga: “È come comprare una casa senza andarla a vedere”

04.11.2020 – 16.55 – In attesa di sapere quali saranno le zone d’Italia a rientrare nella fascia rossa, arancione o verde (ora gialla), ad esprimere nuovamente perplessità in merito ai contenuti del nuovo Dpcm firmato questa notte dal premier Giuseppe Conte, il Presidente del Friuli Venezia Giulia Massimiliano Fedriga intervenendo oggi a Un Giorno da Pecora su Rai Radio 1.
Innanzitutto, fondamentali, ha spiegato, sono state le richieste avanzate ieri dalle Regioni “di fare un Dpcm in concomitanza con i ristori e soprattutto l’eliminazione delle imposte per il 2020/21 per le imprese colpite”.
“Le tre fasce, noi ancora oggi non sappiamo dove insistono” ha continuato, evidenziando la problematicità legata ai possibili effetti che il Dpcm potrebbe comportare: “se la fascia rossa” coinvolge, ad esempio “dieci, venti o trenta milioni di abitanti, non è indifferente. Vi sono degli impatti enormi per il Paese da un punto di vista economico e sociale” ma si scrive “un Dpcm senza sapere gli effetti”.
Rispetto all’individuazione delle diverse aree, sulla base di 21 parametri, Fedriga ha spiegato che dalle Regioni era stato richiesto “un confronto con le prevenzioni delle singole realtà regionali così da poter fare un discorso costruttivo e prendere decisioni consapevoli”. “C’è ancora molta incertezza” ha affermato, spiegando che attualmente non si sia ancora a conoscenza di quali saranno i territori rientranti nelle diverse zone di rischio. “Questo” provvedimento “è come comprare una casa senza andarla a vedere, perché se io non so gli effetti che ha quel Dpcm diventa un problema serio. Non si può scrivere una cosa senza sapere gli effetti che provoca sul Paese, i cittadini, le imprese ed i lavoratori”.

Inoltre, ha spiegato ancora, un’ulteriore criticità riguarda il prendere “misure rispetto alla situazione passata: il problema è anticipare il virus non inseguirlo”. “Quello che” è stato chiesto dai territori “era di analizzare in modo oggettivo e in un confronto con le Regioni, intanto una curva prospettica, non quello che abbiamo vissuto ma quello che vivremo, perché per esempio alcune regioni già con alcune scelte hanno visto un miglioramento”.

La richiesta principale rimane dunque quella di effettuare scelte e mettere in campo misure che siano efficaci nel contenimento del contagio: c’è un comitato tecnico scientifico, ha ribadito “ci dicano dove sono stati veramente i focolai, perché ad esempio” le attività soggette a chiusura “nel precedente Dpcm, non mi risulta fossero state fonte di particolari focolai rispetto ad altre realtà, quindi ho paura che ci muoviamo su un’onda emotiva non oggettiva”.
Servono misure che siano efficaci“; “la mia preoccupazione è che chiediamo dei sacrifici che non servono alla lotta nel contagio”, “un sacrificio che ha un effetto tutti lo capiscono e tutti sono disposti ad affrontarlo, dando ovviamente i doverosi aiuti” ha continuato, evidenziando l’importanza anche della tenuta sociale del Paese ed il compito della politica di essere in grado di fare sintesi, ovvero di tutelare “al massimo la salute cercando di tenere in piedi il sistema lavorativo ed economico”. “Se noi deleghiamo semplicemente alla parte scientifica la scelta io mi domando a cosa serve un governatore, un governo, dei ministri?” La politica ha il difficile compito “di riuscire a tenere in equilibrio le esigenze” ha concluso “altrimenti è un fallimento”.

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