“Ho competitori, ma non ho nemici”: Roberto Dipiazza tra progetti e amore per la sua Trieste

09.11.2020 – 07.00 – Nonostante il brusco scossone causato dall’emergenza Coronavirus, Trieste resta una città in fermento, pronta a buttarsi al largo, alla conquista di quella fetta di spazio internazionale sulla quale, tra porto, ricerca e ammodernamento urbano, ha negli ultimi anni tanto lavorato, raggiungendo risultati veramente notevoli. Nuova Via della Seta ora più orientata agli sbocchi logistici attraverso il nord Europa ma sempre di primaria importanza, scienza ed eccellenze nella ricerca, mobilità sostenibile: questi solo alcuni degli argomenti trattati nel corso dell’intervista fatta al Sindaco di Trieste, Roberto Dipiazza. Un momento di cordialità e di attenzione durante la quale, alzando lo sguardo oltre il valico della mascherina, è stato possibile leggere negli occhi del primo cittadino un amore incondizionato per la sua città; una Trieste che, dopo tutti gli anni vissuti nei panni di Sindaco, conosce quasi mattonella per mattonella. Un politico, Roberto Dipiazza, ma soprattutto un amministratore: amante della sua ‘bella signora’ mitteleuropea, e da lei amato, Dipiazza si lascia spesso alle spalle anche i colori politici, volgendo lo sguardo solo al bene del suo capoluogo.

Sindaco, secondo lei, tirando le somme degli ultimi mesi emergenziali, come ha reagito Trieste a questo momento così delicato?

“Il Coronavirus è come il terremoto del 1976: l’unica soluzione ora è lavorare e andare avanti. Come in quegli anni, sono scomparse le certezze, è crollato tutto e dobbiamo cercare di rialzarci e ricostruire da capo il nostro futuro. Nonostante tutto ciò, nella penisola, ad oggi sono due i poli che stanno ‘tirando’: questi sono Trieste e Milano. Una città con prospettive eccezionali, sia nell’immediato sia nel futuro: Trieste ha fatto delle mosse intelligenti che ora vedono i propri frutti”.

Cosa pensa invece dell’operato, e delle scelte, fatte dal Governo in questi ultimi mesi?

“Credo che il problema, a livello politico, sia insito nella mancanza di una maggioranza compatta: quando questa manca è necessario accontentare varie anime, ritrovandosi a non avere una linea d’azione precisa. L’unica cosa certa è che non è concepibile, ad oggi, un crollo del Governo, perché come paese dobbiamo andare avanti e uscire da questa situazione emergenziale”.

Che ruolo potrebbe giocare la città di Trieste a livello internazionale?

“Trieste, innanzitutto, è sul confine orientale, per cui tutta la zona dei Balcani gravita sulla nostra città; in particolar modo perché essa è molto conosciuta, grazie anche agli anni in cui il capoluogo ha rappresentato un mercato per gli abitanti di oltre confine: ai tempi ancora della Cortina di ferro arrivavano un gran numero di acquirenti. Trieste quindi è molto considerata, ben voluta e ora tutti la conoscono. Un polo scientifico di riferimento, con un’università dalle spalle larghe. E una città di una bellezza incredibile, contraddistinta da una qualità di vita invidiabile: queste le componenti che rendono Trieste unica e grazie alle quali la città acquisirà sempre più un ruolo internazionale”.

Cosa ne pensa dell’accordo con HHLA e del processo di riconversione dell’area a caldo dell’ex Ferriera di Servola?

“Si parla sicuramente di un grande accordo: grazie all’organizzazione portuale triestina abbiamo la possibilità di spaziare da Göteborg ad Amburgo, diventando inoltre porto dell’Ungheria, grazie anche all’efficientissimo sistema ferroviario che abbiamo sviluppato. In breve: le navi arrivano, scaricano il materiale e partono, tutto questo grazie ad un coordinamento ineccepibile. Tolto poi il ‘tappo’ della Ferriera, dopo anni di battaglie, Trieste è partita in quarta: una situazione sbrogliata che finalmente vede i suoi risultati. La conversione dell’area a caldo procede, a breve faranno saltare anche le ciminiere e ne vedremo delle belle. Via finalmente quel rudere, che non rappresentava assolutamente lo sviluppo di una città come Trieste, anzi: la ghisa è per i paesi dove la manodopera costa meno, dobbiamo portare in città prodotti con alto valore aggiunto”.

Che opinione ha sulla Nuova Via della seta?

“La Via della Seta è un’enorme opportunità. Si parla dell’approcciarsi ad un paese avente un miliardo e mezzo di abitanti: nel momento in cui si ha una grande richiesta proveniente dalla Cina, si possono creare occasioni uniche di grande crescita economica locale”.

Un tema centrale in questo periodo è la sostenibilità: tirando le somme, come ha risposto la città all’introduzione del Bike sharing e quali sono i futuri progetto per un movimento sostenibile?

“Quello che va fatto a Trieste è la chiusura sempre più forte del Borgo Giuseppino e del Borgo Teresiano: grazie a queste manovre si potrebbe puntare, anche con la realizzazione di due grandi parcheggi a est e a ovest della città, a togliere le automobili sulle rive, spostandosi a piedi per il centro, oppure con Bus elettrici e, appunto, Bike sharing. Il mio sogno è proprio questo: sono 19 anni che faccio il Sindaco e l’ultimo regalo che vorrei fare alla città è proprio uno sviluppo di questo genere. Le gente si muove sempre di più in bici, proprio per questo il Bike Sharing qui a Trieste ha avuto un successo incredibile”.

Si sta iniziando a parlare delle elezioni amministrative dei prossimi mesi. E si parla della sua ricandidatura a Sindaco.

“Ho fatto, in veste di Sindaco, un mandato a Muggia e tre a Trieste: vista la mia conoscenza della città, secondo la mia opinione i cittadini dovrebbero votarmi proprio per questo. Conosco, di Trieste, dopo 19 anni come Sindaco, anche le pietre e, sapendo sia negatività sia positività del Capoluogo, riuscirei a portare a compimento questa grande crescita che Trieste sta avendo e merita”.

Quale sarà lo sviluppo del Porto Vecchio? Più hub scientifico, o più residenziale? 

“Abbiamo fatto un piano regolatore che prevede veramente di tutto e di più, eccetto il commerciale: ci sarà quindi una, come mi piace chiamarla, ‘piccola Silicon Valley’, prodotto con alto valore aggiunto; ci sarà la Saipem e avremo degli alberghi, perché sicuramente ormeggeremo in Porto Vecchio anche le navi da Crociera, che ormai stanno arrivando a Trieste. Attaccato a questo grande complesso abbiamo la ferrovia e, collegato perfettamente, c’è l’aeroporto sito a Ronchi dei Legionari. Ci sono quindi grandissime potenzialità: ovviamente all’interno del piano regolatore ci sarà anche una parte residenziale, in modo da dar ancor più vita al progetto”.

Parlando invece di ESOF 2020: cos’è stato e cosa sarà in futuro? Quali le sue ricadute concrete sulla città?

“Siamo stati due anni fa a Tolosa e si è creata questa possibilità insieme a Stefano Fantoni, e abbiamo messo in piedi il progetto di ESOF 2020. Un’iniziativa che si è rivelata molto importante anche perchè ha rappresentato il trampolino di lancio per la nascita del Centro Congressi, il più gande del Triveneto: alla fine eventi di questo genere passano, sono temporanei, ma tutto ciò che viene costruito per queste manifestazioni resta invece nel tempo. ESOF è stato un’enorme progetto per Trieste, allocato in un posto meraviglioso come il Porto Vecchio che grazie a questo evento ha preso vita: ora stiamo lavorando sul Magazzino 26, che è lungo 250 metri e largo 40, con 38mila metri quadrati di solai; al suo interno stiamo inserendo l’Immaginario Scientifico, il Museo del Mare, le masserizie del Magazzino 18, il Museo dell’Antartide, il Museo della Bora: si verrà a creare un vero e proprio hub ben articolato. A livello internazionale, con ESOF 2020 abbiamo raggiunto già grandi obiettivi: Trieste è riconosciuta quale Città della Scienza. Abbiamo 35 ricercatori ogni mille abitanti, uno dei dati più alti in Europa. ESOF resta una splendida copertina per la città; ora si deve lavorare per rendere concreto lo sviluppo di Trieste in ambito scientifico”.

Parlando biograficamente, qual è la sua storia e cosa racconterebbe di sé? Cosa l’ha spinta ad entrare in politica?

“Io sono friulano; sono arrivato a Trieste da bambino, quando avevo 6 o 7 anni. Ho cominciato a lavorare fin da subito nell’alimentare, operando 10 anni per Bosco, fino a creare una mia catena di Supermercati. Trieste mi ha fin da subito dato molto e a quel punto ho voluto restituire qualcosa a questa città; anzi, a questa bella signora di cui sono innamorato. Il risultato? Sono 19 anni e mezzo che amministro e sono molto soddisfatto. Camminare attraverso la città e osservare quel che abbiamo costruito è davvero gratificante: è la vera felicità, per un uomo come me. Un consiglio che do’ sempre ai giovani è di osare e mettersi sempre in gioco, riuscendo a costruire in questo modo grandi cose”.

Qual è il ricordo più bello e che l’ha reso più orgoglioso in questi suoi mandati?

“Uno dei ricordi più belli, per il quale ho anche pianto, è quando ho portato nel 2010 i tre Presidenti, rispettivamente della Croazia, della Slovenia e d’Italia. In Piazza Unità D’Italia. Quando hanno cantato insieme i tre inni, non riuscivo a trattenere le lacrime per la gioia del momento. Nel 2020 inoltre ho portato sulla Foiba di Basovizza il Presidente sloveno Borut Pahor, insieme al nostro Presidente Sergio Mattarella: quando i due si sono inchinati, stringendosi la mano, è stato un momento che mi ha sinceramente riempito il cuore. Quello che mi fa piacere infine, e che mi rende orgoglioso di ciò che ho fatto in questi anni, è la mia capacità di mettere insieme destra e sinistra. Le opposizioni, in politica, fanno il loro ruolo, ma alla fine ho un rapporto speciale con tutti: ho competitori, ma non ho nemici. L’astio non è contemplato”.

[c.d.]

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