I muscoli dell’Olimpia all’Allianz Dome: è +22 per i milanesi

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11.10.2020 – 18.54 – I suoi muscoli son muscoli eccezionali! Come il Nuvolari di Lucio Dalla, quando Milano stasera quando ha voluto accelerare non c’è stato niente da fare per l’Allianz, inferiore per fisicità e qualità. Il cuore del primo quarto e l’inizio del terzo son stati i momenti di maggior concentarzione dei meneghini, quelli che hanno deciso una partita nata sbilanciata. Trieste ha dato quanto aveva nelle corde, a tratti subendo molto ma senza disunirsi. Alviti il più positivo e continuo dei suoi (doppia doppia con 13 punti e 10 rimbalzi ) e insieme a Upson tra i più volenterosi (11 pt e 8 rimbalzi), Doyle (miglior marcatore con 17 pt) si è acceso tardi con 9 punti negli ultimi due minuti e mezzo.

A roster completi i valori non sarebbero paragonabili, con l’Allianz costretta a fare a meno di Henry e Udanoh (e il lungodegente Cavaliero), la gara si presenta come una missione kamikaze. Messina decide di dare un turno di riposo a Delaney, nemmeno gli infortunati Punter e Micov entrano in distinta. Per Trieste invece gioca chi c’è: 10 giocatori tra campo e panchina ma quella di Dalmasson è una squadra in crescita. L’Olimpia fino ad ora ha solo vinto tra coppa e campionato, a preoccuparla semmai sono questioni extra-campo come la positività di due giocatori e del coach dell’Asvel Villeurbanne, avversario affrontato (e battuto) venerdì scorso.

I primi 3’ di Trieste fanno ben sperare: Tarczewski apre ma Doyle risponde, poi una Trieste che fa circolare bene la spicchia mette la freccia (6-4), con Grazulis e Upson: timeout Messina. Al rientro però Shields con un gioco da tre rimette avanti i milanesi, che aumentano l’intensità e per qualche minuto fanno vedere un gran spettacolo: break di 12-0 condito dalla tripla di Leday (miglior marcatore con 18 pt), uomo più prolifico del loro inizio di campionato, spezzato dalla schiacciata di un propositivo Upson, che non risolve i problemi di una Trieste in difficoltà a trovare tiri puliti contro la difesa meneghina e che subisce un nuovo break di 10-2. Divario che si dilata (10-24) mentre Datome regala un fade away di altra categoria (e continente). L’ingresso di Mussini, gettato nella mischia e apparso volenteroso, lima lo svantaggio a 12-26 allo scoccare del 10’.

Tripla di Alviti al ritorno (15-26) ma Datome risponde con la stessa moneta dopo un giropalla a velocità spaziale. Altra bomba da applausi stavolta di Rodríguez che doppia il vantaggio (18-39), risponde un coast to coast orgoglioso di Fernandez. C’è anche della sfortuna al tiro per Alviti che però si fa valere a rimbalzo come anche Upson. Laquintana non riesce a dare la svolta come nelle ultime uscite ma mette un gioco da tre che insieme a un appoggio di Grazulis mettono sugo nel 13-2 parziale dell’Allianz. I ragazzi di Dalmasson sembrano essersi tolti di dosso le pressioni (anche perché Milano abbassa le percentuali al tiro: 39% dal campo al 20’) e giocano con apprezzabile sfacciataggine: penetrazione di Laquintana, poi si sblocca da tre Doyle a pochi istanti dalla sirena: 36-45 all’intervallo lungo. Alla luce delle assenze, il massimo livello che Trieste può mettere in campo non è molto distante da così.

Al rientro i lombardi spingono per chiudere la partita, Trieste non riesce a stare in scia. La tripla di Brooks riporta vantaggio in doppia cifra, quella di Shields (36-53) convince Dalmasson al timeout. I suoi ne escono rivitalizzati, con fame a rimbalzo che però è difficile da concretizzare in punti. La tripla di Roll allontana l’Olimpia a +18. L’Allianz ce la mette tutta ma il dispendio di energie per andare a segno è molto diverso: Moraschini segna da fuori il +21, Doyle si prende il tiro allo scadere dei 10’ ma viene scippato e Leday stampa il 45-69 a 10’ dal termine. È l’emblema della serata triestina: troppa Milano per competere fino all’ultimo.

Trieste orgogliosa nell’ultimo quarto, Alviti mette altre due triple alla sua maniera, ma nel finale la concentrazione fisiologicamente si allenta e la panchina lunga dei lombardi prende il sopravvento: si iscrive a referto anche Cinciarini. Doyle ingrassa tardivamente il proprio tabellino con tre triple, l’ultima delle quali lima lo svantaggio al 65-87 conclusivo.