Gedi, voci di cessione delle testate locali. “Il Piccolo” in agitazione

02.10.2020 – 15.25 – Nella prima metà del Settecento nascono i primi giornali italiani, naturalmente locali; circa un’ottantina d’anni dopo la comparsa, in Germania, di quello che viene considerato il primo quotidiano della storia, il giornale di Lipsia che riportava “notizie fresce degli affari della guerra e del mondo”. Quelle della stampa italiana sono quindi radici profonde, con esempi eccellenti, nomi e pezzi di primo piano nel mondo, analisi approfondite e giornalisti che per la professione hanno sacrificato tutto. L’albero italiano dell’informazione e delle notizie è però malato già da tempo: l’averlo prima reso, a colpi di normative, anno dopo anno, e da più di trent’anni, quasi totalmente dipendente dalla linfa proveniente dall’abbraccio stretto e pericoloso con politica e finanza (quindi in mano a pochi), e poi suscettibile nei confronti di qualsiasi soffio di vento proveniente dal Social network – perché se non pubblichi subito e fa niente cosa e anche notizie false e senza verifica ‘vanno bene’, non sei nessuno, e se non hai click non hai stipendio – ha fatto sì che il germe si propagasse e lo rendesse sempre più debole. Ed è facile, in una pianta malata, che i rami cadano, o che un nuovo proprietario, che avrà come primario interesse quello economico (e non c’è niente di strano o sbagliato in questo) vada a tagliarne un certo numero senza più distinguere fra sani e malati: e così, nel nome del business, si tagliano le testate locali.

“Il Piccolo”, di fronte al circolare di voci insistenti di cessione da parte del gruppo Gedi (di cui fa parte anche il Messaggero Veneto) delle Gazzette di Modena e Reggio Emilia, della Nuova Ferrara e del Tirreno di Livorno, ha proclamato un giorno d’agitazione; ne danno notizia i giornalisti della testata locale. E le associazioni regionali della stampa coinvolte e la Federazione Nazionale della Stampa Italiana denunciano la situazione. “Ferme restando la libertà d’impresa e le regole del libero mercato, la vendita di testate giornalistiche”, rileva il sindacato, “richiede sempre una particolare accortezza nella valutazione dei progetti industriali, della solidità imprenditoriale e dell’affidabilità dei compratori. Oltre ai posti di lavoro, sono in gioco l’informazione, bene pubblico essenziale e costituzionalmente garantito, e il ruolo fondamentale dei giornali per la crescita dell’opinione pubblica e delle comunità di cittadini. L’auspicio è che il Gruppo Gedi valuti tutti gli aspetti, a cominciare dalla serietà degli interlocutori, e le ricadute di un’eventuale cessione, evitando che un’operazione di questa portata si traduca in un ridimensionamento delle testate interessate e in tagli indiscriminati all’occupazione. Confidando in un ripensamento, anche alla luce del radicamento delle testate sui territori di riferimento e del patrimonio di professionalità di cui sono dotate, l’augurio è che il Gruppo Gedi eviti ai giornalisti e ai lavoratori dei giornali al centro della trattativa il destino tragico toccato alla Città di Salerno, la cui cessione è stata la premessa, peraltro prevedibile, per l’umiliazione di solide professionalità e la distruzione di occupazione”. Nelle catene di cessioni e tagli che si susseguono, si arriva poi a una somma finale: altre realtà storiche triestine non dell’informazione ci sono già arrivate, e sono scomparse.

[r.s.]

Roberto Srelz
Roberto Srelzhttps://trieste.news
Giornalista iscritto all'Ordine del Friuli Venezia Giulia

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