Calo dell’inflazione: perché non è una buona notizia per la nostra economia?

26.10.2020 – 08.00 – A settembre è continuato il calo dell’inflazione iniziato cinque mesi fa, tale riduzione ha avuto luogo sia a livello nazionale che locale. Infatti, in Italia, lo scorso mese si è registrata una contrazione dell’indice nazionale dei prezzi al consumo pari allo 0,7% su base mensile e dello 0,6% su base annua, oltretutto l’Istituto Nazionale di Statistica non aveva inizialmente previsto una diminuzione così sostanziosa, ma aveva invece previsto il calo di solo mezzo punto percentuale. Solo in quattro città in tutto il paese, nessuna delle quali nella nostra regione, è stato registrato un aumento dell’inflazione ovvero Bolzano, Trento, Perugia e Napoli, mentre ad Ancona i prezzi sono rimasti perfettamente invariati. Solo i prezzi del cosiddetto paniere dei consumi, ovvero l’ insieme di beni e servizi rappresentativi degli effettivi consumi delle famiglie in uno specifico anno, “accelerano lievemente” passando dal precedente più 0,9% ad un aumento di un intero punto questo mese.

A Trieste, invece, il calo è stato dello 0,7% rispetto ad Agosto e dello 0,4% rispetto a settembre dello scorso anno, mentre a Udine il calo rispetto al mese scorso è stato leggermente più alto, attestandosi a meno 0,8% , mentre per quanto concerne la differenza su anno si è registrato un calo dei dei prezzi analogo a quello della città giuliana. Per quanto riguarda i settori maggiormente investiti dal calo dei prezzi abbiamo, a Trieste, i trasporti scesi di quasi il 5% e le attività culturali che hanno perso quasi il 2%; mentre a Udine, sono scesi di circa il 3% i trasporti e sono calati altresì i prezzi dei servizi ricettivi e della ristorazione di poco meno del 3%.

Per quanto riguarda gli aumenti dei prezzi si segnalano, a Trieste l’aumento di alimentari, cresciuti di circa 3 punti, degli alcolici cresciuti di approssimativamente del 2% e infine di altri beni e servizi aumentati del 4%. Mentre a Udine aumentano gli alcolici di due punti, altri beni e servizi di poco meno del 2,5% e infine, il rincaro più consistente, si segnala nel comparto dell’istruzione per poco meno di quattro punti.

Questo calo generalizzato dei prezzi, seppur accompagnato da una crescita anemica nei beni di prima necessità, è una pessima notizia per la nostra economia. Perché sebbene nell’immaginario comune l’inflazione, soprattutto quella galoppante o l’iperinflazione, ad esempio quella che avvenne nella repubblica di Weimar, è estremamente temuta perché porta a perdite molto rapide del valore della moneta ; quella moderata, quando il tasso di inflazione annuale è di una sola cifra, è auspicabile per una sana economia.

Con un’inflazione contenuta la popolazione è disposta a conservare la moneta per periodi prolungati, ad impegnarsi a contratti a lungo termine perché sa che i prezzi non subiranno forti rincari e sul lungo periodo si verificherà un aumento dei salari per adattarsi alla domanda. Quando, come oggigiorno, i prezzi scendono si entra invece in deflazione la quale spinge i consumatori a rimandare gli acquisti per risparmiare aspettandosi ulteriori cali, che avvengono per i mancati consumi, che spingono ad ulteriori rimandi da parte degli acquirenti instaurando un circolo vizioso che porta alla fuoriuscita dal mercato delle imprese incapaci di tenere il passo di continui cali ed al contrarsi dell’economia che a sua volta alimenta l’inflazione. Pertanto, per quanto siano individualmente indubbiamente fastidiosi e sgraditi un aumento dei prezzi, se contenuto, sarebbe un’ottima notizia per l’economia locale e nazionale dando una spinta ai consumi che col tempo gioverebbe a tutta la collettività.

a.z

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