04.09.2020 – 09.55 – “Il Friuli Venezia Giulia è un esempio virtuoso di investimenti pubblici e privati nel settore Smart health. Le aziende del comparto possono crescere ulteriormente”. Michelangelo Agrusti, Presidente di Confindustria Alto Adriatico, è intervenuto ieri all’apertura della quinta edizione di EuroBioHighTech, l’evento organizzato da BioHighTech-Net 4.0, la rete di 21 imprese del settore Smart Health del Friuli Venezia Giulia in collaborazione con Confindustria Alto Adriatico.
Nel suo intervento, Agrusti ha sottolineato come il Friuli Venezia Giulia, e Trieste in particolare, rappresentino un modello di eccellenza per l’Italia e l’Europa per gli investimenti nel settore della salute intelligente e di quanto essi possano generare benessere economico e sociale per il territorio. Il tessuto imprenditoriale attivo nello Smart health nell’area associativa Alto Adriatico (Gorizia, Pordenone, Trieste) vanta numeri di rilievo con circa il 4 per cento delle 1.200 aziende complessivamente iscritte e un totale di 2.000 dipendenti. Se a questo quadro si sommano le realtà del settore attive nell’udinese emerge chiaramente una dimensione e un fatturato ancora più elevato e con ulteriori potenzialità di sviluppo e di conquista di mercati internazionali. Quello dello Smart Health è infatti un settore in forte crescita, e lo sarà ulteriormente in conseguenza della pandemia da Covid-19: è fondamentale, secondo Confindustria, che accanto alle imprese gli enti di ricerca e i cluster di questo ambito sappiano stimolare processi di collaborazione e di innovazione. “In generale il Coronavirus ha mostrato come le aziende che hanno saputo meglio reagire all’emergenza sono quelle che hanno già investito in Ricerca e Innovazione, facendovi fronte, se di grande dimensioni, con aree interne dedicate, oppure se piccole avvalendosi della collaborazione di università e centri di ricerca”. Quello che il territorio deve quindi saper ulteriormente cogliere, spiega Confindustria, “è l’integrazione con le Start up innovative e gli enti ricerca regionali, rafforzando il rapporto tra imprese, università, realtà scientifiche e attivando nuovi percorsi formativi specialistici di alto livello post diploma, in lingua inglese, nel settore della salute intelligente, delle Nuove Tecnologie della Vita, e nelle aree sempre più strategiche per lo sviluppo economico e la competitività a livello nazionale e internazionale delle aziende smart”.
Diego Bravar, presidente della rete BioHighTech-Net 4.0 e Vicepresidente di Confindustria Alto Adriatico, ha aggiunto come le numerose aziende dei settori biomedicale, diagnostica in vivo ed in vitro, informatica medica e bioinformatica, Internet of Things (IoT) e/o industria 4.0, biotecnologie per le terapie innovative e/o per l’agro-alimentare e/o per l’ambiente, tecnologie per l’ambient-assisted living, presenti in regione siano uno degli importanti risultati degli investimenti fatti dal Governo italiano nell’area di Trieste (con circa 300 milioni di euro all’anno) per stimolare la nascita e crescita dei centri di ricerca, che hanno consentito di fare da base per la candidatura di Trieste a “capitale europea della scienza”. Questo risultato, benché prestigioso, e la presenza del più alto numero in Italia di startup innovative in rapporto alla dimensione della provincia, riscontrabile a Trieste, debba essere solo un punto di partenza per orientare lo sviluppo futuro, attraverso un’ulteriore collaborazione tra realtà imprenditoriali, del mondo scientifico e una proficua allocazione delle fonti di finanziamento regionali, nazionali e comunitari.
[c.s.]


