Disoccupazione giovanile, Lizzi (Lega): “UE promette lavoro, ma taglia le risorse”

02.09.2020 – 20.15 – “La proposta di ridurre dal 15 per cento al 10 per cento lo stanziamento delle azioni mirate per i giovani non occupati, i cosiddetti NEET, contraddice nettamente con i propositi dell’Unione europea di investire sui giovani. La pandemia da COVID-19 ha innescato una crisi economica e sociale senza precedenti a seguito della quale i tassi di disoccupazione nell’UE sono in aumento con milioni di persone che rischiano di perdere il posto di lavoro. La disoccupazione giovanile in aprile era del 15,7 per cento in tutta l’Ue, un numero che dovrebbe aumentare notevolmente, considerando che la crisi del 2008 ha colpito più duramente i giovani”.
Lo scrive in una nota l’europarlamentare della Lega Elena Lizzi che è intervenuta in Commissione occupazione e affari sociali (EMPL) a sostegno del rafforzamento della Garanzia giovani e per chiedere conto della posizione della Commissione in merito alla riduzione dello stanziamento adottata dal Consiglio europeo nelle conclusioni del 21 luglio 2020.

“La Garanzia giovani, allargata alla fascia di età sotto i 30 anni a supporto delle competenze e dell’acquisizione delle esperienze lavorative, dovrebbe essere uno strumento concreto e permanente per combattere la disoccupazione giovanile e dovrebbe quindi disporre di un bilancio maggiore. La Corte dei Conti europea nel suo report n. 5 del 2017 –spiega l’europarlamentare friulana- fa notare che la Garanzia Giovani in Italia mediamente non ha funzionato. Nel corso dei primi quattro anni di attività, il numero dei NEET è rimasto abbondantemente superiore ai 2 milioni. Su poco più di 1,5 milioni di iscritti, appena 225.990 hanno trovato un’occupazione, cioè solo il 17,5 per cento e il numero delle persone inattive tra i 15 e i 29 anni è rimasto pressoché stabile”.
“È certamente necessario migliorare l’efficienza di questo strumento, anche se –conclude Lizzi- ritengo prioritario rilanciare la domanda interna: più produzione per le nostre imprese significa più assunzioni, anche per i giovani”.

c.s

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