Migranti, Bordin e Ghersinich (Lega): “Servono protocolli e misure di prevenzione a tutela degli operatori”

03.08.2020 – 12.33 – “Un numero sempre maggiore di persone varca i confini nazionali in maniera irregolare proveniente da paesi nei quali il livello di diffusione del virus Covid-19 è elevato. È quanto mai necessario sapere quali siano e se siano puntualmente osservarti, i protocolli codificati: sia quelli relativi al percorso che va dall’individuazione sul territorio regionale, all’identificazione, alle verifiche sanitarie, alla messa in ‘quarantena’ e sia quelli igienico sanitari a tutela degli operatori delle Forze dell’Ordine, del Sistema Sanitario regionale, delle organizzazioni, anche di volontariato, e delle imprese, che intervengono nella gestione dell’immigrazione”. Lo scrivono in una nota il capogruppo della Lega Mauro Bordin e il consigliere regionale Giuseppe Ghersinich (Lega), rendendo noto di avere presentato un’interrogazione “per sapere, su questo specifico tema, quali misure abbia preso la Regione e quali intenda prendere, nei limiti delle proprie competenze, quindi anche in un’ottica di collaborazione e confronto con gli organi periferici dello Stato, per contenere al meglio il possibile diffondersi del virus Covid-19”.

“Un flusso sempre maggiore di migranti provenienti dalla rotta balcanica che attraversa paesi compresi nella black list per la diffusione del virus entra irregolarmente in Italia per poi muoversi sul territorio creando situazioni di allarme sociale. La ripresa della diffusione del virus in Regione e in Italia”, precisano Bordin e Ghersinich, “deriva, per la gran parte, da persone di nazionalità straniera di provenienza comunitaria ed extracomunitaria”. Gli esponenti della Lega pongono il problema dell’individuazione, della identificazione, della verifica, sotto il profilo igienico sanitario e di prevenzione, e dell’accertamento delle condizioni di salute delle persone rintracciate al fine di escludere il contagio. “Il percorso burocratico, amministrativo e sanitario richiede una pluralità di passaggi, e coinvolge molti operatori, dalle Forze dell’Ordine al Sistema Sanitario, dalle organizzazioni, anche di volontariato, alle imprese, che, a diverso titolo, intervengono nella gestione dell’immigrazione. Finché non viene acclarata l’assenza di malattia da Covid-19”, continuano Bordin e Ghersinich, “il rischio per tutti gli operatori chiamati a intervenire è particolarmente elevato, cosicché assolutamente alte devono essere le misure di sicurezza e di prevenzione a tutela della salute individuale e di quella pubblica. Sono da preferirsi i modelli organizzativi di gestione dei rischi derivanti da Covid-19 che consentano, attraverso interventi sinergici e concertati dei diversi operatori coinvolti, il minor numero di spostamenti e di contatti delle persone sottoposte agli accertamenti”.

[c.s.]