05.08.2020 – 13.51 – Continua ad aggravarsi il conto dei morti e dei dispersi a seguito dell’esplosione avvenuta a Beirut (Libano), quando oltre 2750 tonnellate di nitrato d’ammonio sono detonate causando la distruzione di un edificio di tre piani e danni dall’onda d’urto estesi all’intera capitale.
Quasi la metà di Beirut è stata colpita: si calcolano oltre 100 morti, oltre 100 dispersi, oltre 4000 feriti e infine oltre 300mila persone obbligate a sfollare.
Il Libano dovrà adesso fronteggiare danni per 3 miliardi di dollari che vanno ad aggiungersi a una grave crisi economica in corso e all’emergenza della pandemia da Coronavirus, lontana dall’essere “domata” in medio oriente.
Intanto è iniziato il gioco della responsabilità, con i diversi partiti politici e i correlati gruppi terroristici che si “passano” la reciproca colpa della tragedia, accusandosi vicendevolmente.
Proprio a breve il Tribunale speciale dell’Onu avrebbe dovuto emettere il verdetto a Beirut sui quattro imputati di Hezbollah, accusati di aver assassinato l’ex premier Rafik Hariri.
Una coincidenza difficile da ignorare; eppure a sua volta Hezbollah ha replicato alle accuse di aver causato lo “scoppio” affermando che si tratta di un’azione di sabotaggio d’Israele.
Specificatamente si tratterebbe di sabotaggio israeliano con riferimento alle due successive esplosioni avvenute presso il deposito n. 12 del porto libanese. A sua volta il giornale Times of Israel ha rigettato tutte le accuse, citando fonti vicine al governo di Gerusalemme.
Adnkronos scrive a proposito di quest’accusa di “fonti di Hezbollah“, mentre cita “fonti di intelligence occidentali” per sostenere l’ipotesi diametralmente opposta, ovvero che a esplodere sia stato un deposito di armi delle milizie sciite filoiraniane.


