Fungo di Chernobyl come probabile scudo spaziale

28.07.20-07.00- Il settimanale scientifico New Scientist ha rivelato i risultati di uno studio -ancora da sottoporre a peer-review- pubblicato su sito “bioRxiv”. In esso, alcuni ricercatori rivelano la scoperta di un fungo radiotrofico, in grado di assorbire le radiazioni. In particolare, una coltivazione di uno di questi funghi, Cladosporium sphaerospermum, è già stata “in grado di assorbire i dannosi raggi cosmici sulla Stazione Spaziale Internazionale (dove gli astronauti ricevono una quantità di radiazioni venti volte superiore a quella che riceviamo noi in un anno) e potrebbe essere potenzialmente utilizzato per proteggere le future colonie di Marte“. Il fungo si auto-replica e quindi si auto-guarisce: anche se c’è un bagliore solare che danneggia in modo significativo lo schermo radioattivo, sarà in grado di ricrescere in pochi giorni.

Già nel 1991, infatti, cinque anni dopo il disastro di Chernobyl, sono stati trovati funghi neri che spuntavano sulle pareti del reattore abbandonato, inondato di gamma. Il fatto entusiasmante non fu solo la sopravvivenza dei funghi in un ambiente così ostile, ma la loro crescita verso le radiazioni, come se ne fossero attratti. Ciò è dovuto alle grandi quantità di melanina dei funghi che consente loro di assorbire i raggi normalmente dannosi per poi convertirli in energia chimica, similmente alla fotosintesi delle piante (la cosiddetta “radiosintesi salutata”).

Secondo l’ipotesi proposta nel nuovo studio, quindi, si potrebbero utilizzare questi organismi come scudo radioattivo, fondamentale per le future missioni nello Spazio. Dai dati raccolti per 30 giorni sulla Iss da un rilevatore di radiazione posto sotto alla capsula, i ricercatori hanno osservato che i funghi sono stati in grado di adattarsi alla microgravità e di bloccare parte delle radiazioni in arrivo, diminuendone i livelli di quasi il 2%. “Uno strato di questo fungo di circa 21 centimetri di spessore potrebbe bloccare l’equivalente dose annuale dell’ambiente di radiazione sulla superficie di Marte”, ha raccontato al New Scientist il ricercatore Nils Averesch. “Ciò che rende fantastico il fungo è che hai solo bisogno di pochi grammi per iniziare”.

Michela Porta

 

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