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lunedì, 5 Dicembre 2022

Campionissimi, Ascagni-De Falco: ”Abbiamo Trieste nel cuore; la Triestina merita di più”

21.07.2020 – 11:30 – Continua sul terreno di gioco dell’Impianto Sportivo Attilio Visintini, nel quartiere di San Giovanni, a Trieste, il centro estivo infantile ”Campionissimi”, ideato da Matteo Medani e targato Associazione Turistica Alpe Adria. Questa mattina, sono giunti al cospetto dei bambini partecipanti, due leggende viventi dell’U.S.Triestina Calcio degli anni ’80, quali Tiziano ”Titti” Ascagni e Franco ”Totò” De Falco; i ”gemelli del gol” che nella stagione 1982-1983, porteranno l’alabarda alla memorabile promozione dalla ”C1” alla ”B”. Li abbiamo intervistati per voi:

– Buongiorno Ascagni, buongiorno De Falco, ben tornati a Trieste. Cosa si prova a fare ritorno nel capoluogo giuliano, una città dove siete tutt’oggi due icone sportive e qual’è il vostro rapporto con la città e i suoi cittadini?

ASCAGNI: Se io non avessi i figli a Cremona, io sarei già tornato a vivere qui, anzi, non me ne sarei mai andato proprio. Purtroppo il mio rapporto con la città è alternato, ci ritorno ogni sei mesi, un anno, ma ci ritorno ogni volta volentieri perchè per me Trieste è la mia seconda casa. Nell’83 mi hanno mandato via, e ancora oggi non ne comprendo le cause, ma quando mi chiedono di parlare del mio passato parlo per lo più della Triestina. Indosso anche le sue maglie quando vado ai raduni dei tifosi, la maglia rossoalabardata è quella a cui mi ci sono affezzionato maggiormente, società, città e tifosi mi sono entrati nel cuore in maniera indelebile. Ogni volta che faccio ritorno a Trieste, faccio la discesa (Strada del Friuli, ndr), vedo la città in lontanza e divento felice”.

DE FALCO: Trieste è casa mia, più che una visita io mi sento come un Triestino che torna a casa sua dopo esser stato all’estero per un periodo. Io ho avuto l’onore di diventare un mito per la sua gente e mi fa piacere che le mie imprese sportive vengano tramandate ancora oggi di generazione in generazione.

– Ascagni, lei ha esordito in Serie A giovanissimo, all’età di 17 anni, passando dalla Vogherese alla Juventus dove ha avuto modo di giocare ed allenarsi al fianco di grandi campioni come Zoff, Furino, Causio, Anastasi, Cuccureddù, Altafini; come è stato imparare dai più grandi?

”Qualcuno mi ha fatto del male (sorride, ndr), ci siamo menati. Io personalmente mi sono inserito molto bene nell’organico di quella squadra, eravamo un gruppo affiatato. Non ero l’unico nella rosa a rimanere incantato quando in allenamento a Villar Perosa compagni come Gentile, Morini e Longobugo facevano alcune giocate da fenomeno. Tra quelli che ho ammirato di più sicuramente Helmut Haller, centrocampista tedesco che aveva un fisico improbabile (era cicciottello sorride, ndr) ma quando calciava era divino, elegante, talvolta non si sentiva nemmeno il tocco del piede sul pallone”.

– Ci conferma quindi, quanto detto la scorsa settimana da Dario Hubner (Clicca qui per leggere l’articolo) che nel calcio romantico di un tempo, il più giovane imparava dal più anziano/esperto.

”Assolutamente sì e vi dirò di più, quando giocavo per diletto con gli amici, c’era sempre chi provava ”il tiro alla Gentile”, ”la finta alla Altafini”, quindi sì, anche per noi, nonostante non ci fosse la televisione, i grandi campioni di allora sono stati di ispirazione”.

– Sempre con Dario Hubner, si era parlato della controversa ”Regola del Giovane” che nel calcio italiano, implica di lasciare un posto libero nella formazione titolare da destinare ad un giovane talento provveniente dal vivaio, credete sia una consuetudine positiva o pensate possa bruciare sul nascere la voglia di migliorare e fare bene dei ragazzi?

ASCAGNI: ”Secondo me la ”Regola del Giovane” è un’arma a doppio taglio. Concordo sul fatto che uno a 16, 17 anni possa essere già bello che pronto per esordire in prima squadra e sarebbe deleterio non inserirlo nella rosa dei ”grandi”, tuttavia, se si fa esordire un giovane apparentemente prodigio ma che poi dopo una stagione positiva ottiene più bassi che alti, c’è il rischio di bruciare completamente bravi calciatori che potrebbero comunque dire la sua in serie minori”.

DE FALCO: ”Questo è un aspetto del calcio che mi interessa da vicino (De Falco è direttore generale e responsabile tecnico della ASD Savignanese, ndr). Quello dei giovani è un problema che riguarda quasi esclusivamente il calcio italiano; da noi per far giocare i giovani abbiamo creato una regola, all’estero, penso all’Olanda, a 18 anni puoi anche finire in prima squadra nella formazione titolare per la ”Champions League”. Oggi i giovani calciatori hanno tutto e subito, e per questo motivo diventa difficile chiedere ai ragazzi di mettersi in discussione, dopo che per una stagione hanno preso stipendi da capogiro e sono stati esaltati dai media come dei campioni. Io i giovani calciatori di oggi non li invidio, anzi. Per questo oggi sono felice di essere qui per partecipare ad eventi come questo, per dare un esempio positivo a questi bambini i quali chissà, forse in futuro, potrebbero solcare i campi di gioco”.

– La recente sconfitta dell’attuale Triestina contro il Potenza, che ha decretato l’eliminazione dalla corsa promozione, brucia ancora; soprattutto perchè le potenzialità dei rossoalabardati erano di gran lunga maggiori rispetto a quelle dei lucani. Che pensiero vi siete fatti a riguardo?

DE FALCO: ”Lo avevo detto in tempi non sospetti, già a Gennaio, secondo me la Triestina è una delle squadra più forti della Serie C è lo ribadisco tutt’oggi senza problemi. Il problema per l’attuale Triestina è stata la prima parte del campionato che ha condizionato fortemente il piazzamento di entrata ai playoff, mettendola in una forte situazione di svantaggio rispetto a quelle dei piani alti. Inutile parlare quindi di ”rigore negato”, che sarebbe stato sacrosanto concedere ma che non avrebbe condizionato in alcun modo l’esito finale della stagione”.

Foto di squadra dell’U.S.Triestina Calcio 1918, stagione 1982-1983.

ASCAGNI: ”Mi è dispiaciuto molto che la Triestina sia stata eliminata da una squadra, la quale, con tutto il rispetto per il Potenza, non può competere con le qualità tecniche dei giocatori rossoalabardati attualmente in rosa. Spero vivamente che il prossimo anno si possa fare il salto di categoria in quanto una società ed una città come Trieste merita di giocare in piazze migliori e di maggiore prestigio”.

Franco ‘’Totò’’ De Falco, in pillole:

Cresciuto nelle giovanili della Nocerina, a 16 anni si trasferisce in quelle del Cesena, esordendo poi in Serie A, proprio con la maglia bianconera romagnola, il 22 Maggio del 1977, nel big match contro il Milan. Purtroppo sarà una stagione fallimentare per il Cesena e a fine stagione retrocederà in Serie B. Nonostante ciò, De Falco resterà con i cavallucci mettendo a segno 6 reti in 45 partite di serie cadetta.

Nel Novembre del 1979, scenderà in Serie C1, in forza al Forlì, realizzando 9 gol in 22 partite.

Nel 1980, tornerà in Serie A, vestendo la maglia del Como, giocando però solo due partite ed accasandosi al Catania poco prima dello stop invernale, siglando 2 gol in 22 incontri.

Nel 1981, il ventiduenne De Falco sbarcherà all’ombra di San Giusto, acquistato dalla Triestina Calcio in comproprietà col Cesena per 125 milioni di lire. Con la formazione giuliana “Totò”, giocherà dal 1981-1982 al 1986-1987, per ritornare poi nella stagione 1988-1989, dopo una breve parentesi salernitana. Con la maglia rossoalabardata, disputerà otto campionati (tre in serie C1 e cinque in serie B), collezionando 82 reti, e diventando il miglior realizzatore nella centenaria storia della società biancorossa.

Nella stagione 1982-1983 trascinerà la Triestina alla vittoria del campionato di serie C1, realizzando 25 reti, diventando una vera e propria bandiera, aggiudicandosi il soprannome di ”Principe del Gol”, dopo aver fatto innamorare Trieste. Nelle successive due stagioni si confermerà ‘’bomber di razza’’ anche tra i cadetti, realizzando rispettivamente 14 e poi 16 gol.

Lasciata definitivamente Trieste, De Falco scenderà in Serie C2 ingaggiato dal Siena, dove conquisterà la promozione in C1. Rimasto con i toscani anche nella stagione successiva, contribuirà, con le sue 7 reti, alla agognata salvezza dei bianconeri.

Nel 1991 ritornerà in Serie B, in forze alla Reggiana, assumendo il ruolo di attaccante di riserva. Al termine della stagione 1992-1993, porterà i granata ad agguantare la promozione in massima serie.

Dopo 20 anni di calcio giocato e 136 reti messe a segno, De Falco appenderà gli scarpini al chiodo chiudendo la sua carriera tra i giallorossi del Castel San Pietro di Bologna, in lega dilettanti

Dopo aver svolto il ruolo di dirigente e direttore sportivo per diverse squadre dal 1996 al 2011, oggi, è direttore generale e responsabile tecnico della ASD Savignanese la cui prima squadra milita, dal 2018, in Serie D.

A Sinistra Franco De Falco, a Destra Tiziano Ascagni. Il duo fu soprannominato ”I Gemelli del Goal”.

Tiziano ‘’Titti’’ Ascagni, in pillole:

Nato a Voghera, l’8 Giugno del 1954, crescerà nelle giovanili della Vogherese, con la quale debutterà nel campionato promozione all’età di 16 anni, nel 1970, mettendo a segno 20 reti in due stagioni. Visto il suo marcato talento, nella stagione 1972-1973 passerà alla Juventus, con cui però non riuscirà mai a giocare una partita di Serie A, scendendo in campo solo in un match di Coppa Italia contro la Reggiana.

A partire dalla stagione 1973-1974 inizierà a prestare il proprio servizio in numerose compagini calcistiche della penisola, aggiudicandosi il soprannome di ‘’Zingaro del Gol’’.

Dopo alcune annate e poche presenze in forza a Latina, Legnano e Udinese, si metterà in luce nel campionato di Serie D 1975-1976 con la maglia del Carpi, con la quale realizzerà 13 reti.

Acquistato dal Juniorcasale, giocherà con stabilità due campionati di Serie C, realizzando rispettivamente 6 e 14 reti.

Le sue prestazioni in maglia nerostellata gli consentiranno di trasferirsi in Serie B, alla Ternana; esordendo tra i cadetti il 24 Settembre 1978, contro il Palermo.

A fine stagione tornerà in Serie C1, categoria nella quale diventerà uno specialista delle promozioni. Nella stagione 1979-1980 metterà a segno 10 goal con la maglia del Varese; l’anno successivo, invece, contribuira con 5 reti alla promozione della Cremonese.

Nell’annata successiva, 1981-1982, Ascagni passerà tra le file della Triestina Calcio: dove vi rimarrà per due stagioni, formando la memorabile coppia d’attacco titolare con Franco De Falco. Nella stagione seguente, porterà i rossoalabardati alla promozione, contribuendo alla causa con 6 reti.

Nell’ottobre 1983 lascierà i giuliani dopo un avvio di stagione negativo tra i cadetti, passando al Parma. Con i giallo crociati otterrà la sua quarta promozione in Serie B.

Passerà poi al Brescia, dove conseguirà 51 presenze in due memorabili stagioni che coincideranno con altrettanti salti di categoria: dalla Serie C1 alla B, nel 1985, e dalla B alla A, nel 1986.

Dopo un’annata allo Spezia, in Serie C1, deciderà di chiudere la carriera nel Fiorenzuola prima e nel Castelverde poi. Presso l’ultima ricoprirà anche il ruolo di allenatore.

 

 

 

 

 

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