01.06.2020 – 07.30 – S’immagini una nazione, la quale, travolta da un virus del quale ancora non se ne conoscono le dinamiche, sceglie di chiudersi in un progressivo lockdown. Dopo aver sconfitto l’emergenza pandemica, con valori di morti e contagi drasticamente scesi, la nazione scopre di essere rimasta isolata: i paesi confinanti hanno chiuso i confini, ostracizzano il turismo.
Dall’altro, s’immagini un’altra nazione, la quale egualmente colpita dalla pandemia, sceglie di mantenere aperti bar e ristoranti, negozi e aziende: sopravvivendo all’infezione in virtù dei comportamenti dei cittadini e di una bassa densità abitativa. Man mano che si avvicina l’estate la nazione si scopre isolata: i paesi vicini infatti la considerano un focolaio attivo e i suoi stessi dati evidenziano un contagio che solo a fatica inizia a retrocedere.
La prima nazione dell’esempio è l’Italia di questi ultimi mesi, fuoriuscita dal lockdown e alle prese con le manovre dell’Austria e della Croazia. La seconda nazione è la Svezia, la quale ha adottato una politica tesa a preservare più la libertà che la sicurezza. Il rifiuto di aver adottato politiche di quarantena adesso produce le sue conseguenze nella nazione svedese, giacché i paesi confinanti, Norvegia e Finlandia, rifiutano di aprire i propri confini, temendo di avere una recrudescenza del virus. Si raggiunge così un paradosso, perché la nazione che ha adottato alcune delle misure più severe in Europa a livello di libertà di movimento quale l’Italia, si ritrova altrettanto isolata della nazione, la Svezia, che scelto le politiche più permissive. In entrambi i casi, in realtà, conta la percezione del pericolo del Coronavirus: tanto la Norvegia, quanto ad esempio l’Austria temono un ritorno del contagio. Ragionamenti che si affiancano a un calcolo economico, volto a privilegiare i “propri” flussi turistici.
Il progressivo isolamento della Svezia giunge in questi ultimi giorni: gli stati del nord hanno informato il vicino di essere stato metodicamente escluso dalla riapertura dei confini e dal libero transito. Norvegia e Danimarca hanno infatti informato che riapriranno i reciproci confini a metà giugno, ma non agli svedesi; la Danimarca accoglierà inoltre i turisti dall’Islanda e addirittura dalla Germania, mentre la Norvegia si limiterà ad accogliere i soli danesi. Anche la Finlandia ha accennato di essere riluttante ad accettare svedesi in visita, temendo un contagio di ritorno. Il Ministro dell’Interno della Finlandia, Maria Ohisalo, ha avvertito che una riapertura dei confini non avverrà a breve: “Norvegia, Danimarca e Islanda sono riuscite a stabilizzare la pandemia. In Svezia la situazione rimane invece preoccupante“. Il tasso di morti da Coronavirus in Svezia è infatti quattro volte superiore alla Danimarca e dieci volte alla Norvegia. Mentre l’Unione Europea si prepara a riaprire i confini, si va così distruggendo il suo “analogo” scandinavo, l’Unione nordica dei passaporti, che risale al 1957 e include Norvegia, Svezia, Danimarca, Islanda e Finlandia. Come nel caso del confine italo-sloveno, la questione non è solo sanitaria, quanto economica: le regioni frontaliere svedesi stanno infatti soffrendo una forte crisi economica, essendo direttamente dipendenti dai clienti norvegesi o al di là dello stretto dai danesi.
Fonti: Politico.eu, Nordic neighbors say no thanks to Swedish tourists


