29.06.2020 – 09.12 – TIM, circa 1,2 milioni di dati sono stati rubati e rivenduti: un episodio estremamente preoccupante. Prima di raccontare l’accaduto, ricordiamo che la TIM era associata tradizionalmente ai servizi di telefonia mobile della Telecom Italia S.p.A., ma a partire da luglio 2015, il marchio TIM è utilizzato per l’intera offerta di telefonia fissa, mobile e Internet dell’azienda Telecom Italia, e diventa operativo il sito unificato di TIM che comprende le offerte e l’assistenza per tutta la gamma di comunicazioni, compresi i telefoni fissi e le connessioni a Internet.
Il 26 giugno, venerdì scorso, il GIP di Roma ha emesso 20 misure cautelari (13 persone ai domiciliari e 7 con obblighi di dimora); tra chi è stato colpito dal provvedimento spiccano alcuni dipendenti infedeli della stessa compagnia, che si sono resi protagonisti di furto dei dati personali (nome e cognome, numero di telefono e indirizzo) degli utenti telefonici. È stata Telecom Italia stessa a depositare la denuncia, dopo aver riscontrato numerosi accessi abusivi ai suoi sistemi informatici); dalla denuncia è partita lo scorso febbraio l’indagine degli agenti del CNAIPIC (Centro Nazionale Anticrimine Informatico per la Protezione delle Infrastrutture Critiche) della Polizia postale affiancata dalla procura di Roma. I dati venivano rubati quasi ogni anno, con la complicità dei tecnici (operatori e manutentori) che avevano accesso fisico alla banca dati; questi dati venivano poi rivenduti agli intermediari di commercio e ai Call center, in pacchetto oppure per nominativo, per circa tre centesimi di euro ciascuno. Le indagini, a quanto sembra, si stanno estendendo anche verso le compagnie multiservizi (acqua, luce e gas) per verificare eventuali usi illeciti.
[c.a.]


