5.6.2020 – 09.00 – Italia, Europeo di Calcio 1968, le squadre iscritte sono 31, divise in 8 gironi di qualificazione; la nostra Nazionale, opposta a Svizzera, Cipro e Romania passa il turno senza troppe difficoltà e, dopo aver raggiunto la semifinale ed aver eliminato l’Unione Sovietica (vittoria sorteggiata con il lancio della monetina, in seguito ad un pareggio sul campo), dovette fare i conti con la squadra considerata ‘’da battere’’; la Jugoslavia, la quale, in semifinale era riuscita a sconfiggere senza esitazioni i campioni del mondo in carica dell’Inghilterra. L’8 Giugno, allo Stadio Olimpico di Roma, si terrà quella che passerà alla storia come ‘’la prima finale’’, in quanto, in seguito ad un risicato 1 a 1, ottenuto giocando anche i tempi supplementari, a causa dell’assenza dei calci di rigore (verranno introdotti solo due anni più tardi), fu considerata da rigiocarsi interamente, nell’arco di 48 ore.
La ”Prima Finale”:
La formazione italiana scese in campo senza il suo fuoriclasse, fresco di pallone d’oro, Gianni Rivera, infortunato, mentre, tra le schiere jugoslave, il grande assente fu il centrocampista Ivica Osim. Mister Ferruccio Valcareggi rimodulò quindi la rosa, inserendo Pietro Anastasi al posto di Sandro Mazzola e Ernesto Castano al posto di Sandro Salvadore. Il ruolo di numero dieci, di Rivera, invece, fu assegnato a Giovanni Lodetti.

La Jugoslavia, scesa in campo agguerrita sulle ali dell’entuasiasmo per aver eliminato i campioni del mondo britannici, condusse subito il gioco rendendosi piuttosto pericolosa a ridosso dell’area di rigore, mettendo alle corde gli azzurri con un gioco fitto di trame e con gli avvelenati spunti del bomber Dragan Dzajic, il quale, al 38° minuto gelerà l’Olimpico mettendo a segno un gol dagli undici metri, giunto in seguito ad un’azione concitata mal interpretata dagli estremi difensori azzurri. L’Italia, così messa in campo, non piacque e l’assenza di Riva si fece sentire tutta. Il povero Domenghini troppo in disparte sulla fascia, non riuscì a costruire nessuna azione pericolosa mentre in attacco né Prati né Anastasi trovano gli spazi per superare l’arcigna retroguardia avversaria. Il gol del vantaggio Jugoslavo, aveva stordito gli azzurri, ma anche gli slavi stessi, i quali, invece di cercare il colpo del definitivo KO, decisero di fare ‘’melina’’ in attesa della fine dell’incontro, mandando in scena un vero e proprio spettacolo circense all’insegna dei passaggi di palla tra compagni. Al 78’ del secondo tempo, Angelo Domenghini su calcio di punizione, indovinerà l’angolo giusto attraverso una faglia formatasi nella barriera, riaprendo la partita e aggiornando il parziale con il risultato di 1 a 1. L’incontro si protrarrà fino ai supplementari, dopo i quali, terminerà con lo stesso risultato. Per eleggere un vincitore, quindi, la partita si sarebbe dovuta ripetere entro due giorni.
La ”Seconda Finale”:
Il 10 Giugno, allo Stadio Olimpico di Roma, andò in scena la cosiddetta ‘’Seconda Finale’’. Consapevole dell’ardore e dell’audacia degli avversari, mister Valcareggi inserirà nella formazione titolare Riva, Salvadore, Rosato, De Sisti e Mazzola, provando il tutto e per tutto.

Nella seconda finale, non ci fu storia. La formazione italiana, infatti, studiata ad hoc dopo la lezione presa nella partita precedente, sembrò essere un’altra squadra, decisamente meglio organizzata; tanto nella componente fisica quanto in quella tecnica. A Mazzola, fu assegnato il ruolo di ”10 tuttocampista” mentre, a Riva, quello di ”centravanti di sfondamento”, chiamato ad aprire gli spazi e creare avanzate ordinate e incisive.
Due reti, una di Riva e una di Anastasi posero la parola fine sulla storia dell’incontro già nella prima frazione di gioco, risepttivamente al 12′ e 31′ minuto. Il resto della partità, come ogni big match che si rispetti, sarà sofferto ma il vantaggio non fu mai messo in discussione. Dopo i tradizionali 90 minuti regolamentari, l’incontro volse al termine e l’Italia potè alzare il suo primo trofeo da Campione d’Europa’’. Sarà la terza squadra nazionale ad aggiudicarsi il prestigioso trofeo, dopo l’URSS nel 1960 e la Spagna nel 1964.


