Scontrini pesanti: le imprese in difficoltà aumentano i prezzi al consumo

05.06.2020 – 16.29 – Gli aumenti negli scontrini tradiscono le difficoltà delle imprese. La riapertura della attività commerciali ha portato rincari e scontrini più pesanti per i consumatori in diversi settori; per citare alcuni esempi, dai due ai sei euro in più per i parrucchieri, un euro e mezzo in più per il lavaggio dell’auto, e sono cresciuti anche i prezzi per le visite dentistiche. Fortunatamente, nel settore alimentare, il costo di molti prodotti sta tornando ai livelli pre-emergenza, con alcune eccezioni come la frutta proveniente dal sud America, a causa della crisi sanitaria che adesso sta colpendo duramente quella parte del globo. Questi aumenti, stando a chi li ha praticati, sono dovuti in parte alla scarsità di alcune merci e in parte alle spese rese necessarie dalle nuove disposizioni per la sicurezza sanitaria. Altresì, stando ad uno studio promosso dall’ufficio studi della Confartigianato di Udine, i maggiori costi per garantire la salute e la sicurezza dei clienti in questa fase di emergenza sono stati scaricati sul prezzo finale solo da un artigiano su dieci, mentre circa il 60 per cento degli imprenditori ha scelto di non aumentare i prezzi accettando una contrazione dei margini di profitto, infine poco più del 30 per cento non ha ancora ritoccato i prezzi ma sta ancora valutando la sostenibilità economica di questa scelta.

Gli aumenti sono un forte campanello d’allarme delle difficoltà economiche che il periodo di lockdown ha causato a molte imprese, ovvero un miliardo e 200 milioni di euro di perdite a livello regionale, solo per le imprese artigiane, dei quali 600 milioni nella sola provincia di Udine. Inoltre, stando a Graziano Tilatti, presidente di Confartigianato Udine e Friuli Venezia Giulia, “Il dato più preoccupante che emerge da questa fotografia è quello relativo alla previsione sul fatturato. Stando a quanto dichiarato dalle imprese infatti la perdita in termini di volumi d’affari per il 2020 in provincia di Udine sarà di ben il 35 per cento quest’anno, che tradotto in euro significa 600 milioni in meno rispetto al 2019 e ben 1,2 miliardi se proiettiamo il dato a livello regionale, con un calo medio di oltre 40mila euro per azienda”.
Stando alle risposte fornite allo studio, sono le imprese del comparto artistico e moda a patire maggiormente, con una perdita di fatturato pari a poco meno della metà rispetto all’anno scorso; seguono quelle attive nei settori di manifatture e subforniture con un calo del 44 per cento, le autoriparazioni, i trasporti e gli impiantisti con cali di poco superiori al 40 per cento. Viceversa, il calo più contenuto si registra nell’alimentare, che perde poco meno di un quarto del fatturato.
La perdite sono legate non solo all’ambito, ma anche alla durata delle chiusure. Il 64 per cento degli artigiani aveva infatti già riaperto prima del 18 maggio; il 30 per cento, comprese le realtà che potevano operare solo per asporto o a domicilio, ha alzato le serrande dal 18 maggio, mentre il 4 per cento non ha ancora riaperto in parte per via sia del mercato ristrettosi considerevolmente a causa dell’emergenza, sia per la necessità di adeguarsi alle nuove misure di sicurezza. Tra chi ha potuto riaprire già prima del 18 maggio, il calo di fatturato registrato da inizio emergenza ad oggi è stato di poco inferiore al 50 per cento, mentre per le aziende che hanno appena riaperto è poco superiore al 30 per cento.

A causa di tutto ciò, si moltiplicano gli interventi delle autorità locali per il rilancio
dell’economia. A Pordenone, l’Osap è stata azzerata, sono state ridotte Tari e Imu per le
attività commerciali e sono stati introdotti sostegni per le aree verdi, la scuola e il sociale. A
Gorizia invece si è scelto di ridurre o, in alcuni casi, azzerare l’imu per famiglie e imprese. Da giugno a ottobre saranno chiusi al traffico i borghi di Gemona, Poscolle e Aquileia cosicché dal venerdì alla domenica bar, ristoranti e negozi possano occupare la strada con sedie, tavolini o stand. In conclusione, siamo in un momento delicato per l’economia e l’aumento dei prezzi è solo il segno più evidente di una difficoltà profonda, la cui entità diventerà evidente pienamente solo nei prossimi mesi. Un periodo delicato nel quale gli aiuti pubblici, la capacità di adattamento delle imprese e il comportamento dei consumatori giocheranno tutti un forte ruolo per la sopravvivenza di molte realtà economiche.

[a.z.]

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