01.06.2020 – 18.14 – Ti ricordi quand’eri bambino, già disteso a letto nel buio della tua cameretta, mentre attendevi che la mamma o il papà venissero a darti la buonanotte Ricordi d’infanzia. E se oggi, a darti la “buonanotte”, venisse un boss della criminalità organizzata, staresti altrettanto tranquillo? Gli chiederesti un bicchiere d’acqua?
La vicenda si svolge in regime di “carcere duro”, il famoso regime “41-bis” cui vengono sottoposti alcuni carcerati. In cosa consiste il “carcere duro”? Per alcuni detenuti, incarcerati per reati gravissimi di criminalità organizzata, terrorismo, e altro, non si applicano le normali regole di detenzione, ma si applica un regime più severo di isolamento, in modo che non possano comunicare con le organizzazioni di cui fanno parte. Il “carcere duro” consiste principalmente in un totale isolamento nei confronti degli altri detenuti. Il detenuto è situato in una camera di pernottamento singola e non ha accesso a spazi comuni del carcere. L’ora d’aria è limitata e avviene anch’essa in isolamento. Il detenuto è costantemente sorvegliato da un reparto speciale del corpo di polizia penitenziaria il quale, a sua volta, non entra in contatto con gli altri poliziotti penitenziari. Ci sono poi limitazioni dei colloqui con i familiari e ulteriori restrizioni. Con ciò si vogliono impedire le comunicazioni di questi detenuti con le organizzazioni criminali operanti all’esterno, in modo da evitare il verificarsi di ulteriori delitti e garantire la sicurezza e l’ordine pubblico anche fuori dalle carceri.
Accade che un boss, sottoposto a “carcere duro”, andando a dormire augura la buonanotte ad altri detenuti. Ma questo saluto sembra violare l’articolo 41-bis dell’Ordinamento Penitenziario che prevede l’impossibilità di comunicare tra detenuti di diversi gruppi e che vieta quindi ogni forma di dialogo e comunicazione tra loro. Scatta una sanzione nei confronti del boss, il quale la impugna. E il Tribunale di Sorveglianza gli dà ragione, osservando che il divieto di comunicazione serve ad evitare uno scambio di notizie; il mero saluto è, invece, una forma espressiva neutra, che non contiene nessun tipo di informazione. Contro la decisione favorevole al boss, il Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria fa ricorso alla Corte di Cassazione osservando che il divieto è finalizzato a impedire comunicazioni con propri sodali e che per “comunicazione” deve intendersi ogni forma di contatto, il quale può consistere anche nel saluto, nel gesto, nelle movenze e in ogni forma di comunicazione che ben può contenere un messaggio occulto. Ma anche la Cassazione dà ragione al boss: il semplice saluto deve considerarsi di natura neutra, nel senso che non vi è modo di cogliere una particolare informazione trasmessa in quel modo: in definitiva, è un atto privo di un vero e proprio intento comunicativo (o almeno, diverso da quello evidente). Non essendo individuabile una forma di comunicazione occulta o comunque fraudolenta, il saluto viene pertanto ritenuto lecito.
In conclusione, se una sera, mentre sei a letto, un boss della criminalità dovesse venire a darti la “buonanotte”, non preoccuparti: ciò non violerebbe alcuna norma del regime di “carcere duro”. (Cassazione Penale sentenza n. 16244/2020).
[g.c.a.]


