25.06.2020 – 12.25 – Secondo i dati riportati dall’Ispettorato del Lavoro sono in tutto 37.611 le neo-mamme che si sono dimesse dal proprio posto di lavoro nel corso del 2019, a fronte di 13.947 dimissioni della controparte maschile.
In tutto, sono stati emessi 51.558 provvedimenti, si legge nel rapporto, con un “leggero” incremento sull’anno prima (+4%). E, “come di consueto la maggior parte ha riguardato le madri”; è così nel 73 per cento dei casi.
Nelle quasi totalità si tratta di dimissioni volontarie (49 mila), elemento che tuttavia non sana l’annosa questione riguardante la conciliazione della vita famigliare con quella lavorativa e che, nella maggior parte dei casi, si ripercuote sulla carriera lavorativa delle donne. Tra le motivazioni indicate (in quasi 21mila casi), infatti, vi è proprio la difficoltà nel “conciliare l’occupazione lavorativa con le esigenze di cura della prole”; in particolare tale criticità si riscontra nel caso in cui non vi sia la presenza di un supporto da parte di nonni e parenti, o ancora, se il costo di asili nido o baby sitter risulta essere troppo elevato.
Tuttavia, va sottolineato come alla difficoltà di conciliazione dei tempi tra lavoro e famiglia, si accompagna anche un’altra spiegazione (per oltre 20mila casi), ovvero “il passaggio ad altra azienda“, elemento che potrebbe suggerire uno spostamento verso imprese che agli occhi del lavoratore offrirebbero condizioni maggiormente favorevoli.
Infine, un ulteriore dato che potrebbe indicare una criticità da parte dei datori di lavoro nell’agevolazione dei dipendenti verso la conciliazione tra il ruolo di genitori e la prosecuzione dell’attività lavorativa è l’accettazione di solo il 21 per cento delle richieste per lavoro part time, presentate da lavoratori con figli piccoli. Come rileva il rapporto, su 2.085 richieste ne sono state infatti accolte 436; in soli due casi su dieci c’è quindi il via libera.
(Fonte Rainews)


