21.06.2020 – 09.08 – Chiude, dopo un secolo di pubblicazioni ininterrotte, il settimanale della Diocesi di Trieste, Vita Nuova. Il giornale era stato una presenza costante nella vita dei fedeli triestini dal 1920 e con l’eccezione degli anni della Seconda Guerra Mondiale e dell’occupazione Jugoslava non aveva mai interrotto le sue (puntuali) pubblicazioni.
Il numero della prossima settimana, in uscita venerdì 26 giugno, sarà l’ultimo: il vescovo stesso Giampaolo Crepaldi e il responsabile unico della società della testata, Alessandro Amodeo, lo hanno comunicato al direttore don Paolo Rakic e ai cinque dipendenti, rispettivamente una dipendente di redazione, due giornaliste part time e due dipendenti che assolvevano ruoli “tecnici”. Senza dimenticare la platea di collaboratori freelance.
Il lockdown e la conseguente impossibilità per le parrocchie di acquistare il giornale e a sua volta rivenderlo ai fedeli ha rappresentato il colpo di grazia per un giornale che faticava da tempo. Il Piccolo, che ha riportato la notizia, scrive che “Non ci sono conferme sull’entità del “buco”, se non che si attesterebbe nell’ordine delle centinaia di migliaia di euro“. La redazione godrà di 14 settimane di cassa integrazione, a cui seguiranno le ferie; la società responsabile della testata era Vita Nuova Srl.
Vita Nuova non aveva mai venduto nella quantità necessaria per supportarsi autonomamente, che fosse attraverso le diocesi o attraverso gli abbonamenti; a ciò si era aggiunta la situazione di lockdown con l’impossibilità di pubblicare nel formato cartaceo.
Un dramma? Certamente, ma non va dimenticato come Vita Nuova, a differenza di tanti piccoli giornali che devono cercare di sopravvivere con le proprie forze, ricevesse quote di finanziamenti pubblici, spesso al centro di accese polemiche.
Se all’emergenza Covid-19 non si fosse affiancata la crisi economica, il vescovo avrebbe invitato i sacerdoti delle parrocchie ad acquistare più copie per supportare la testata, ma allo stadio attuale le parrocchie sono a loro volta in difficoltà; e pertanto non è rimasto che chiudere il giornale.


